
SCRICCHIOLA IL RAPPORTO TRA TRUMP E NETANYAHU? SEMBRA DI SI’, A VEDERE IL BALLETTO DIETRO LA NOMINA DI ADAM BOEHLER NEL RUOLO DI INVIATO SPECIALE PER GLI OSTAGGI A GAZA: LA POLTRONA È SALTATA DOPO CHE I SERVIZI DI SPIONAGGIO ISRAELIANI HANNO AVVERTITO "BIBI" CHE L’INVIATO DI TRUMP AVEVA AVVIATO UNA TRATTATIVA DIRETTA CON HAMAS, PER LA PRIMA VOLTA SENZA MEDIATORI, E SCAVALCANDO ISRAELE – “THE DONALD” NON SOLO VOLEVA PORTARE A CASA L’OSTAGGIO AMERICANO TRAMITE BOEHLER, MA VOLEVA CAPIRE CHI, TRA HAMAS E ISRAELE, STESSE REMANDO CONTRO LA FASE DUE DELL’ACCORDO. E A QUEL PUNTO…
Estratto dell’articolo di Fabio Tonacci per “la Repubblica”
DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU
Dietro il balletto della nomina di Adam Boehler nel ruolo di inviato speciale di Trump per gli ostaggi a Gaza — prima annunciata, poi ritirata, infine modificata — si nasconde un incidente diplomatico tra Netanyahu e la nuova amministrazione americana. Che rischia di complicare il negoziato di Doha, con Hamas che parla di colloqui falliti e il leader israeliano che invece dice di andare avanti e però lancia un nuovo ultimatum: “Rilasciate subito undici ostaggi vivi e la metà dei prigionieri morti”.
Intanto, ieri, altri nove palestinesi sono stati uccisi da un raid a Beit Lahiya, tra di loro due anche giornalisti.
In queste ore di attesa, però, emergono i dettagli del caso Boehler. Sono stati i servizi di spionaggio israeliani ad avvertire Netanyahu che l’inviato di Trump aveva segretamente avviato una trattativa diretta con Hamas, per la prima volta senza mediatori. Appreso ciò, il governo dello Stato ebraico ha fatto di tutto per far saltare il banco, usando anche l’arma della fuga di notizie.
Andiamo con ordine e partiamo dal comunicato diffuso ieri dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Dice che il 46 enne Adam Boehler, uomo d’affari nato ad Albany, New York, non è più candidato all’incarico inizialmente pensato per lui (inviato di Trump per i sequestrati a Gaza) ma continuerà a lavorare sul tema ostaggi «come dipendente speciale del governo».
Una carica, questa, che non ha bisogno dell’approvazione del Senato, all’interno del quale sono state avanzate critiche, anche da parte dei repubblican sia per i contatti con Hamas sia per interviste in cui ha dato l’impressione di empatizzare con i miliziani.
La Casa Bianca dunque minimizza, svicola, rimodula. Tuttavia, un’inchiesta di Yedioth Ahronoth fornisce una chiave diversa per spiegare quanto accaduto. Vediamo.
È noto che Netanyahu è stato tenuto all’oscuro dagli americani sul mandato assegnato a Boehler di sondare Hamas sull’estensione della tregua e sulla possibilità di rilasciare Edan Alexander, l’unico ostaggio ancora nelle mani dei miliziani ad avere la doppia cittadinanza israelo-americana. Dall’interlocuzione riservata Trump si aspettava anche di capire chi, tra le due parti, stesse remando contro la fase due dell’accordo, che è la più ostica perché prevede sia il ritiro totale delle truppe israeliane dalla Striscia, sia il rilascio di tutti i rapiti e la smobilitazione di Hamas.
la cerimonia di rilascio di omer shem tov a gaza
Boehler ha incontrato per due volte un emissario degli islamisti palestinesi ma l’Unità 8200 dello spionaggio militare israeliano lo ha scoperto e ha informato Netanyahu. A quel punto, secondo quando riporta il quotidiano, lui e Ron Dermer, che è ministro per gli Affari strategici ma anche stretto confidente del premier, hanno messo in piedi «una campagna forsennata» per bloccare la trattativa Usa-Hamas, che scavalcava Israele, come nel caso dell’Ucraina e il negoziato tra Trump e Putin.
benjamin netanyahu donald trump foto lapresse. 2
Oltrettutto puntava a far ottenere a Trump il successo mediatico della liberazione di un cittadino americano. Ron Dermer a gennaio sarebbe riuscito però a far saltare almeno un incontro tra Hamas e Boehler, poi si sarebbe prodigato per rimandare un viaggio a Washington delle famiglie degli ostaggi all’inizio di marzo. Non solo. È assai concreta e credibile la possibilità che a far uscire la notizia sulle mosse di Boehler, pubblicata in esclusiva dal sito Axios, sia stato proprio l’ufficio del premier. «Quando abbiamo letto Axios, abbiamo capito che Netanyahu e Dermer erano preoccupati che gli Stati Uniti potessero scoprire chi stava spingendo per riprendere la guerra e chi per prolungare il cessate il fuoco», ha spiegato la fonte americana citata nell’articolo.
il documentario gaza. how to survive a warzone 4
L’ufficio di Netanyahu ha smentito la ricostruzione, definendola «un’altra seria manipolazione che serve solo alla guerra psicologica di Hamas». Ron Dermer ha negato di aver provato a condizionare la trasferta a Washington, ma niente ha detto sull’altra circostanza che lo chiama in causa, cioè l’aver fatto saltare uno degli incontri dell’emissario di Trump. Intanto, però, a Boehler è stato detto di non occuparsi più della spinosa questione […]
benjamin netanyahu donald trump foto lapress e
trump netanyahu
miliziano di hamas durante la cerimonia di rilascio degli ostaggi
il rilascio degli ostaggi israeliani traali di folla gaza
il palco imbastito da hamas per il rilascio degli ostaggi israeliani
omer shem tov bacia la testa a un miliziano di hamas.
cerimonia di rilascio degli ostaggi omer shem tov omer wenkert tal shoham
benjamin netanyahu donald trump foto lapresse