GIUSTI REPLICA A BUTTAFUOCO: “NON POSSO ACCETTARE L’IDEA CHE SIA “MEGLIO UN GIORNO DA CINEPANETTONE CHE CENTO DA ‘SI ACCETTANO MIRACOLI”. CIOÈ CHE IL CINEPANETTONE SIA QUALCOSA DI DAVVERO DIVERSO DAL BUONISMO CATTOLICO E UN PO’ PARACULO DI SIANI’’

Marco Giusti a Dagospia

 

MARCO GIUSTI INCAPPELLATOMARCO GIUSTI INCAPPELLATO

Mettiamola così. In neanche sette giorni di programmazione, Si accettano miracoli di Alessandro Siani è arrivato a quasi 10 milioni di incasso (9,684), inseguito da un film forte e ideologicamente pericoloso come American Sniper di Clint Eastwood a 8,4. Da una parte i miracoli di un’Italia favolistica anni ’50, dall’altra le pallottole di una guerra che ancora si combatte e dove il solo miracolo è uscirne vivi.

 

siani  accettano miracoli (1)siani accettano miracoli (1)

Probabilmente il film di Siani arriverà sopra i 14 questo fine settimana e potrebbe anche chiudere a 20 milioni. Non saranno i 50 e passa di Checco Zalone, ma dimostrano che c’è un pubblico ancora disposto a andare al cinema e credere ai miracoli del nostro cinema. Dopo un anno di mezzi e quasi totali disastri al botteghino. Con film che andavano bene quando superavano i 3 milioni.

 

siani  accettano miracoli (2)siani accettano miracoli (2)

Visto che non mi sento né figlio di Pietro Germi né di Carlo Goldoni, magari di Bombolo e Nando Cicero, oltre che figliastro di Dino Risi, Steno e Mario Monicelli, pur concordando con Buttafuoco che non dovevamo tradire “i grandissimi fratelli Vanzina”, non posso accettare l’idea che sia “meglio un giorno da Cinepanettone che cento da Si accettano miracoli”.

 

pietrangelo buttafuocopietrangelo buttafuoco

Cioè che il cinepanettone sia qualcosa di davvero diverso dal buonismo cattolico e un po’ paraculo di Siani. Ricordo a Buttafuoco che il cinepanettone, che pure ha dato film meravigliosi, come Natale sul Nilo, ha avuto soprattutto il ruolo di imborghesire la commedia selvaggia anni ’70 di Banfi, Cannavale e Montagnani, di succhiarla in un unico prodotto, per di più natalizio, e di risputarla come commedia per tutta la famiglia. Indirizzando su Boldi e sulle sue gag in coppia con Christian quel po’ di politicamente scorretto che la commediaccia scorregiona grandemente trainava.

 

Negli anni ’70 credevo che il nemico della commediaccia selvaggia fossero gli ultimi film di Risi e Monicelli. Sbagliavo, perché la fine di quei film, come della commediaccia, ha coinciso da una parte con l’inizio della tv trash da prima serata di Berlusconi (con Fenech, Banfi, ecc.) e con la nascita del cinepanettone da un’altra.

 

GHINI PANARIELLO BELEN CINEPANETTONE jpegGHINI PANARIELLO BELEN CINEPANETTONE jpeg

In qualche modo il cinepanettone ha succhiato, quindi, tutta la commedia italiana, alta e bassa, anche se quella più bassa sembra quasi aver confluito nelle attività private del padrone stesso di quella tv trash. Ora, dopo trent’anni di cinepanettoni, più o meno riusciti, la sua implosione/esplosione ha portata alla proliferazione di una massa di commedie che arrivano a una qualche vitalità di pubblico solo staccandosi il più possibile al modello vanzin-parentiano.

CINEPANETTONE DE SICA jpegCINEPANETTONE DE SICA jpeg

 

E non a caso la più classica e anche la meglio diretta, Ma tu di che segno6?, è proprio quella che ha funzionato meno nei favori del pubblico. In mezzo a tutta questa esplosione di commedia alla ricerca di un nuovo modello forte, trionfa Si accettano miracoli di Siani che, un po’ come Benvenuti al Sud e un bel po’ come Ficarra e Picone e l’ultimo Zalone, ci riporta a un mondo di un’Italia pre-boom, appena uscita dal Neroealismo, in cerca di miracoli rosselliniani e desichiani.

CINEPANETTONE BOLDI DE SICA jpegCINEPANETTONE BOLDI DE SICA jpeg

 

Il film di Siani, nel suo allontanarsi totalmente dai toni del cinepanettone, della commediaccia scorreggiona e della commedia classica, si rifugia appunto nelle vicinanze dell’Amalfi di La macchina ammazzacattiva,  in un mondo dove l’unico tentativo è di ripartire da zero, dal Neorealismo rosa, nella cultura parrocchiale più che provinciale del cinema alla Pane, amore e fantasia.

 

cinepanettonecinepanettone

Come se non avessimo vissuto gli anni di Pierino, di Berlusconi, di Boldi e Christian, come se fosse stato tutto un sogno. O un incubo. Se non capiamo questa voglia di azzerare tutto e di ripartire, di rinnegare il passato trash-berlusconiano della commedia, non capiamo il perché del funzionamento di questo cinema post-post-post-neorealistico e favolistico che accomuna Siani a Ficarra e Picone a Benvenuti al sud. E, sognando un nuovo Zavattini, che non c’è, ci spiega benissimo che il cinepanettone, classic, meta, post, è davvero morto perché siamo noi pubblico a non volerlo più. Con questo sempre viva Bombolo!  

Natale a Beverly HillsNatale a Beverly Hills

 

 

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