IL DIVO GIULIO RISORGE A WASHINGTON - FENOMENOLOGIA DEL CAPOLAVORO DEI NOSTRI TEMPI: “HOUSE OF CARDS” - FRANK UNDERWOOD ESERCITA IL POTERE, LO VENERA, LO TEORIZZA - GRAZIE A LUI CAPIAMO COME LA POLITICA SIA FATTA PER I CINICI - SCUSATE, MA NON E’ SEMPRE QUELLO CHE HA PROFESSATO ANDREOTTI?

Cecilia Penati e Aldo Grasso per “La Lettura - Corriere della Sera”

HOUSE OF CARDS MICHAEL DOBBS LIBRO.HOUSE OF CARDS MICHAEL DOBBS LIBRO.

 

«Coloro che stanno in alto sono scossi da molte raffiche, se cadono vanno in frantumi»: tra potere e rovina esiste un sottile crinale, la costante tensione tra l’ebrezza del comando e l’incognita del rovescio. Dopo il Riccardo III di Shakespeare, la riflessione più cristallina sulla fenomenologia del potere, non solo politico, si trova in House of Cards, il telefilm americano tratto da una miniserie della Bbc trasmessa nel 1990, a sua volta ispirata all’omonimo libro di Michael Dobbs, consigliere nello staff di Margaret Thatcher, membro della House of Lords e importante esponente del partito conservatore.

 

In America la politica è anche racconto, è storytelling. A volte così suggestiva che spesso la televisione l’ha frantumata in storie, rendendo il political drama un vero genere, senza farsi ingabbiare dagli spiriti selvaggi della democrazia. La Casa Bianca e altri uffici politici sono stati sfondo d’intrighi e di alti ideali, cornice di azioni di patriottismo e insieme dell’esercizio spietato del potere.

HOUSE OF CARDS HOUSE OF CARDS

 

Dall’idealismo democratico del presidente Jed Bartlet in The West Wing, alle vicende di Tom Kane — ogni riferimento al citizen di Orson Welles è voluto —, losco sindaco di una cupa Chicago che tiene le redini dell’intero Illinois in Boss, fino all’appetito sessuale di Fitzgerald Grant in Scandal.

 

 

netflix house of cards kevin spacey netflix house of cards kevin spacey

House of Cards è una serie che piace molto al presidente Obama, ma anche a Matteo Renzi, che forse vorrebbe trasferire un po’ della disinvoltura del deputato Frank Underwood (interpretato da Kevin Spacey) nel suo modo di intendere la leadership. Frank è un politico di lungo corso. Nella prima puntata della serie ci viene presentato come il capo della maggioranza democratica al Congresso, oltre che Segretario di Stato in pectore del presidente eletto Garrett Walker, in procinto di giurare e iniziare il suo primo mandato alla Casa Bianca.

 

kate mara house of cards kate mara house of cards

È nato nella Carolina del Sud, da umili origini: il padre era un coltivatore di pesche. Con lui niente in comune, dice il figlio, quasi infastidito. Ben presto, però, la Carolina perde i contorni affettivi della terra d’origine e si trasforma più prosaicamente in un distretto elettorale da conquistare e controllare, mentre Washington diventa lo sfondo naturale della sua inarrestabile scalata al potere, prima perseguita nell’ombra e poi sempre più esplosiva.

 

house of cards house of cards

Frank ci arriva dopo la specializzazione in legge ad Harvard e dopo gli anni dell’attesa passati a The Sentinel, una prestigiosa accademia militare (sul modello di The Citadel) dove il futuro deputato si educa alla determinazione e impara a praticare la manipolazione come metodo sistematico, a fare dell’ambiguità il principio ispiratore di tutte le sue relazioni.

 

Mentre impariamo a conoscerlo, anche grazie ai frequenti «a parte», gli appelli diretti allo spettatore con cui costruisce un rapporto di complicità stretta guardando in macchina e raccontando la sua versione dei fatti, iniziamo a capire che la sua ambizione non ha limiti, la sete di potere è la forza inarrestabile che guida ogni sua mossa.

