"TRA DUE MESI E MEZZO, QUASI 1 IMPRESA SU 2 AVRÀ RIDOTTO LA PRODUZIONE" - L'ALLARME DEL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA, CARLO BONOMI: I RINCARI ENERGETICI HANNO MESSO IN GINOCCHIO LE IMPRESE ITALIANE E CIRCA UN TERZO DICE DI POTER CONTINUARE SOLTANTO PER 3 MESI - "IL GOVERNO SEMBRA NON COGLIERE LE STRAORDINARIE DIFFICOLTÀ DELL'ATTUALE SITUAZIONE. LA GERMANIA STA STANZIANDO 100 MILIARDI DI EURO PER SOSTENERE LE IMPRESE. NOI CON IL DEF STANZIAMO SOLO 5 MILIARDI…"

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Giusy Franzese per “il Messaggero”

 

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Troppo ottimismo nelle stime di crescita, il governo nel quadro delineato nel Def «sembra non cogliere le straordinarie difficoltà dell'attuale situazione ». Che è dovuta alla guerra in Ucraina, certo. Ma non soltanto. Perché già prima che Putin desse il via all'invasione, c'era il problema dei fortissimi rincari energetici con le maxi bollette, c'era il problema dei rincari di alcune commodity e anche quello della carenza di materie prime.

 

Problemi ancora irrisolti. E se pure la guerra, vivaddio, dovesse terminare a breve, gli impatti negativi si attenuerebbero ma non scomparirebbero. «Ed è per questo che continuiamo a ritenere insufficiente l'approccio di brevissimo periodo sinora seguito dal governo» e a chiedere una «risposta più robusta e duratura». Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in audizione presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato torna a criticare il Documento di economia e finanza e a pretendere misure più strutturali sul fronte energia.

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«La Germania - dice Bonomi - sta stanziando 100 miliardi di euro per sostenere le imprese attraverso linee di credito emergenziali, interventi sull'equity e sovvenzioni per compensare gli aumenti dei costi. Noi con il Def stanziamo solo 5 miliardi».

 

GLI STOP

Il rallentamento della produzione è già in atto, ma nel giro di un paio di mesi potrebbe diventare ancora più evidente: «Da una nostra indagine svolta su un campione di imprese associate emerge che oltre il 16% delle imprese ha già ridotto la produzione. E oltre 1/3 indica di poter continuare soltanto per 3 mesi senza sostanziali sospensioni.

 

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Quindi tra due mesi e mezzo, quasi 1 impresa su 2 avrà ridotto la produzione» dice Bonomi. Una situazione che in realtà non è solo dell'industria manifatturiera. Anche in agricoltura, lamenta a sua volta Coldiretti, i rincari energetici stanno mettendo in ginocchio le imprese: una su dieci è a rischio chiusura, il 30% sta già attualmente lavorando in perdita.

 

Per evitare che gli imprenditori - che Bonomi definisce «eroi civili» - siano costretti a gettare la spugna, Confindustria ha messo a punto un pacchetto di proposte che Francesca Mariotti, direttore generale dell'associazione di viale dell'Astronomia ha illustrato ieri in audizione sul decreto Energia.

 

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«Le dinamiche inedite dei prezzi, in particolare per il gas naturale che esibisce tassi di variazione a 4 cifre (+1.217% in media nel periodo del conflitto sul pre-Covid) e quello del Brent, che è a 3 cifre (+104%), misurano l'ordine di grandezza dello shock che sta colpendo l'attività economica. In questo contesto, il decreto-legge contiene misure, non ancora strutturali, volte a contenere i prezzi dell'energia e a fronteggiare questa situazione di eccezionale instabilità» spiega.

 

IL TETTO

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Al primo posto del pacchetto di proposte, Confindustria mette il tetto al prezzo dell'energia attraverso la «messa a disposizione dei settori industriali c.d. elettro-intensive di 25 Twh a un prezzo prestabilito, pari a 50 /Mwh» per un periodo di 2-3 anni. A loro volta le imprese si impegnano a spingere sulle rinnovabili. Tra le richieste anche «l'incremento delle agevolazioni per i settori energivori con riferimento alle componenti parafiscali della bolletta elettrica, prevedendo, per gli anni 2022 e 2023, un livello di contribuzione agli oneri generali di sistema, pari allo 0,5%».

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Accanto alle misure nazionali, Confindustria ritiene necessari anche interventi a livello europeo con l'obiettivo di arrivare a un «prezzo comune regolato del gas, che tuteli industria e occupati da manovre speculative e da condizioni economiche abnormi rispetto agli approvvigionamenti». Giusy Franzese