
PIRELLI: MILANO ADDIO O SOLAMENTE JIAO JIAO? - NELL’ULTIMO CDA DELLA BICOCCA È ANDATO IN SCENA UNO SCONTRO FURIOSO TRA LA MAGGIORANZA DEI CONSIGLIERI E IL PRESIDENTE CINESE JIAO JIAN (SINOCHEM, DIRETTAMENTE CONTROLLATA DA PECHINO, HA IL 37% DEL CAPITALE PIRELLI) - DOPO SETTE ORE DI SCAZZO SULLA PROPOSTA DEL CEO CASALUCI DI RINVIARE IL CDA DI UN MESE, JIAO È FINITO CLAMOROSAMENTE IN MINORANZA. MA HA CHIESTO CHE IL PROSSIMO CDA SI TENGA A PECHINO O HONG KONG – CON LA NUOVA NORMA DI TRUMP CHE PONE RESTRIZIONI ALLE TECNOLOGIE MADE IN CHINA, LA SCELTA DI DILUIRE IL PESO DI SINOCHEM AL 25% SI FA SEMPRE PIU’ URGENTE…
Giovanni Pons per “la Repubblica”
Il cda Pirelli di mercoledì 26 marzo si è concluso con un voto all’unanimità che rinvia di un mese, al prossimo 28 aprile, l’approvazione del bilancio 2024.
Ma arrivare a questa decisione non è stato facile: secondo quanto ricostruito da Repubblica ci sono volute ben sette ore in cui la discussione è ruotata intorno a un unico tema, il rinvio.
Fin dall’inizio della riunione, infatti, l’ad Andrea Casaluci ha proposto lo slittamento di un mese per cercare di trovare una soluzione ai problemi che erano sul tavolo evitando così uno scontro che avrebbe rischiato di rendere evidente una spaccatura.
Ma il presidente della Pirelli, Jiao Jian, che ha il compito di dirigere l’assemblea, non ha acconsentito alla proposta di Casaluci in quanto non era presente nell’ordine del giorno.
Un primo scambio di opinioni su questo punto, senza andare al voto, ha visto nove consiglieri su 15 favorevoli al rinvio, tra cui anche i due consiglieri indipendenti italiani indicati dall’azionista cinese Sinochem.
Mentre i sei di nazionalità cinese (tra cui quattro consiglieri indicati da Sinochem e due indipendenti) si sono mostrati contrari.
I problemi all’origine del contrasto tra azionisti italiani e cinesi all’interno dell’azienda milanese sono di due tipi ma collegati dal filo cinese.
Da una parte c’è il tema di come reagire alla nuova normativa americana che pone restrizioni alle tecnologie made in China per i “connected vehicles”, che potrebbe andare a colpire i Cyber Tyre di Pirelli. E compromettere così le vendite di pneumatici sul mercato americano, area che pesa fino al 40% sui ricavi della Bicocca.
Il secondo problema riguarda l’approvazione del bilancio 2024. Nel documento bisogna esplicitare chi controlla la società dopo le modifiche alla governance introdotte con il provvedimento Golden Power del giugno 2023. Ma su questo punto vi sono interpretazioni diverse.
I manager cinesi sostengono che in base all’articolo 93 del Tuf il controllo è ancora in mano a Sinochem. Il management italiano e il collegio sindacale, invece, seguendo le regole Ifrs 10, arrivano alla conclusione che non c’è più controllo da parte dei cinesi.
Ma è un punto su cui va presa una decisione, come ha detto anche la Consob. Con questi due argomenti che rischiano di spaccare il cda e mettere a rischio l’approvazione del bilancio, il presidente Jiao nel cda di mercoledì scorso ha preso tempo ostinandosi a non mettere in votazione il rinvio. Ha poi parlato con i suoi avvocati in Cina che però non erano preparati a questa evenienza.
Solo dopo sette ore Jiao ha accettato di mettere ai voti il rinvio che viene approvato all’unanimità perché tutti concordano sulla necessità di trovare una soluzione. Jiao in chiusura, però, rilancia, e propone di tenere il prossimo consiglio a Pechino o a Hong Kong.
È in questo clima non certo disteso che si comincia un mese di trattative serrate per cercare di arrivare a un accordo. Ma non sarà facile perché per adeguarsi alla normativa americana la partecipazione dei cinesi in Pirelli dovrebbe scendere sotto il 25%. Oppure si dovrebbero apportare ulteriori modifiche alla governance in modo che il socio cinese appaia alla stregua di un investitore finanziario.
Soluzioni che difficilmente Sinochem accetterà a meno che non sia costretta da un ulteriore intervento del governo attraverso lo strumento del Golden Power.