 

Frank esercita il potere, lo venera, molto spesso lo teorizza attraverso monologhi che sono diventati una miniera di citazioni: «Il potere è come il mercato immobiliare, quello che conta è la posizione. Più vicino sei alla fonte, più la tua proprietà vale».

bill hillary clinton come house of cardsbill hillary clinton come house of cards

 

Negli Stati Uniti si è molto dibattuto sulla questione della verosimiglianza della serie, i giornali hanno raccontato di come a Capitol Hill in molti siano rimasti impressionati dalla precisione della ricostruzione del Congresso e di alcuni meccanismi della sua gestione, frutto di molta ricerca sul campo e del lavoro maniacale del production designer, ma si capisce ben presto che la serie, più che una descrizione della macchina politica americana (ci aveva pensato una volta per tutte The West Wing), vuole essere uno studio di personaggio, un ritratto teatrale di un demiurgo spietato, Frank.

 

La mancata nomina a Segretario di Stato, con cui si apre la prima stagione della serie, è solo un punto di partenza per scatenare la sua reazione, un incidente di percorso che lo costringe a cambiare schema di gioco. Come ci spiega lui stesso, il talento di un uomo si misura sulla fermezza con cui reagisce alle sconfitte. Un traguardo «limitato» si trasforma in un obiettivo grandioso, la vicepresidenza degli Stati Uniti e oltre ancora. Per raggiungerlo, Frank non risponde mai all’etica, all’ansia moralizzatrice, senz’altro non alla legge, ma solo alla propria velenosa intelligenza.

 

HOUSE OF CARDS HOUSE OF CARDS

È un burattinaio spietato che tira nell’ombra le fila del Congresso, pronto a sacrificare tutti in nome della propria rincorsa: senatori e deputati, giornalisti, membri dello staff, persino quelli che, per un breve o lungo lasso di tempo, ha spacciato per suoi amici. Su «Rivista Studio», Anna Momigliano ha scritto: «Il fatto è che Frank Underwood non distrugge propriamente l’avversario. Il più delle volte si limita a facilitarne l’autodistruzione».

 

Aiutato dal suo braccio armato, il misterioso capo dello staff Doug Stamper, Frank sfrutta le debolezze degli altri (che spesso non brillano per acume) per trarne vantaggio: la dipendenza da alcol e sostanze del giovane deputato Peter Russo, l’arrivismo della giovane reporter d’assalto Zoe Barnes.

HOUSE OF CARDS SEX AND POWER HOUSE OF CARDS SEX AND POWER

 

Per farlo si serve di molte doti: la retorica, il ricatto, la seduzione, l’affiliazione lobbista. La sua arma più importante è però la moglie Claire, vera anima nera della coppia, che come lui non conosce limiti d’azione, ben oltre l’immagine canonica della brava moglie dietro ogni uomo di successo. È una Lady Macbeth molto socialite. Tant’è che alcune esponenti femministe negli Usa hanno aspramente criticato la rappresentazione delle donne nel telefilm.

 

I due sono la più riuscita incarnazione dell’istituzione molto americana della power couple, la coppia di potere: più spregiudicati di Hillary e Bill Clinton, glamour quasi quanto Beyoncé e Jay-Z, non agiscono mai senza un secondo fine. Non hanno bisogno di lunghi dialoghi, la loro è una relazione cementata da piccoli rituali, la sigaretta condivisa di notte, gli allenamenti in notturna o all’alba, di corsa nelle strade vuote di Washington D.C.

Robin Wright b cab bbfe b b bdcf Robin Wright b cab bbfe b b bdcf

 

In una lunga intervista a «Variety», lo sceneggiatore principale della serie, Beau Willimon, ha raccontato: «Mi è piaciuta la versione Bbc, ma una delle cose su cui si sofferma poco è il matrimonio. La moglie rimane un personaggio secondario, sullo sfondo. Non volevamo che fosse così nella versione americana. Una delle primissime cose che ho detto a Fincher (regista e produttore, ndr) quando ci siamo parlati è stata: voglio che sia una storia sul matrimonio tanto quanto è una storia sul potere a Washington».

