giancarlo giorgetti - foto lapresse

POVERO GIORGETTI: PROVA A SPIEGARE A MELONI E SALVINI CHE OGNI SPARATA DI TRUMP È UN DANNO ALL'ECONOMIA ITALIANA – IL RENDIMENTO DEI BUONI DEL TESORO È SCHIZZATO IN ALTO, SFIORANDO IL 4%. COLPA DEI DAZI AMERICANI E DELLE MANOVRE DEL TYCOON CON LE CRIPTOVALUTE PER RAFFORZARE IL DOLLARO CONTRO LE ALTRE MONETE – IL “DON ABBONDIO” LEGHISTA HA PRESO LE DISTANZE DALLA DUCETTA SUL PIANO DI RIARMO EUROPEO E DAL SUO SEGRETARIO SUL FILOTRAMPISMO: “DEVO PENSARE AL DEBITO DA RIFINANZIARE OGNI DUE SETTIMANE...”. E SPERA NELL'ARRIVO DI EUROBOND E DI CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO, COME AI TEMPI DEL COVID...

Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti foto lapresse 1

«Il ministro del Tesoro prima di ragionare su ciò che si potrebbe fare deve pensare al debito da rifinanziare ogni due settimane...» Roma, quartiere Trieste, università Luiss, sono le 19 di lunedì. In uno dei suoi non frequenti interventi pubblici, Giancarlo Giorgetti fa capire di trovarsi in una posizione pessima. Da un lato le mosse aggressive di Donald Trump in economia, dall'altro la Germania che butta alle ortiche il Patto di stabilità.

 

Nell'ultimo mese, complici le mosse della Casa Bianca e della cancelleria di Berlino, il rendimento dei Buoni del tesoro decennali ha sfiorato il quattro per cento, un livello che non si vedeva da giugno dell'anno scorso. Secondo le stime in mano al Tesoro, il solo annuncio della deroga alle regole europee costerà stabilmente tre miliardi di euro all'anno in più di interessi sul debito.

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini ancona

[...] Giorgetti non può permettersi di fare la ola al presidente americano come il suo leader Matteo Salvini. Ogni sillaba di Trump è un danno all'economia italiana: accade quando promette dazi stellari sulle eccellenze della manifattura, quando manovra le criptovalute per rafforzare il dollaro contro le altre monete di riserva, persino quando fa pressione sul capo della Federal Reserve Jerome Powell perché tagli i tassi di interesse.

 

Se c'è qualcosa che può frenare la spinta della Banca centrale europea a proseguire nella riduzione del costo del denaro, è il timore di importare inflazione dagli Stati Uniti. Se Powell cedesse alle richieste di Trump, i banchieri centrali tedeschi avrebbero buon gioco a contrapporsi a chi - come l'italiano Fabio Panetta - si batte perché i tagli proseguano.

 

DAZIAMI MA DI BACI SAZIAMI - MEME BY EMILIANO CARLI

Per Meloni e Giorgetti il contesto è di difficile lettura. Sulle prime alla premier la decisione dell'Europa di allentare i vincoli del Patto voluto un anno fa da Berlino era sembrata un'occasione da cavalcare. Per l'Italia quella che doveva essere una vittoria politica - lo scorporo delle spese militari dalle regole di bilancio – si sta rivelando un boomerang.

 

Lo testimonia la decisione della Meloni di aggiustare rapidamente il tiro della comunicazione. Basta ripercorrere i giorni successivi al vertice straordinario di inizio marzo: a caldo la premier commentò con entusiasmo, avanzando la richiesta di rivedere l'intero impianto delle regole, salvo ricredersi dopo aver fatto i conti con le conseguenze sui mercati di quella scelta e l'aumento dei rendimenti dei Btp.

 

Lo scontro consumato con Giorgetti nei giorni successivi - smentito ufficialmente da entrambi ma confermato da molti - nasce dalla difficoltà di sposare una linea che possa apparire coerente: «Con le sue uscite acritiche a favore di Trump, Salvini ha messo il dito nella piaga», ammette un esponente della maggioranza che chiede di non essere citato.

 

armi europa

Diceva lunedì sera Giorgetti: «Qualcuno chiamerebbe il problema del debito italiano un vincolo esterno, un tema che viene prima del rispetto di regole europee fatte per essere derogate. In passato l'hanno fatto francesi e tedeschi, in futuro lo faranno tutti perché alla prima revisione del nuovo Patto si mostreranno alcuni suoi limiti tecnici». Il ministro non può dire apertamente quel che pensa, ovvero che il Patto firmato un anno fa non c'è più e che per la maggioranza sarà una iattura.

 

Mai come in questo momento l'Italia è il vaso di coccio fra vasi di ferro. Fra il primo e il secondo vertice dei leader il piano europeo si è arenato nelle nebbie di Bruxelles, e per la premier è stata l'occasione di prendere tempo. Spiega una seconda fonte di governo: «Per una posizione chiara a questo punto aspettiamo fatti concludenti».

