birdman michael keaton

CHI VA A VENEZIA - DOPO L’EX IENA PIF, IL CINEMA ITALIANO CI RIPROVA COI VOLTI TV: ZORO DA RAI3 - MARTONE, MUNZI E COSTANZO QUASI CERTI IN CONCORSO - ANDERSON E FINCHER SNOBBANO IL LIDO PER NEW YORK, MA IN COMPENSO C’È IÑARRITU

DAGOREPORT

 

manifesto venezia  71manifesto venezia 71ZORO C'E'ZORO C'E'

Il rinnovamento del nostro cinema passa attraverso i personaggi della tv? Dopo il successo nella scorsa stagione dell’ex Iena Pif con “La mafia uccide solo d’estate” (e prima e meglio ancora il boom di Checco Zalone, ex “Zelig”), la strada è segnata: a giudicare dall’esperimento su Zoro (Raitre) che la Fandango (sua produttrice anche in tv per “Gazebo”) ha inteso fare con “Arance e martello”, invitato fuori concorso alla Settimana della Critica per la prossima Mostra del cinema di Venezia.

 

Una specie di “Fa’ la cosa giusta de via Orvieto”, storia di varia umanità ambientata nel romano quartiere San Giovanni, con Zoro nei panni di Zoro, tra giovani, vecchi, pakistani, russi, indiani e naturalmente il Pd, core business della ditta: non quello odierno cannibalizzato da Renzi, ma quello inutilmente bersaniano del 2011, anzi dell’estate 2011, quando il berlusconismo venne demolito a colpi di spread. Certamente i circoli democrat sono meno hard della mafia palermitana, ma l’effetto volto noto potrebbe dare qualche soddisfazione. Forse.

 

inherent viceinherent vice

In attesa della presentazione della Mostra 2014 fissata il 24 luglio, qualche contorno comincia a delinearsi (e confidiamo, anzi siamo certi, che il programma sia molto meglio del logo, un molto presunto e inguardabile Jean-Pierre Léaud-Antoine Doinel dei “400 colpi” di Truffaut: meglio è andata al Festival di Locarno, dove Léaud sarà in carne e ossa, per il Pardo d’oro alla carriera).

 

Praticamente certa la partecipazione di Mario Martone con “Il giovane favoloso” dove il favoloso è il gobbetto Giacomo Leopardi: Martone continua a sentirsi ottocentesco, dopo il risorgimentale “Così credevano” sui padri della patria.

 

Duramente contemporanei sono gli altri due film italiani che dovrebbero concorrere al Leone d’Oro (nella speranza che si ripeta il colpaccio tricolore dell’anno scorso con “Sacro Gra” di Gianfranco Rosi): si tratta della storia di ‘ndrangheta e amicizia di “Anime nere” di Francesco Munzi, prodotto dai fratelli Lapo e Ginevra Elkann e tratta dal romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, e “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo, storia americana di paranoie familiari, ispirata anch’essa a un romanzo italiano, “Il bambino indaco” di Mario Franzoso. Sembra svanita la partecipazione di Ermanno Olmi con “Torneranno i prati” sulla prima guerra mondiale.

birdmanbirdman

 

Per quanto riguarda i grandi nomi internazionali, due smacchi e una conquista, almeno fino ad oggi: due dei film più attesi della stagione, il capolavoro annunciato “Inherent Vice” di Paul Thomas Anderson eGone Girldi David Fincher, corteggiatissimi da Barbera, non ci saranno: hanno preferito non Toronto (concorrente diretto di Venezia, cui soffiò lo scorso anno “12 anni schiavo”) ma il New York Film Festival, che si svolge addirittura un mese dopo il Lido.

