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IL FEMMINICIDIO? AFUERA: “NON ESISTE” - JAVIER MILEI CANCELLA LA DEFINIZIONE DAL CODICE PENALE ARGENTINO - IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, MARIANO CÚNEO LIBARONA, SPIEGA PERCHÉ SECONDO IL GOVERNO LIBERTARIO DI BUENOS AIRES, NON C'È BISOGNO DI AGGIUNGERE UN REATO DIVERSO DALL'OMICIDIO: "DISTORCE IL CONCETTO DI UGUAGLIANZA, CREA PRIVILEGI, METTE UNA METÀ DELLA POPOLAZIONE CONTRO L’ALTRA" – IL TURBO-LIBERISTA MILEI HA "TAGLIATO" CON LA SUA MOTOSEGA IL MINISTERO DELLE DONNE E LA SEGRETERIA PER LA VIOLENZA DI GENERE...
Estratto dell’articolo di Viola Ardone per www.lastampa.it
javier milei brandisce una motosega 1
Il femminicidio distorce il concetto di uguaglianza, crea privilegi, mette una metà della popolazione contro l’altra. Queste le motivazioni con cui Mariano Cúneo Libarona, ministro della Giustizia di Milei, annuncia la cancellazione del femminicidio dal Codice penale in Argentina. Siamo tutti uguali, conclude in un tweet, nessuna vita vale più di un’altra.
Sono parole che fanno venire i brividi perché ribaltano la realtà con un artificio retorico: il falso sillogismo. Se la premessa è che uomini e donne sono uguali e che la legge è uguale per tutti, la conseguenza deve essere che nessun omicidio può essere più grave di un altro. Il falso sillogismo, però, come spiega Aristotele, si basa su una fallacia ed è costruito per manipolare il prossimo. È vero che uomini e donne sono uguali ma è anche vero che i reati vengono puniti in modo diverso, a seconda della gravità. E che uccidere una persona per il fatto che è una donna costituisce un’aggravante.
GIORGIA MELONI CON L ACTION FIGURE DI JAVIER MILEI CON LA MOTOSEGA
Basterebbe questo accorgimento logico a smontare i sofismi di Milei e dei suoi emissari. Così come quelli del suo omologo statunitense Trump, che nelle stesse ore firmava un ordine esecutivo per porre fine ai programmi di equità e inclusione del governo federale, o le parole di qualsiasi esponente delle nuove destre populiste che hanno inaugurato una modalità di comunicazione basata sul paradosso, sull’eccesso, sull’iperbole. […]
Una provocazione dietro l’altra, giorno dopo giorno, con metodica sistematicità. Lanciano proclami insensati che dilagano come peste. Annettere la Groenlandia, sanzionare il linguaggio inclusivo, pensionare il patriarcato per decreto, cancellare il reato di femminicidio. Provvedimenti annunciati a gran voce e con protervia per sviare il dibattito da altri temi.
Non che questi non siano importanti, ovviamente. Il reato di femminicidio, per esempio, è stato introdotto in Italia nel 2013 ed è presente in moltissimi Paesi nel mondo per stigmatizzare la violenza di genere e per porre un freno a una serie di crimini che vanno dallo stalking, alla molestia, alle percosse fino all’omicidio.
Il femminicidio, come tutti sanno, non indica il genere della persona uccisa, ma il motivo: uccisa perché donna. Si tratta dunque di una norma che si è resa necessaria proprio per condannare una prevaricazione, una disparità, un’ingiustizia storica.
Così come il femminismo non è una lotta tra bande, una guerra di donne contro uomini che mette metà della popolazione contro l’altra (per citare ancora l’insigne giurista argentino) ma un movimento della società civile che da decenni si batte per il superamento delle discriminazioni. Sono concetti, più o meno, chiari a tutti. Eppure sentire il Presidente di uno Stato e il suo ministro della Giustizia che si esprimono in questi termini crea confusione, insinua il dubbio, crea slogan facili da diffondere per radere al suolo con una spallata ragionamenti complessi.
Non è facile prevedere se la norma annunciata verrà poi messa in pratica, e forse non è quello il punto più importante. Il punto sono gli annunci, i proclami, gli stendardi. Quello che non si poteva dire (magari solo sussurrare a mezza bocca) adesso si può urlare, che il femminismo sia discriminante può essere oggetto di discussione in un’aula di parlamento, tra gli scranni di un governo o argomento di chiacchiera al bar.
JAVIER MILEI - WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS
In un Paese come l’Argentina dove si verifica un femminicidio ogni 35 ore (252 nel 2024), il Presidente Milei ha cancellato il Ministero delle Donne e la Segreteria per la violenza di genere, tagliando i fondi per la “linea 144” (per le denunce delle violenze domestiche) e per i programmi destinati alle vittime.
E poi, cos’altro? A chi toccherà? Quale sarà la prossima occasione di propaganda? Chi andranno a stanare i manganelli mediatici della politica populista dell’ultra destra? Femminismo, diversità, inclusione, uguaglianza, immigrazione, aborto, ambientalismo e ideologia di genere sono i nemici da combattere, ha dichiarato Milei pochi giorni fa in occasione del 53° Worl Economic Forum. E dagli Stati Uniti gli fa eco Trump in una sorta di contest a chi la dice più grossa.
JAVIER MILEI - WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS
«Il sonno della ragione genera mostri», era il titolo di una famosa incisione di Francisco Goya di fine Settecento. Solo che i mostri non sono solo loro, quelli che fanno i proclami urbi et orbi. I mostri albergano dentro di noi, purtroppo, nella pancia molle dell’individualismo ottuso, nell’egoismo narcisista e sonnolento, nella paura dell’altro e del diverso, nella rinuncia al senso critico e nell’ignoranza della Storia che, si ripete, ahimè, non sempre come farsa.
E sono quelli i mostri che devono farci più paura, quelli che vengono sollecitati dalle loro parole, e che dalle loro parole si sentono in fondo rassicurati, perché chi ascolta ripetere da un altro i propri pensieri più vergognosi e imbarazzanti ha l’impressione di essere meno vergognoso e meno imbarazzante. Ed è questo il motivo forse per cui continuano a votarli.