brigata azov

“UNA PACE COSÌ NON LA VOGLIAMO. TRUMP FA GLI INTERESSI DI MOSCA” – GLI IRRIDUCIBILI DELLA TERZA BRIGATA D'ASSALTO UCRAINA, EX "BATTAGLIONE AZOV", CONSIDERANO I NEGOZIATI “UNA TRUFFA”: "NESSUNA TOLLERANZA CON MOSCA. TRATTARE COME FRATELLI I RUSSI È STATA UNA MALEDETTA FOLLIA. CHI CREDE A UNA FINE RAPIDA DELLA GUERRA È UN IDIOTA. IL POPOLO UCRAINO, IL GOVERNO UCRAINO, I SOLDATI UCRAINI NON DARANNO IL LORO CONSENSO A QUESTA PACE…”

Francesco Semprini per “la Stampa” - Estratti

 

zelensky e i comandanti battaglione azov

Gaz, veterano: «C'era un cessate il fuoco anche dieci anni fa, poi è scoppiato il conflitto». Valeria, vedova di guerra: «Questi negoziati sono una truffa». Roman, addestratore: «Chi crede in soluzioni in tempi brevi è un idiota». Ohana, volontaria: «Non è ammessa tolleranza coi russi».

 

Quando si entra nella base della Terza Brigata d'Assalto a Kiev si respira un'aria diversa, si percepisce un forte sentimento di fratellanza in sguardi e gesti, un senso di appartenenza intenso e profondo. Ma anche uno scetticismo granitico nei confronti delle formule di pace propinate a distanza.

 

BATTAGLIONE AZOV PROCESSO NEL TEATRO MARIUPOL

La Terza Brigata d'Assalto è l'erede di Azov, il battaglione creato nella prima guerra del Donbass a Berdiansk, diventato poi reggimento a Kiev e infine Terza Brigata onnipresente nei punti roventi del fronte.

 

Nella capitale hanno una base dedicata alla preparazione delle reclute, civili che decidono di imbracciare il fucile, ma in questa unità particolare, non solo di élite, ma con una connotazione precisa visto che affonda le radici in un passato, quello di Azov, che si ispira ai valori della destra radicale.

 

(…) «Non mi occupo di alta politica, non penso nulla di Donald Trump, c'era un cessate il fuoco anche dieci anni fa e poi c'è stata la grande guerra – chiosa con una calma tagliente – Faccio solo il mio lavoro e penso di farlo bene, i massimi sistemi non contano, sono un soldato che pensa al terreno, sono un uomo che vuole combattere».

 

Ilya Samoilenko

Chi con Gaz ha combattuto a Bakhmut è il marito di Valeria: dal fronte non è mai tornato. Anche lui era di Azov. «Dopo aver superato il trauma ho deciso di arruolarmi nella Terza Brigata d'Assalto e seguire le sue orme, nessuno può essere sicuro che i russi non proveranno di nuovo a invadere Kiev», dice la ragazza. Ha venti anni, studia medicina, ha due occhi azzurri che sembrano le onde crespe del Mar Nero, un dolore in petto che alimenta la sua voglia di andare al fronte.

 

«Mi addestro prima di tutto per me stessa, i commilitoni di mio marito non vogliono che vada in Donbass – racconta –. Io sono pronta, non credo assolutamente in questi negoziati, non credo in questa pace». La presenza femminile non è un'eccezione nella Terza Brigata, delle dieci reclute addestrate da Gaz cinque sono donne. E gli arruolamenti da parte delle aspiranti combattenti sono aumentate molto nell'ultimo anno.

 

Chi la divisa la indossava già allo scoppio della guerra è Roman, 22 anni, ma la voglia di andare al fronte lo ha spinto a cercare qualcosa di più movimentato. C'è stata Mariupol e si è invaghito di Azov. Anche lui ha combattuto a Bakhmut e Avdiivka anche lui ferito gravemente al punto da dover star fermo per mesi: «La vita civile non fa più per me, volevo tornare in reparto e così ho accettato di addestrare sino a quando mi rimetterò in sesto per il fronte». Cosa vuol dire essere della Terza Brigata? «Brotherhood (fratellanza)», risponde lapidario. «È un privilegio, sai che non sarai mai lasciato indietro, quando sono stato ferito mi hanno salvato la vita mettendo a rischio la loro. E per i veterani fanno tantissimo», dice guardando per terra quasi a vegliare il sacro suolo.

REGGIMENTO AZOV

 

Lo sguardo, però, si fissa dritto quando parla di Trump e di pace. «Non credo in una fine rapida della guerra, chi lo crede è un idiota, questa pace che vuole Trump è nell'interesse della Russia. Il popolo ucraino, il governo ucraino, i soldati ucraini non daranno il loro consenso».

 

Su Trump, sulla pace e sui negoziati emerge un'intolleranza di fondo dalla base dell'ex Azov. Ohana ha 28 anni, è di Kharkiv, dal balaclava spuntano due zigomi che tradiscono lineamenti pronunciati: «Voglio essere un medico in prima linea, troppe volte le unità non ne avevano e questo ha causato perdite che potevano essere evitate». Veste i panni della Cassandra quando parla del futuro del conflitto: «Sono pronta ad andare al fronte, sono molto dubbiosa sul "congelamento", significherebbe avere un'altra guerra in tempi brevi».

 

LA RESA DEL BATTAGLIONE AZOV

La donna dice di non volere figli prima di essere sicura che non saranno costretti a combattere anche loro. E dopo? «Voglio tornare a lavorare con i bambini, voglio insegnare loro i valori della nazione e del patriottismo, le nuove generazioni devono essere cresciute nella maniera giusta, non voglio che venga ripetuto lo stesso errore, perché la guerra è il risultato di quell'errore». Quale errore?

«Crescere in una cultura di tolleranza nei confronti dei russi, trattarli come fratelli è stata una maledetta follia».

la resa del battaglione azov 3la resa del battaglione azov 2

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