 

ROBIN WRIGHTROBIN WRIGHT

Mentre molta tv si è cimentata nel racconto della crisi dell’istituto matrimoniale, in House of Cards, Frank e Claire danno vita a un matrimonio ferreo e molto riuscito, una sorta di patto con il Male. Esistono come individui ma molto più come parti inseparabili di una strategia di coppia.

 

A lungo ci si chiede se tra i due esista qualche tipo d’intimità fisica: il tradimento, per amore o per interesse, fa parte dei loro accordi non scritti, la verità e la piena trasparenza sono il balsamo che prova a renderlo accettabile. Il romanticismo sembrerebbe un concetto superato, o quanto meno declinato in forme nuove, molto più aggressive: «La amo più di quanto gli squali amino il sangue» spiega Frank, o Francis, come solo lei è autorizzata a chiamarlo.

KEVIN SPACEY NEI PANNI DI RICCARDO TERZO KEVIN SPACEY NEI PANNI DI RICCARDO TERZO

 

L’unica promessa che le fa quando le propone di sposarlo è «che non ti annoierai mai». Il loro è un matrimonio di convenienza (la bisessualità di Frank non è un mistero), ma non solo: tra i due s’intuisce un affetto profondo, persino una specie di cameratismo.

 

Come ha scritto Ian Crouch sul «New Yorker», oltre il potere, il vero tema di House of Cards è il disprezzo: «C’è un senso di disprezzo generalizzato: politici, funzionari, giornalisti e altri personaggi di D.C. hanno tutti una pessima opinione uno dell’altro (nella prima stagione, Frank ha spiegato così il suo rapporto con i colleghi: «Loro parlano e io me ne sto seduto tranquillo a immaginare le loro facce, leggermente salate, in una friggitrice»).

 

DAVID FROST CON MARGARET E DENIS THATCHER DAVID FROST CON MARGARET E DENIS THATCHER

E poi c’è il disprezzo della legge — perché la trama si articola sulla sovversione e la manipolazione di norme e regolamenti e sull’infrazione delle leggi per obiettivi personali e avanzamenti di carriera. L’etica, come i sentimenti, è un ostacolo, che nessuno tiene in considerazione». La serie insegna che non si può scambiare la democrazia «per una scuola di misura e di responsabilità etica»; la sua regola è la dismisura dei mezzi che sopravanzano il fine.

CENA ALLA CASA BIANCA: BARACK OBAMACENA ALLA CASA BIANCA: BARACK OBAMA

 

Ma House of Cards è anche uno show sulla dipendenza (da sostanze e sensazioni), sull’assenza di limiti (il Limite, per i Greci, era considerato una divinità), sull’eccesso: le costolette che Frank consuma in grande quantità nel suo rifugio, la bettola Freddy’s BBQ Joint, non sono altro che la visualizzazione iconica del suo istinto insaziabile.

 

La serie ha un impianto molto teatrale, con la rottura della quarta parete e gli «a parte», con quei dialoghi già pronti per trasformarsi in citazioni e l’eccesso di crudeltà, servito con squisita e calcolata freddezza, di chi si porta dietro una lunga pratica del disprezzo.

 

Michael DobbsMichael Dobbs

Dopo gli omicidi perpetrati e rapidamente dimenticati, i ricatti, l’utilizzo disinvolto della cosa pubblica piegato a fini personali, sviluppare un allineamento emotivo con il personaggio, a suo modo l’ennesimo affascinante sociopatico ritratto dalla serialità contemporanea, è impossibile, ma non è questo il punto. Come ha spiegato il suo creatore Willimon: «Non mi frega niente che le persone lo trovino gradevole, o piacevole. Mi importa che ne siano attratti».

WEST WINGWEST WING

 

D’altronde, pare che persino Obama ne ammiri la capacità di portare a termine complesse operazioni di gestione del Congresso e del partito democratico. La politica non risolve le nostre perplessità né sopprime i nostri mali: non è che un palliativo. Per questo è fatta per i Frank, per i cinici.

scandal star kerry washington draped her baby bump in jason wu scandal star kerry washington draped her baby bump in jason wu

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