RASTA LA VICTORIA, SIEMPRE! - ZIGGY MARLEY, IL FIGLIO DEL LEGGENDARIO CANTANTE REGGAE BOB, PARLA DEL BIOPIC SUL PADRE (PRODOTTO DA BRAD PITT E SUPERVISIONATO DALLO STESSO ZIGGY): "DOVEVAMO REALIZZARE UN FILM HOLLYWOODIANO SUL PERSONAGGIO MENO HOLLYWOODIANO DELLA STORIA DELLA MUSICA" - "ANCHE LA RICERCA PER L'ATTORE È STATA DURA: VOLEVAMO QUALCUNO CHE CI METTESSE EMOTIVAMENTE IN CONTATTO CON BOB. L'UNICA COSA CHE NON SI PUO' REPLICARE È…" - VIDEO

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Estratto dell'articolo di Giuseppe Videtti per Il Venerdì- Repubblica

 

ziggy marley 6

Il 6 febbraio scorso Bob Marley (1945-1981) avrebbe compiuto 79 anni. E siamo sicuri che, fosse sopravvissuto a quel maledetto melanoma, non starebbe a dondolarsi sul patio della casa di Kingston, in Giamaica, ad ascoltare vecchi dischi di reggae. […] Bob oggi ne avrebbe avute più di ieri di storie da cantare, di situazioni da deprecare, di signori della guerra da condannare, di africani da consolare, di rifugiati da incoraggiare.

bob marley: one love. 7

 

[…]  Per anni la sua numerosa famiglia, con a capo la matriarca Rita, ha accantonato l'idea di un film sulla musica e le gesta sul leggendario capofamiglia, fino a quando, recentemente, ha preso in mano la situazione e ha fattivamente collaborato a un biopic, Bob Marley: One Love, che sarà nelle sale italiane dal 22 febbraio distribuito dalla Paramount e prodotto da Brad Pitt.

 

bob marley e il figlio ziggy

[…]  «Qui l'operazione era assai complicata, si trattava di realizzare un film hollywoodiano sul personaggio meno hollywoodiano della storia della musica», ci dice Ziggy Marley, in collegamento via Zoom, il 55enne figlio di Bob che aveva tredici anni all'epoca della morte di suo padre, ma già suonava e cantava con fratelli e sorelle nella teen-band dei Melody Makers.  […] Ziggy, che è stato il figlio che più degli altri dodici ha supervisionato ogni dettaglio dell'opera, è entusiasta della prestazione del protagonista Kingsley Ben-Adir […]

 

[…] In che modo lei e la sua famiglia avete supervisionato la produzione di One Love?

«Ho partecipato direttamente alla sceneggiatura, ma la maggior parte del lavoro è stata fatta durante le riprese; credo sia un modo piuttosto singolare di procedere, ma è stato stimolante e proficuo: creare mentre stavamo creando, cercando di mettere a punto ogni singolo dettaglio, il dialetto giamaicano, la tipica inflessione di Bob, il suo modo peculiare di gesticolare e di muoversi. Non avevamo bisogno di mediatori, conosco meglio di chiunque altro la storia di Bob, e con me c'erano anche Neville Garrick, amico e collaboratore di mio padre (morto lo scorso novembre, ndr), e mia madre, che come corista delle I-Threes ha seguito i Wailers in tour ovunque».

 

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[…] Prevedibilmente, il film non indugia sulle ripetute infedeltà coniugali e i dettagli intimi, tuttavia Ben-Adir riesce benissimo a incarnare il sex symbol che esaltava il potere del performer e che fece strage di cuori (non solo una Miss Mondo – Cindy Breakspeare, la madre di Damian Marley – ma anche l'algida Anna Wintour, dichiarò di averci fatto un pensierino; e c'è chi giura che, quando Marley lavorava a Londra e lei non era ancora volata in America per dirigere Vogue, i due si fossero dileguati per una fuitina romantica).

 

Confesso che, da fan, ero terrorizzato all'idea di vedere in scena una brutta copia di Bob…

kingsley ben adir bob marley

«…Anch'io come figlio, ma devo dire che Ben-Adir mi ha convinto davvero fin dal primo ciak; non mi sono mai trovato a pensare: oddio, ma questo chi è, che sta facendo, che c'entra con mio padre? Calarsi nei panni di un personaggio è il ruolo dell'attore, e Kingsley ha messo a frutto la sua arte. Non so esattamente quanti ne abbiamo provinati prima di lui, un numero impressionante, attori da ogni parte del mondo. Abbiamo cominciato cercando in Giamaica, ma poi ci siamo resi conto che avevamo bisogno di un grande attore, qualcuno che ci conquistasse con il suo magnetismo e che rendesse credibile il personaggio, così abbiamo allargato la ricerca. Non bastava che camminasse come Bob, che parlasse come Bob, che si muovesse come Bob, volevamo qualcuno che ci mettesse emotivamente in contatto con Bob».

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Ci sono parti in cui Ben-Adir canta con la sua voce?

«Ah ah ah ah! Ma le pare? Non credo che qualcuno possa cantare come Bob. Sarò sincero: volevamo che in questo film ci fosse in qualche modo anche lui, perché sapevamo che la potenza di quelle canzoni avrebbe notevolmente alzato la soglia delle emozioni».

 

[…]

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L'azione del biopic si concentra su tre anni cruciali e drammatici della carriera di Bob Marley & The Wailers, dal 1976 al 1978: l'attentato nella villa di Kingston, in cui tra gli altri rimasero feriti sia lui che la moglie Rita, il concerto Smile Jamaica, pochi giorni dopo, dove nonostante i rischi decise di partecipare, l'autoesilio a Londra per incidere […], il trionfale tour europeo (che l'avrebbe portato allo stadio San Siro di Milano il 27 giugno 1980, davanti a migliaia di persone), la visita in Etiopia e il concerto in Zimbabwe.

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 Infine, quando già gli era stato diagnosticato il tumore, il rientro in patria per quel leggendario concerto al National Stadium di Kingston in cui costrinse gli acerrimi rivali dei due principali partiti politici (Michael Manley del PNP ed Edward Seaga del JLP) a stringersi la mano sul palco durante una versione di Jamming da cardiopalmo. […]

bob marley e il figlio ziggy

 

Aveva tredici anni quando suo padre morì. È stata una figura ingombrante per lei come artista?

«Vede, mio padre è mio padre, ma allo stesso tempo è mio fratello, aveva trentasei anni quando è morto. Ho semplicemente accettato che diventasse la mia guida spirituale, oltre che musicale. Da bambino ero sempre con lui. Partecipavo a quelle cerimonie religiose, ero un bambino rasta, noi abbiamo una filosofia diversa per quanto riguarda le cose materiali. Ora che non c'è più, è un fratello rasta. Questo insegna la nostra filosofia».

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 Ha inserito nel film qualche retroscena che il mondo non conosceva?

«Ci sono dettagli della vita familiare, insieme al suo spiccato senso dell'umorismo. Gli piaceva giocare a football, divertirsi e far divertire gli altri. Alla fine, credo che questo sia un film molto personale e intimo, non sulla leggenda ma sull'essere umano. La musica è grandiosa, ma ciò che ha trasformato mio padre in una sorta di eroe è il fatto di essere riuscito a stabilire un rapporto personale, confidenziale direi, con ogni singolo ascoltatore, trasformandosi in una sorta di guida spirituale. Tutti, a vario titolo, si sono sentiti parte della sua famiglia. Qui non si tratta di una superstar, ma di un uomo speciale in grado di parlare alla gente e trasmettere valori come pochi hanno saputo fare».  […]

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