 

Non sarà che Anderson abbia voluto vendicarsi per il mancato Leone d’Oro a “The Master” due anni fa? In compenso a Venezia, per l’apertura, spunta “Birdman” del grande messicano Alejandro Gonzales Iñarritu: storia di un ex divo, interprete di supereroi, che prova a ricostruire la propria carriera: lo interpreta, con certa ironia, Michael Keaton, già Batman. La speranza è chiara, dalle parti della Biennale: replicare il successo di “Gravity”, che l’anno scorso aprì la mostra e poi dominò gli Oscar.

arance e martelloarance e martello

 

Un’ultima notazione: tutti i grandi big del nostro cinema, da Sorrentino a Garrone, passando per Moretti e Tornatore e Salvatores, stanno lavorando a un film: riprese finite, o in corso, o imminenti. E tutti puntano, se festival dev’essere, a Cannes 2015. Perché Venezia è così poco amata? Scarso appeal? Paura del fuoco amico in sembianza di fischi? O esterofilia di provincia?

 

2. ZORO VA ALLA MOSTRA “UN FILM-COMMEDIA SUL MURO CHE C’È TRA GENTE E POLITICA”

Arianna Finos per “la Repubblica

 

La settimana della critica sotto il segno di Zoro. La sezione indipendente della Mostra di Venezia, dal 27 agosto al 6 settembre, s’affida a opere che guardano ai dolori del mondo ma finisce in allegria con Arance e Martello, esordio al cinema di Diego Bianchi: in arte, tra rete e tv, Zoro. Una commedia sul “muro” che c’è tra la politica e la gente, simboleggiato «dalla muraglia gialla della costruzione della Metro C a Roma, nel mercato rionale di San Giovanni, quartiere dove sono cresciuto», racconta Bianchi.

"il giovane favoloso"

 

L’idea è arrivata «quando qualcuno ha detto che se fosse stato chiuso il mercato che c’è da sempre, sarebbe scoppiata la rivoluzione. Così ho immaginato l’arrivo di un’ordinanza nel mezzo di un’estate romana». Nel film, prodotto da Fandango e in sala il 5 settembre, ci sono attori (Giorgio Tirabassi, Giulia Mancini, Ilaria Spada) e non, «un’umanità varia» fatta di giovani e vecchi, pakistani, russi, indiani, che si rivolge alla sede storica del Pd, con molte incomprensioni, «da una parte una politica che non è tutta sporca, dall’altra l’oggettiva difficoltà dei politici a capire i problemi reali dei cittadini».

 

Zoro interpreta se stesso «arrivo con la telecamera per raccontare la protesta e sono coinvolto nel crescendo paradossale». Autobiografia, per il blogger e conduttore televisivo, e riferimenti cinefili, « Fai la cosa giusta di Spike Lee, certo. Venticinque anni dopo, da Brooklyn a San Giovanni». Un film in costume: «La storia è ferma a tre anni fa, Berlusconi premier, Polverini presidente di regione e Alemanno sindaco. Buona parte dell’elettorato di destra ancora oggi non mette in conto di dare fiducia a un nuovo capo».

pif pierfrancesco diliberto pif pierfrancesco diliberto

 

Del felice esordio del collega video-blogger Pif, Zoro dice « La mafia uccide solo d’estate mi è piaciuto molto. Abbiamo stili diversi ma la stessa voglia di affrontare temi pesanti con leggerezza». L’Italia in concorso è invece quella di Dancing with Maria, documentario di Ivan Gergolet su Maria Fux, danzatrice, 92 anni, che a Buenos Aires insegna danzaterapia alle persone con deficit motori e mentali; «Maria è il sole attorno cui girano altre storie», dice il regista goriziano.

 

«Un film che ci ha commosso fino alle lacrime», confessa Luca Pellegrini, selezionatore. «A parte i film italiani, gli altri sette titoli sono drammi con venature thriller e melò», spiega il delegato generale Francesco Di Pace. Apre il dramma da camera iraniano Melbourne, poi il noir cinese Binguan, il vietnamita Flapping in the mddle of nowere , tra ossessioni feticiste e transgender, il serbo No one’s child, il palestinese Villa Touma, il franco-belga Terre battue, con Valeria Bruni Tedeschi, e il tedesco The council of birds.

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...