
BUM! RIUSCIRANNO I POTERI FORTI ECONOMICO-FINANZIARI AMERICANI AD AFFONDARE TRUMP? - “SE GLI STATI UNITI NON PORTANO IL LORO DEBITO PUBBLICO SOTTO CONTROLLO, IL DOLLARO RISCHIA DI PERDERE LO STATUS DI MONETA DI RISERVA INTERNAZIONALE” – LARRY FINK, CEO DI BLACKROCK, UNO DEI PIU’ GRANDI FONDI INVESTITORI DEL MONDO, FINO A IERI FILO-GOVERNATIVO, NELLA LETTERA ANNUALE AGLI INVESTITORI SUONA LA SVEGLIA SUI PERICOLI DELLE SCELTE SCELLERATE DEL TRUMPONE "DAZISTA'': “QUEST’ANNO I PAGAMENTI DEGLI INTERESSI SUL DEBITO PUBBLICO AMERICANO SUPERERANNO I 952 MILIARDI DI DOLLARI” – IL BOSS DI BLACKROCK CITA MARIO DRAGHI E SI DICE CONVINTO CHE, DI FRONTE AL CICLONE TRUMP, “L'EUROPA SI STA SVEGLIANDO” – IL 2 APRILE, IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA È PRONTO A METTERE A REPENTAGLIO L'ECONOMIA E LE FINANZE DI MILIONI DI AMERICANI, VALUTANDO DAZI DEL 20% PER TUTTI I PAESI CHE HANNO SCAMBI COMMERCIALI CON GLI USA. E LE BORSE VANNO GIU’... - VIDEO
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Estratto dell'articolo di Federico Fubini per www.corriere.it
LARRY FINK DI BLACKROCK ALLA CONFERENZA CERAWeek di Houston
Se gli Stati Uniti non risanano il loro deficit federale e la dinamica del debito pubblico non sarà messa sotto controllo, il dollaro rischia di perdere il suo status di grande moneta di riserva dell’economia mondiale. Ma non a favore dell’euro o dello yuan cinese. Piuttosto, a favore del bitcoin o di qualche altra attività digitale emessa da un operatore privato.
L’avvertimento arriva dal più grande investitore del mondo, il fondatore, chairman e amministratore delegato di Blackrock Larry Fink. Lanciata a New York nel 1988, Blackrock a gennaio scorso è arrivato a gestire masse di risparmio in tutto il mondo per 11.550 miliardi di dollari (dei quali 2.700 miliardi raccolti solo in Europa).
Oggi Larry Fink pubblica la sua lettera annuale agli investitori, un documento di 27 pagine, con un’osservazione che non potrà che catturare l’attenzione dell’amministrazione di Donald Trump e del segretario al Tesoro Usa Scott Bessent. Si chiede Fink: «Il bitcoin può erodere lo stato del dollaro come moneta di riserva?». La sua analisi è sintetica ma diretta: «Gli Stati Uniti hanno beneficiato del fatto che il dollaro abbia avuto una funzione quale moneta di riserva del mondo per decenni […]
LA FINE DEL DOMINIO DEL DOLLARO - WALL STREET JOURNAL
Non c’è garanzia che questo duri per sempre. Il debito nazionale (pubblico, ndr) è cresciuto tre volte più veloce rispetto al prodotto interno lordo da quanto il conto del debito è iniziato a Times Square nel 1989».
E ancora: «Quest’anno i pagamenti degli interessi sul debito pubblico (americano, ndr) supereranno i 952 miliardi di dollari. Entro il 2030 le spese obbligatorie del governo e il servizio del debito consumeranno tutte le entrate federali, creando un debito permanente».
E poi la conclusione di Fink, con un chiaro avvertimento all’amministrazione e al Congresso: «Se gli Stati Uniti non portano il loro debito sotto controllo, se il deficit continua a gonfiarsi, l’America rischia di perdere quella posizione (quale emittente della moneta di riserva internazionale, ndr) a favore di asset digitali come il bitcoin».
Nella sua lettera Fink cita le difficoltà e le tensioni del momento nell’economia internazionale e negli Stati Uniti, senza nominare direttamente Donald Trump e le sue politiche di dazi ma accennando a quanto accade: «Il protezionismo è tornato con forza», lamenta.
«Oggi molti Paesi hanno economie gemelle e rovesciate: una in cui la ricchezza crea ricchezza e un’altra in cui le difficoltà creano altre difficoltà. Questa divisione ha dato forma alla nostra vita politica, alle nostre scelte politiche», scrive il fondatore di Blackrock. «L’idea di fondo inespressa è che il capitalismo non stia funzionando e bisogna provare qualcosa di nuovo»[...].
CRISI DEL DOLLARO - ECONOMIA AMERICANA
Ma soprattutto, Fink esprime un relativo ottimismo sull’Europa che fino a pochissimi mesi fa non era affatto di moda fra i grandi investitori internazionali. Un capitolo della lettera si intitola: «Dobbiamo essere di nuovo positivi sull’Europa».
Nel testo, Fink cita Mario Draghi: «L’ex primo ministro italiano e capo della Banca centrale europea ha sottolineato che l’Europa ha abbassato le barriere con i Paesi fuori dal continente ma non quelle fra i Paesi del continente», si legge. Il paradosso è che per un’impresa tedesca può essere «più interessante operare in Cina che in Francia».
Ma la conclusione di Fink è positiva, anche qui senza citare l’impatto di Trump (mai nominato nella lettera) sul panorama internazionale: «Credo che l’Europa si stia svegliando. I responsabili politici con cui parlo - e ci parlo molto - ora capiscono che gli ostacoli regolamentari di si faranno da parte da soli. Devono essere affrontati. Il vantaggio potenziale è enorme», conclude.