I GIGANTI DELLA SILICON VALLEY SPIEGATI DA UN SOCIOLOGO ISLAMICO DEL XIV SECOLO: APPLE E MICROSOFT SECONDO KRUGMAN

Edoardo Segantini per "Corriere della Sera"

Un grande osservatore ha la vista lunga. Prendete il Nobel Paul Krugman, che, in un articolo sull'International Herald Tribune, ipotizza il declino degli «imperi digitali». Il suo ragionamento parte dalle dimissioni di Steve Ballmer da numero uno di Microsoft, un evento che gli fa venire in mente due cose lontanissime tra loro come le «esternalità di rete» e l'antico filosofo Ibn Khaldun.

Intorno al 2000, scrive Krugman, Microsoft si assicurò il dominio sui mercati grazie alla diffusione planetaria del suo prodotto base - Windows - e al peccato di superbia dell'avversaria Apple, che confidò nella qualità superiore trascurando le «esternalità di rete», cioè il fatto che il prodotto di Bill Gates, magari meno «elegante», costava di meno ed era usato da tutti.

Poi si rovesciarono le parti: negli anni successivi Steve Jobs di Apple ebbe alcune «intuizioni» clamorose, dall'iPod all'iPhone, a proposito del quale Steve Ballmer di Microsoft nel 2007 sentenziò che avrebbe ottenuto solo spazi marginali. Come fu possibile una tale cecità? Per spiegarlo, Krugman tira in ballo lo studioso islamico del XIV secolo, considerato il sociologo ante litteram del mondo arabo, berbero e persiano.

Secondo Ibn Khaldun nell'ascesa e caduta delle dinastie esiste un ritmo: le tribù del deserto, impavide, aggressive e socialmente coese, spazzano via i regimi più civilizzati, corrotti e molli, a cui, col tempo, finiscono per assomigliare, diventando a loro volta preda di nuovi barbari.

Gli ex «barbari» di Apple sono l'odierno monopolio dell'informatica mobile che Microsoft disprezzò, o non capì, o non capì in tempo. Ma, a loro volta, devono, e sempre più dovranno, affrontare avversari più motivati e agguerriti di loro. In un processo, feroce e vitale, di distruzione creatrice, in cui le roccaforti monopolistiche, prima o poi, vengono prese d'assalto.

Intanto però durano, spesso in un lunghissimo tramonto, accumulando ricchezza e potere, non sempre a favore dell'innovazione. Ciò è stato vero ieri per Microsoft (peraltro ancora salda nonostante i flop) e può esserlo oggi per Apple, Google e gli altri imperi digitali.

 

BILL GATES E STEVE JOBSBILL GATES E STEVE JOBS

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