“IL FUNERALE DI ELISABETTA? UN MASTERPIECE DEGNO DEL TEATRO ELISABETTIANO” – NIOLA: “LE VICENDE DELLE TESTE CORONATE RESTANO IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO DEL MONDO. SONO L'ORIGINE STESSA DEL TEATRO CHE NASCE PROPRIO PER RACCONTARE STORIE DI REGINE E RE CHE HANNO SEMPRE DUE CORPI. UNO MORTALE L'ALTRO IMMORTALE. QUELLO FISICO CHE MUORE. MENTRE IL CORPO POLITICO TRASCENDE LA CARNE DEL MONARCA IN QUANTO RAPPRESENTA IL POTERE…” - VIDEO
-Marino Niola per “la Repubblica”
Se esiste un aldilà, allora ieri sera Shakespeare è certamente andato a congratularsi con la regina Elisabetta II. Che si è congedata dal mondo trasformando il suo funerale in una lezione magistrale sulla regalità. Un masterpiece degno del teatro elisabettiano. Le vicende delle teste coronate restano, infatti, il più grande spettacolo del mondo. Di fatto, sono l'origine stessa del teatro che nasce proprio per raccontare storie di regine e re. Cioè di personaggi che non rappresentano solo se stessi, il singolo individuo, ma incarnano un popolo intero.
Perché in realtà i sovrani hanno sempre due corpi. Uno mortale l'altro immortale. Uno reale l'altro regale. Quello fisico, che nasce, invecchia, muore. Mentre il corpo politico trascende la carne del monarca in quanto rappresenta il potere. The king as king can never die , il re in quanto re non può morire. Era la formula rituale dell'antica monarchia inglese che consacrava l'essenza divina della sovranità e di chi ne è il detentore pro tempore.
E perfino nel mondo moderno, dove la vera sorgente dell'autorità sono le costituzioni e i parlamenti, la regalità conserva un'aura remotamente sacrale. In effetti nei cerimoniali monarchici il ricorso massiccio al rito e ai simboli serve proprio a scongiurare il vuoto di potere, lo stand by della sovranità. Come hanno mostrato questi undici giorni di lutto che in un certo senso hanno mantenuto Elisabetta al centro della rappresentazione. Di cui lei stessa è stata regista.
Trasformando le sue esequie in uno spettacolo con il mondo come platea, e il Regno Unito come palcoscenico.
Fino all'ultimo atto nella Cappella di St. George a Windsor, quando dal feretro della regina sono stati tolti i segni del comando. Lo scettro, il globo e la corona. Consegnati nelle mani del decano di Windsor in attesa di passare nelle mani e sulla testa di Carlo III nel giorno della sua incoronazione. Mentre il suono malinconico della cornamusa reale si perdeva nell'aria. In quel momento abbiamo visto in mondovisione Queen Elizabeth ridiventare semplicemente Lilibet.