A QUANDO LA FRATTURA BERSANI-RENZI? - INVECE DI TACERE DOPO LA SCOPPOLA ELETTORALE, I CULATELLO-BOYS ATTACCANO DI NUOVO IL ROTTAMATORE -

Raffaello Masci per "la Stampa"

«Chi ha seguito i lavori della Direzione nazionale del Pd sa bene che il tema del finanziamento ai partiti è ben compreso negli otto punti approvati all'unanimità». La nota con la quale il partito democratico replica a Matteo Renzi che aveva proposto l'abolizione del finanziamento pubblico tout court, non è ufficiale, ma sa lo stesso di scomunica. Il sindaco di Firenze si è preso una tirata di orecchi e con questo si sono riaperte le ostilità interne al partito in vista delle primarie probabili in caso di elezioni anticipate.

La questione dei finanziamento pubblico dei partiti è diventato il pomo della discordia all'interno del Pd. Sia Bersani che Renzi sono per rivedere questa materia, ma mentre il primo (il segretario) è per una revisione all'interno di una norma più generale sui partiti che preveda comunque un sostegno economico pubblico, il secondo (il sindaco di Firenze) è per l'abolizione del finanziamento, punto e basta.

La controversa era nell'aria fin da mercoledì scorso, quando c'è stata la Direzione del partito, ma è scoppiata sabato sera, a «Che tempo che fa» quando Renzi ha specificato il suo totale dissenso con la segreteria su questo punto. Mercoledì Renzi, com'è noto, aveva lasciato l'assise del partito senza prendere la parola. La questione del finanziamento, così come proposta da Bersani, non gli era piaciuta e poneva l'esigenza che su questo si confrontassero gli eletti in parlamento.

Il Segretario, nella replica alla fine della Direzione, aveva chiarito il suo punto di vista sulla materia: «Dichiaro l'assoluta disponibilità ad un superamento dell'attuale sistema di finanziamento dei partiti - aveva detto - ma lo mettiamo in connessione con il funzionamento democratico dei partiti».

Riforma del finanziamento sì - è l'idea del segretario - abolizione totale no. Come peraltro si dice nei famosi otto punti della piattaforma votata dalla Direzione, dove si parla di «Legge sui partiti con riferimento alla democrazia interna, ai codici etici, all'accesso alle candidature e al finanziamento».

Questo è il quadro della controversia sabato sera, quando Matteo Renzi è ospite di Fazio e rende evidente tutto il suo dissenso: «Se Bersani agli otto punti aggiungesse l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti non farebbe alcun atto di demagogia ma di serietà». La disputa ormai è chiara e la questione è diventata terreno di conflitto. Al punto che Stefano Fassina, vessillifero del bersanismo, dà una lavata di capo al recalcitrante Sindaco: «Renzi mostra scarso rispetto per la comunità di cui fa parte - dice - e cavalca spregiudicatamente l'antipolitica, provando a ridicolizzare il Pd in una situazione certamente difficile».

«Proporre di ascoltare i neo eletti come chiede Renzi - replica il parlamentare renziano Ernesto Carbone - è forse per Fassina mancanza di rispetto?». Anche Arturo Parisi (da sempre contro il finanziamento pubblico) invoca chiarezza. «A questo punto, se si profilasse un ritorno alle urne - aggiunge la deputata amica del Sindaco, Simona Bonafé - Renzi rientrerebbe in pista con nuove primarie. E penso che sarebbe molto opportuno».

 

STEFANO FASSINA jpegMATTEO RENZI CON LA MANO NELL'OCCHIOPierluigi BersaniPIERLUIGI BERSANI

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