sting 23062015

I FIGLI SON PEZZI DE CORE, MA I SOLDI SI DEVONO SUDARE - STING: "QUEL CHE GUADAGNO, SPENDO. NON LASCIO NULLA AI MIEI FIGLI. SANNO CHE DOVRANNO LAVORARE PER VIVERE" - IDEM PER IL CRESO BUFFETT: "NON CREDO NEL TRASFERIMENTO FAMILIARE DEI PATRIMONI"

1 - STING: NON LASCIO EREDITÀ I MIEI SEI FIGLI LAVORERANNO

Vittorio Sabadin per "La Stampa"

 

sting nudosting nudo

Il cantante Sting non lascerà nemmeno una sterlina ai sei figli e lo ha detto loro chiaro e tondo: nella vita dovranno lavorare e cavarsela da soli. Sting, che ha guadagnato finora l’equivalente di 220 milioni di euro con dischi e concerti, non è l’unica persona che ha raggiunto l’agiatezza a pensarla così: un recente sondaggio tra le famiglie più facoltose del mondo ha svelato che una delle maggiori paure dei ricchi è che i loro figli crescano senza motivazioni e ambizioni, visto che il denaro ce l’hanno già.

 

In una lunghissima intervista-confessione al Mail on Sunday, una lettura obbligatoria per i fan del cantante, Sting ammette che buona parte del denaro che ha guadagnato è già sparito e che il restante se ne andrà altrettanto in fretta. Il suo grande circo, perennemente in movimento, ha cento dipendenti che hanno un peso consistente alla voce «uscite».

 

Sting ha comprato qui una unit da ventisei milioni di dollari Sting ha comprato qui una unit da ventisei milioni di dollari

«Quello che guadagno, spendo – ha detto al Mail on Sunday -. Abbiamo un sacco di costi fissi e i soldi se ne vanno. Non penso mai di mettere da parte qualcosa, tipo un trust per i miei figli. Loro sanno che dovranno lavorare per vivere, non mi chiedono mai nulla e non si aspettano nulla, cosa che apprezzo molto». Sting ha aggiunto di essere ovviamente pronto a intervenire per aiutarli in caso di necessità, «ma dovranno avere successo contando solo sui loro meriti, non sul mio denaro».

 

Pochi giorni fa anche Nigella Lawson, la famosa cuoca televisiva quasi strangolata al ristorante dall’allora marito Charles Saatchi, aveva detto che non bisogna lasciare troppi soldi ai figli, «perché non guadagnarsi da vivere rovina le persone». La pensa così la maggior parte dei ricchi, ai quali lo studio Withersworldwide ha chiesto di che cosa avessero paura in un sondaggio che ha coinvolto 1.400 milionari e 16 delle più importanti famiglie europee, asiatiche e nord-americane.

 

Al primo posto c’è la paura di ammalarsi, perché la certezza di vivere sempre in buona salute è una delle poche cose che il denaro non può comprare. Ma al secondo c’è il timore che i figli crescano privi di ambizioni, di stimoli e di obiettivi, pensando che non c’è bisogno di darsi troppo da fare, visto che quasi tutto il lavoro lo hanno già fatto i nonni e i genitori.

Sting And Gulnara Karimova googoosha Sting And Gulnara Karimova googoosha

 

La paura che i figli crescano indolenti e scioperati, incapaci di gestire le aziende di famiglia, è più forte di tutte le altre, compresa quella di vedere ridotto il patrimonio a causa di investimenti sbagliati. Ed è più importante persino del divorzio, che per i super-ricchi è sempre fonte di un mare di guai.

 

Per tenere insieme le famiglie, soprattutto negli Stati Uniti, le classi più agiate ricorrono spesso a progetti caritatevoli, che consentono di avere un obiettivo comune e di dare ai figli una missione da compiere, molto simile a quelle che vengono affidate nel business. Ma questo non cancella le paure: i figli che passano da una vacanza all’altra, da un’auto all’altra e da una ragazza all’altra tolgono il sonno ai padri, che vedono nei loro incubi la fine di tutto quello per il quale hanno tanto faticato.

 

Una delle nonne più ricche d’Inghilterra, la regina Elisabetta, non avrà questo problema: il nipote William, secondo nella linea di successione al trono, ha deciso di trovare un lavoro da 40 mila sterline all’anno, circa 55 mila euro. Farà il pilota dell’East Anglia Air Ambulance, soccorrendo in elicottero feriti e naufraghi.