 

matteo salvini giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse

L'unico fatto concludente che farebbe tirare un sospiro di sollievo a Meloni e Giorgetti è una buona dose di debito comune e di contribuiti a fondo perduto come ai tempi della pandemia, ma Angela Merkel non c'é più e lo spirito europeista di Berlino è teso anzitutto a risolvere i problemi dei tedeschi.

giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni

DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA “UN’OPPORTUNITÀ” LA MANNAIA DEL DAZISTA TRUMP - DOVE È ANDATA A NASCONDERSI L’’’ANELLO DI CONGIUNZIONE’’ TRA AMERICA FIRST E L’EUROPA DEI "PARASSITI? A CHE È SERVITA LA SUA “SPECIAL RELANTIONSHIP” CON LO PSICO-DEMENTE DELLA CASA BIANCA CHE CINGUETTAVA: “MELONI È UN LEADER E UNA PERSONA FANTASTICA”? - CHE FOSSE TAGLIATA FUORI DAI GIOCHI, LA REGINA DI COATTONIA DOVEVA FICCARSELO IN TESTA QUANDO L’ALTRO GIORNO HA CHIAMATO URSULA PER SCONGIURARLA DI NON RISPONDERE CON I CONTRO-DAZI AL TRUMPONE. LA KAISER DI BRUXELLES LE HA RISPOSTO CON PIGLIO TEUTONICO CHE LA DECISIONE FINALE SULLA POLITICA COMMERCIALE DELL’UNIONE APPARTIENE SOLO A LEI. COME A DIRE: ‘A COSETTA NON T’ALLARGA’, QUI COMANDO IO! - ED ORA “IO SONO GIORGIA” SI TROVA A DOVER AFFRONTARE UNA GUERRA COMMERCIALE CHE TOCCA MOLTO DURAMENTE LA SUA BASE ELETTORALE, E NON SOLO QUELLA CHE VIVE DI EXPORT, COME AGRICOLTURA, LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE, I TESSILI. UN BAGNO DI SANGUE E, IN PROSPETTIVA, UNA CATASTROFE POLITICA…

donald trump matteo salvini

FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI CROLLANO PER LA TEMPESTA DEI DAZI SCATENATA DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CON PIAZZA AFFARI CHE PERDE IL 3,6%, IL LEADER DELLA LEGA HA PERSO LA VOCE, DOPO CHE PER SETTIMANE HA DIFESO A SPADA TRATTA LE FOLLI POLITICHE DEL TYCOON. SOLO DUE GIORNI FA AFFERMAVA CHE “IL VERO NEMICO PER LE AZIENDE ITALIANE NON È TRUMP MA LE FOLLI IMPOSIZIONI DI BRUXELLES”. E ORA? – LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE DEL NORD, CHE HANNO SEMPRE VOTATO LEGA, COSA FARANNO? DOMENICA AL CONGRESSO DEL CARROCCIO, SENZA SFIDANTI, SALVINI SARÀ CONFERMATO SEGRETARIO. MA PER IL TRUMPUTINIANO MATTEO SONO IN ARRIVO CAZZI AMARI...

pier silvio berlusconi marina giorgia meloni sergio mattarella antonio tajani matteo salvini

AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ TANTA URGENZA? NON C’ENTRANO SOLO GLI SCAZZI CON IL TRUMPUTINIANO SALVINI, LA CERTEZZA DI AVER RAGGIUNTO, NELLO STESSO TEMPO, L’APICE DEL CONSENSO E IL MASSIMO DISGREGAMENTO DELL'OPPOSIZIONE: MA ANCHE LA CONSAPEVOLEZZA, TRA DAZI E INFLAZIONE, DI UN PROSSIMO FUTURO ECONOMICO ITALIANO MOLTO INCERTO - E PRIMA CHE SOPRAGGIUNGA UN CROLLO DI CONSENSI, MEJO COGLIERE IL MOMENTO PROPIZIO, DA QUI ALLA PRIMAVERA 2026, PER CONSOLIDARE IL GOVERNO (SEMPRE CHE MATTARELLA DECIDA DI SCIOGLIERE LE CAMERE) – ALTRA ROGNA PER GIORGIA E' IL FUTURO DI FORZA ITALIA: I PARLAMENTARI CHE FANNO CAPO A MARINA BERLUSCONI SCALPITANO DA UN PEZZO PER UN GOVERNO PIU' LIBERAL ED EUROPEISTA. MA UN SOSTITUTO DELL'INETTO TAJANI NON SI TROVA (ANNI FA IL CAV. L'AVEVA INDIVIDUATO IN GUIDO CROSETTO) - L'ULTIMO FORTE STIMOLO CHE SPINGE LA PREMIER AD ANDARE AL VOTO NELLA PRIMAVERA 2026 POTREBBE ESSERE ANCHE QUESTO: SAREBBE UN GOVERNO MELONI NEL 2029 A GESTIRE IN PARLAMENTO L'ELEZIONE DEL NUOVO CAPO DELLO STATO (E L'UNDERDOG GIORGIA FRA DUE ANNI FESTEGGERA' QUEL MEZZO SECOLO NECESSARIO PER SALIRE SUL COLLE PIU' ALTO...) 

