CHE MIRACOLI FA L’ARTE: L’“OSSERVATORE ROMANO” ORA ESALTA L'ATEO PASOLINI, CHE FU CONDANNATO PER VILIPENDIO ALLA RELIGIONE, PER IL “VANGELO SECONDO MATTEO”: E’ LA “MIGLIORE OPERA SU GESÙ NELLA STORIA DEL CINEMA”

1 - NELLA CHIESA DI FRANCESCO PASOLINI VA IN PARADISO

Giacomo Galeazzi per “la Stampa”

 

papa francesco papa francesco

Da «intellettuale eretico» a padre della Chiesa in pellicola: Pier Paolo Pasolini diventa maestro della fede per immagini. L’Osservatore Romano celebra, nel numero di oggi, i cinquant’anni dall’uscita del Vangelo secondo Matteo, giudicato «la migliore opera su Gesù nella storia del cinema». L’elogio di Pasolini è «un segno della Chiesa della misericordia di Francesco», evidenzia alla Stampa Giovanni Maria Vian, direttore del giornale del Papa e storico del cristianesimo.

 

In linea con il pontificato che mette al centro «le periferie geografiche ed esistenziali», il quotidiano della Santa Sede riconosce in Pasolini «l’abbandono al fluire della pagina evangelica». L’autore «maledetto» affida allo sguardo della cinepresa «un afflato espressivo religioso».

 

GIAN MARIA VIANGIAN MARIA VIAN

Ora la Filmoteca vaticana ha digitalizzato l’opera, benedetta come «una rappresentazione che tocca corde sacre e prende le mosse da un sincero realismo». La Passione pasoliniana, che nel ’64 vinse il premio speciale della giuria alla mostra del cinema di Venezia, ha un Cristo interpretato da un sindacalista antifranchista, la Madonna anziana impersonata dalla madre dello stesso regista, la scena disseminata dai volti dei sottoproletari e la scabra ambientazione dei Sassi di Matera.

 

PIER PAOLO PASOLINI PIER PAOLO PASOLINI

I riferimenti alla pittura del Quattrocento sono «scenario interiore e presepe intimo in cui far confluire la propria tormentata e per molti versi contraddittoria ideologia». E così, loda l’Osservatore Romano, «l’umanità febbrile e primitiva che il regista porta sullo schermo conferisce un vigore nuovo al verbo cristiano».

 

Anzi il Vangelo «in questo contesto appare ancora più attuale, concreto, rivoluzionario». Quindi, «che sia un film su una crisi in atto o su un suo superamento, rimane comunque un capolavoro e probabilmente il miglior film su Gesù mai girato». E «sicuramente quello in cui la sua parola risuona più fluida, aerea e insieme stentorea, scolpita nella spoglia pietra». Manifesto e simbolo della «Chiesa povera per i poveri» di Francesco.

 

2. COMUNISTA ATEO, ATTRATTO DAL CRISTO ANTI-BORGHESE

Marco Belpoliti per “La Stampa”

 

PASOLINI E LAURA BETTI NEL PASOLINI E LAURA BETTI NEL

Alfredo Bini, il produttore del Vangelo, ha raccontato che occorsero ben trenta taxi per portare i cardinali al cinema Ariston di Roma, dove aveva organizzato la proiezione del film di Pasolini. I padri conciliari, quando lessero nei titoli di testa la dedica a Giovanni XXIII, applaudirono felici, e alla fine uscirono contenti dalla sala.

 

E pensare che solo due anni prima il regista era stato condannato da un tribunale a quattro mesi per vilipendio alla religione, dopo l’uscita de La ricotta, dove Stracci, il poveraccio sottoproletario, interpretava il ladrone buono per poi morire di indigestione sulla croce. All’uscita del Vangelo furono proprio i giornali cattolici a lodarlo, e a premiarlo, mentre la sinistra fu tiepida, o mal digerì l’opera cinematografica. Il regista disse che non era piaciuto ai «cattolici inconsci», quelli che temevano il cattolicesimo come una ricaduta conformista e borghese dopo aver creduto di superarlo con il marxismo.

 

PASOLINI E ANNA MAGNANI A VENEZIA NEL PASOLINI E ANNA MAGNANI A VENEZIA NEL

Indubbiamente Pasolini cattolico non era mai stato. Si dichiarava ateo, sin dagli anni della militanza comunista in Friuli, anche se la religione lo attirava senza dubbio, per la commistione con la cultura contadina, da cui era partito per il suo marxismo spontaneo, costruito su poche letture di Marx. Semmai, più che con la religione, il rapporto di Pasolini era vivo con il sacro, tema che attraversa tutta la sua opera poetica.

 

Certo ne L’usignolo della Chiesa cattolica (1958), poesie scritte tra il 1943 e il 1949, mostra il dramma che attraversa il poeta, il suo rivolgersi a Dio, muro contro cui cozza. In questa raccolta la figura di Cristo è già centrale. Pasolini ha detto di aver letto i Vangeli una prima volta nel 1942, poi nel 1962 ad Assisi, ospite della Pro civitate Christiana di don Rossi, dove gli sorse l’idea del film su Gesù, traendola dal Vangelo di Matteo, dove la figura è evidenziata più nella sua umanità che nell’aspetto divino.

 

PASOLINI DA RAGAZZO PASOLINI DA RAGAZZO

La dolcezza e la mitezza di Cristo, insieme alla sua assolutezza, attiravano il regista, che vi scorgeva, come dirà, un rivoluzionario. L’attacco ai farisei è per Pasolini l’attacco al materialismo borghese dei suoi tempi. Questo è ciò contro cui si scaglia il suo Gesù: «strumento irrazionale per esprimere il mio sentimento irrazionale per Cristo».

 

PASOLINI - IL VANGELO SECONDO MATTEO - ENRIQUE IRAZOQUIPASOLINI - IL VANGELO SECONDO MATTEO - ENRIQUE IRAZOQUI

Distinguendo tra sacro, religione e Chiesa cattolica, Pasolini assumeva un atteggiamento che ben poco si conciliava con le gerarchie vaticane. Il Vangelo sarà così il momento culminante del suo rapporto con la Chiesa, e proprio il 1964 sarà il punto di svolta della visione del mondo, del rapporto tra marxismo e cristianesimo allora al centro del dibattito. Dieci anni dopo, nel 1974, parlando dello storico discorso di Paolo VI a Castel Gandolfo, dirà sulle colonne del Corriere della Sera che la Chiesa è diventata inutile al potere, completamente superata dal neocapitalismo fondato sui consumi.

 

PASOLINI - IL VANGELO SECONDO MATTEO - ENRIQUE IRAZOQUIPASOLINI - IL VANGELO SECONDO MATTEO - ENRIQUE IRAZOQUI

Fino ad allora la Chiesa era stata legata al mondo contadino, ma, tramontato questo, tramonta anche lei, che ha dimenticato, scrive, il suo momento sorgivo, ovvero Gesù. Un rapporto non facile quello tra il regista e l’istituzione religiosa. Reso difficile dalla Trilogia della vita, e poi dalle visioni tragiche e cupe degli ultimi anni che culminano in Salò-Sade. Resterà invece il momento felice della proiezione conciliare, anche se poi l’Osservatore Romano scrisse che il film era fedele al racconto, ma non certo all’ispirazione del Vangelo.

 

 

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