Trudy Styler moglie di Sting Trudy Styler moglie di Sting

William ha deciso di non volere più essere un «Royal» a tempo pieno: con Katherine e George andrà a vivere nella tenuta di Elisabetta di Sandringham, nel Norfolk, vicino alla sua base di elicotteri. I laburisti già protestano, domandandosi perché siano stati spesi quattro milioni di sterline per restaurare il Kensington Palace se poi i duchi di Cambridge se ne vanno a vivere nel Norfolk.

 

Forse, nelle stanze di Kensington gira ancora il fantasma di Diana, che Kate è la sola a vedere. Forse William ha capito che passeranno ancora un bel po’ di anni prima che, dopo suo padre Charles, il trono tocchi a lui. E così invece di dedicarsi alle inaugurazioni e alle visite nel Commonwealth, ha deciso giustamente di lavorare. Kate e George lo aspetteranno a casa, con la cena pronta e una gran voglia di farsi raccontare le sue avventure.

 

2 - EGOISTI, A VOLTE ANCHE A FIN DI BENE ECCO I MILIARDARI SENZA RAMPOLLI

Roselina Salemi per "La Stampa"

 

«Quando hai tanti soldi, cosa devi fare? Prima, smetti di preoccuparti delle tasse. Poi stai attento a non viziare la tua famiglia. Infine, sii egoista: concediti il piacere di devolvere la tua ricchezza in attività caritatevoli». Parole di Michael Bloomberg, ex sindaco di New York. Fa parte del ristretto club di miliardari, 57, che doneranno la metà dei loro averi a fondazioni benefiche. L’ultimo arrivato è Mark Zuckerberg: è il più giovane e non ha figli, mentre Bloomberg ne ha due, Emma e Giorgina, che comunque non resteranno povere.

 

WARREN BUFFETT ARRIVA ALLA ALLEN CONFERENCE jpegWARREN BUFFETT ARRIVA ALLA ALLEN CONFERENCE jpeg

Andrew Carnegie, grande industriale dell’acciaio, diceva: «Lasciare molto denaro ai figli equivale a lasciare una maledizione». Il finanziere Warren Buffett raccoglie il testimone e spiega: «Non credo nel trasferimento familiare dei patrimoni. Ai miei tre figli voglio dare quanto è abbastanza per fare quello che vogliono, ma non tanto da permettergli di vivere senza lavorare». Perciò l’85% dei beni (34,7 milioni di dollari) andrà in filantropia. Bill Gates, uomo più ricco del mondo nel 2014, ha preso la stessa decisione: «Farei un danno ai miei ragazzi se gli lasciassi tutto, non avrebbero stimolo a dimostrare quel che valgono».

 

Negli Usa, dove la beneficenza può contare su enormi agevolazioni fiscali e la legge consente di disporre liberamente dei propri soldi, senza obbligo, come in Italia, di una quota legittima per i figli. Poi c’è sempre il «fantasma dei Vanderbilt». La tragica eredità di Cornelius, costruttore di ferrovie, è una telenovela che attraversa la storia dagli Anni 30 a oggi, tra processi, divorzi, suicidi.

 

Si capisce perché Gerry Lenfest, diventato miliardario vendendo le sue tv via cavo alla Comcast, abbia cancellato dal testamento figli e nipoti già benestanti: non vuole rovinarli. Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea, preoccupato che Peter, Jonas e Mathias litigassero, ha trasferito buona parte del patrimonio a una fondazione olandese che non è tenuta a pubblicare il bilancio (non sapremo mai quanto c’è in cassaforte). Il suo stile di vita è frugale: viaggia low cost, compra al mercato, ha la stessa Volvo da 15 anni e non spreca un foglio di carta.

WARREN BUFFETTWARREN BUFFETT

 

La sovrabbondanza produce rampolli demotivati, sostiene lo psichiatra Gary Buffone, autore di un manuale sulla «Silver spoon syndrome», la sindrome dei nati con la camicia. La rockstar Gene Simmons, dei Kiss, senza aver letto il libro, ne accoglie la tesi: «I miei figli non diventeranno mai ricchi con i miei soldi».

 

Idem l’attore Jackie Chan che, come Sting, ha manifestato l’intenzione di spendere tutto. Il suo primogenito Jaycee, «se è abbastanza bravo, farà strada». L’ultimo a dirottare il suo denaro verso una buona causa (ricerca sulle malattie cardiache) è stato Gaston Glock, ultraottantenne austriaco re delle pistole. Per chi sperava di ereditare è stato un colpo al cuore.

 

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