donald trump giorgia meloni economia recessione

DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA DURISSIMA AL GOVERNO MELONI ARRIVERA' DOMANI, QUANDO L'ECONOMIA ITALIANA SARÀ FATTA A PEZZI DAI DAZI DI TRUMP? - QUALCUNO HA NOTIZIE DEL FAMOSO VIAGGIO DELLA DUCETTA A WASHINGTON PER FAR CAMBIARE IDEA AL TRUMPONE? SAPETE DOVE E' FINITA LA “MERAVIGLIOSA GIORGIA” (COPY TRUMP), "PONTE" TRA USA E UE? SI E' DOVUTA ACCONTENTARE DI ANDARE DA CALENDA! E GLI ELETTORI INIZIANO AD ACCORGERSI DEL BLUFF DA “CAMALEONTE” DELLA PREMIER: FRATELLI D’ITALIA È SCESO AL 26,6%, E IL GRADIMENTO PER LA STATISTA FROM GARBATELLA È CROLLATO AI MINIMI DAL 2022 – IL PNRR A RISCHIO E LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ECONOMICO-FINANZIARIO ITALIANO...

ing banca popolare di sondrio carlo cimbri steven van rijswijk andrea orcel - carlo messina

DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO INVESTENDO IL MERCATO FINANZIARIO HANNO UN NUOVO PLAYER IN CAMPO: IL COLOSSO OLANDESE ING GROUP È A CACCIA DI BANCHE PER CRESCERE IN GERMANIA, ITALIA E SPAGNA - ED ECCO CHE SULLE SCRIVANIE DEI GRANDI STUDI LEGALI COMINCIANO A FARSI LARGO I DOSSIER SULLE EVENTUALI ‘’PREDE’’. E NEL MIRINO OLANDESE SAREBBE FINITA LA POP DI SONDRIO. SÌ, LA BANCA CHE È OGGETTO DEL DESIDERIO DI BPER DI UNIPOL, CHE HA LANCIATO UN MESE FA UN’OPS DA 4 MILIARDI SULL’ISTITUTO VALTELLINESE - GLI OLANDESI, STORICAMENTE NOTI PER LA LORO AGGRESSIVITÀ COMMERCIALE, APPROFITTERANNO DEI POTERI ECONOMICI DE’ NOANTRI, L’UNO CONTRO L’ALTRO ARMATI? DIFATTI, IL 24 APRILE, CON IL RINNOVO DEI VERTICI DI GENERALI, LA BATTAGLIA SI TRASFORMERÀ IN GUERRA TOTALE CON L’OPA SU MEDIOBANCA DI MPS-MILLERI-CALTAGIRONE, COL SUPPORTO ATTIVO DEL GOVERNO - ALTRA INCOGNITA: COME REAGIRÀ, UNA VOLTA CONFERMATO CARLO MESSINA AL VERTICE DI BANCA INTESA, VEDENDO IL SUO ISTITUTO SORPASSATO NELLA CAPITALIZZAZIONE DAI PIANI DI CONQUISTA DI UNICREDIT GUIDATA DAL DIABOLICO ANDREA ORCEL? LA ‘’BANCA DI SISTEMA’’ IDEATA DA BAZOLI CORRERÀ IL RISCHIO DI METTERSI CONTRO I PIANI DI CALTA-MILLERI CHE STANNO TANTO A CUORE A PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO…

andrea orcel giuseppe castagna anima

DAGOREPORT LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER L’ACQUISIZIONE DI ANIMA NON HA SCALFITO LE INTENZIONI DEL NUMERO UNO DI BANCO BPM, GIUSEPPE CASTAGNA, CHE HA DECISO DI "TIRARE DRITTO", MA COME? PAGANDO UN MILIARDO IN PIÙ PER L'OPERAZIONE E DANDO RAGIONE A ORCEL, CHE SI FREGA LE MANI. COSÌ UNICREDIT FA UN PASSO AVANTI CON LA SUA OPS SU BPM, CHE POTREBBE OTTENERE UN BELLO SCONTO – IL BOTTA E RISPOSTA TRA CASTAGNA E ORCEL: “ANIMA TASSELLO FONDAMENTALE DEL PIANO DEL GRUPPO, ANCHE SENZA SCONTO”; “LA BCE DICE CHE IL NOSTRO PREZZO È GIUSTO...”