CHARLIE SÌ, CHARLIE NO - IL VOLTO ITALIANO DI “AL JAZEERA” BARBARA SERRA: “MEDIA ITALIANI, QUANTA IPOCRISIA. NON HO VISTO SUI VOSTRI GIORNALI LE VIGNETTE IRRIVERENTI SU DIO E LO SPIRITO SANTO. PER L’ISLAM RAPPRESENTARE IL PROFETA È SACRILEGIO, È UNA COSA CHE VA RISPETTATA’’

Caterina Soffici per “il Fatto Quotidiano”

 

Pubblicare o no le vignette? Dove finisce la libertà di stampa e dove inizia la censura? “Non è vero che Charlie Hebdo è stato vietato ad Al Jazeera. Nessuna censura. Se vogliamo parlare di libertà di stampa non accettiamo certo lezioni dai media italiani. Dopo l’attentato, mentre noi eravamo in onda 24 ore al giorno, la Rai non ha neppure cambiato il palinsesto”.

   

Barbara SerraBarbara Serra

Barbara Serra, italiana, volto delle news dell’edizione inglese da Londra, spiega cosa è successo ad Al Jazeera, la tv del Qatar, accusata di aver preso posizione contro Charlie (e quindi, implicitamente) di essere anti-occidentale e di strizzare un occhio ai terroristi.

   

Cominciamo dai fatti: dopo l’attentato di Parigi, una talpa ha passato all’esterno un vivace scambio di email tra giornalisti e membri dello staff di Al Jazeera. Mentre tutti i media occidentali si schieravano con Charlie, divenuto sinonimo di condanna al terrorismo, Salah-Aldeen Khadr, un produttore esecutivo di Londra, scriveva ai colleghi: “Veramente è stato un attacco alla libertà di espressione?

 

Veramente un attacco fatto da due persone contro una rivista controversa è sinonimo di un attacco ai valori europei? O piuttosto lo slogan Io sono Charlie è da condannare perché crea una mentalità del ‘noi e loro’? Si può essere contro il razzismo di Charlie Hebdo e contro chi uccide delle persone” concludeva Khadr. La email ha aperto un dibattito interno, tra occidentali e musulmani, che è stato spiattellato sui giornali inglesi.

   

La redazione si è davvero spaccata su Charlie sì, Charlie no?

   Nessun veto. Quella email tra l’altro l’ha scritta un produttore dei documentari, non delle news, quindi non poteva certo essere una direttiva. Era un punto di vista suo e uno spunto di riflessione per tutti. Come facciamo su tutte le notizie. Al Jazeera english ha probabilmente la redazione più varia al mondo per nazionalità e religioni. Questa è la nostra forza. Il dibattito interno riflette il dibattito a livello mondiale.

Barbara SerraBarbara Serra

   

Quindi niente veti?

   Il Corriere della Sera ha titolato: ‘Niente spot per Charlie ad Al Jazeera’. Forse quel giorno c’era un praticante al desk. È una visione provinciale e molto italiana della vicenda.

   

Puoi spiegare meglio?

Non è facile lavorare ad Al Jazeera. Il mondo arabo non è la Svizzera. Ma ti posso garantire che c’è molta più libertà che altrove.

   

LA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDOLA REDAZIONE DI CHARLIE HEBDO

Per esempio?

Per esempio Tony Barber sul Financial Times aveva scritto che Charlie aveva peccato di ‘stupidità editoriale’ nell’attaccare i musulmani. Era il suo pensiero. Ma in serata il suo pezzo sul blog è stato corretto e quella frase è sparita. Questa è libertà di espressione o anche lui è vittima di intimidazione?

 

Nessuno però mette una bomba al Financial per aver detto che la redazione di Charlie Hebdo un po’ se l’è andata a cercare.

  Vero, ma i giornali occidentali non possono parlare di libertà per pubblicare delle vignette che offendono Maometto. È un’ipocrisia. I giornali italiani hanno pubblicato forse in prima pagina le vignette di Charlie Hebdo con Dio che sodomizza Cristo che sodomizza lo Spirito Santo? Per un musulmano rappresentare il Profeta è sacrilegio, è una cosa che va rispettata.

   

Rispetto o censura?

copertina charlie hebdocopertina charlie hebdo

   Rispetto. In Italia la fanno facile perché non c’è un’audience internazionale, né musulmana. Se Il Fatto pensasse che la metà dei suoi lettori si sentisse insultata da una immagine, la pubblicherebbe?

   

Credo che Il Fatto pubblicherebbe tutto ciò che non viola la legge.

   Io non sto minimizzando il problema. Da 8 anni, da quando cioè sono ad Al Jazeera, le tensioni tra Occidente e mondo musulmano sono il mio pane quotidiano. Ma non possiamo permetterci di farne un problema di confini nazionali. Chi, come la Lega o Le Pen, dice che la soluzione è chiudere le frontiere non capisce. Non si risolve così il problema, perché è una questione globale.

   

Quindi?

   I media anglosassoni, che hanno un pubblico internazionale, non pubblicano la copertina di Charlie Hebdo. Sul Corriere ho letto che hanno paura. Ma non è vero niente.

   

AL JAZEERA images AL JAZEERA images

Allora perché?

   Perché non vogliono fare un favore ai terroristi. La reazione occidentale era prevedibile: altre vignette sul profeta. Così si fa solo il gioco degli imam radicali, che possono andare dai giovani e dire: vedete, non vi rispettano. In Occidente non ci sarà mai posto per voi.

   

Non pubblicare è una limitazione della libertà di espressione?

   Ti immagini se accettiamo lezioni di libertà dagli italiani. I giornalisti di Al Jazeera rischiano ogni giorno la vita nei posti più pericolosi del mondo in nome della libertà di espressione. Tre nostri reporter sono in carcere in Egitto, in nome della libera stampa.

al jazeera staffal jazeera staff

   

Mettiti nei panni dei vignettisti superstiti di Charlie. Che cosa dovrebbero fare?

   Quello che hanno fatto. Loro non possono farsi intimidire. Ma gli altri media non devono cadere nel tranello della radicalizzazione. Non vale la pena. Guarda cosa sta succedendo in Pakistan e in Nigeria, per colpa di quelle vignette.

 

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