claudia cardinale

PUNTO CARDINALE - “CRISTALDI? NON C’ERA UN VERO RAPPORTO - QUANDO ARRIVÒ BURT LANCASTER SUL SET DEL ‘’GATTOPARDO’’, ALAIN DELON GUARDANDOLO DISSE: “MA COME, SCELGONO UN COWBOY PER FARE LA PARTE DEL PRINCIPE?” E INVECE FU STRAORDINARIO”

Antonio Gnoli per “La Repubblica

 

Cardinale ClaudiaCardinale Claudia

Le facoltà meno palesi di una grande attrice sono la timidezza, la solitudine, il corpo che impietosamente muta e malgrado ciò continua a mantenere un senso di mistero. Guardando una grande attrice ci sentiamo solidali con l’immagine che ha donato con i suoi tanti film. Alcuni li abbiamo amati. Altri dimenticati. Ma è come se attraverso di essi non solo scopriamo la sua metamorfosi, ma altresì una parte della nostra storia, del nostro gusto, dei nostri più o meno remoti desideri.

 

È il cinema. Con la sua potenza immaginativa. E la latente comunanza che avvertiamo ci colma di stupefazione. «Non mi sono mai pensata nei termini della grande attrice. Provo disagio di fronte all’immagine di un me altisonante. Non ho mai pensato di diventare come Greta Garbo o Marlene Dietrich. Trovo che recitare sia ancora il più umile e gratificante dei mestieri. Ho fatto 141 film. Ogni volta è stato come scendere dentro il me, nell’oscuro di quel piccolo mondo interiore che svelato equivale a una nascita. Quante volte sono nata nella mia vita?».

garbo greta21garbo greta21

 

Mentre si accende la prima sigaretta Claudia Cardinale lascia cadere l’interrogativo come fosse una carta dei tarocchi gettata sul tavolo: «Non sono superstiziosa, mi piace giocare con i segni zodiacali, sono un ariete dopotutto, ma alla fine penso che il destino è solo nelle nostre mani».

 

Non ha mai avuto la sensazione di perderlo?

«Quando si è in crisi può accadere di pensare che il controllo sulle cose venga meno. È sconcertante apprendere in quei momenti quanto si possa essere deboli o fragili. Ma dopotutto sono stata una donna fortunata che ha guidato bene il suo destino. E penso che non valga la pena prendersi il disturbo di tormentarsi con domande che non hanno via di uscita. Mi sono sempre data una regola elementare: Claudia, vivi non come se fosse l’ultimo giorno della tua vita, ma il primo».

 

Ogni volta la prima volta?

Marlene Dietrich era bisessuale Marlene Dietrich era bisessuale

«Per chi fa il cinema è spesso così. Se non avessi questa passione, il bisogno di meravigliarmi davanti a ciò che faccio, difficilmente avrei retto a lungo. E mi pare tanto più sorprendente quanto più penso ai miei esordi, che furono del tutto casuali».

 

Non era tra quelle ragazzette determinate a farsi strada?

«Avevo 16 anni, vivevo a Tunisi, dove sono nata. Due registi mi videro davanti alla scuola. Cercavano un’adolescente per una piccola parte. Convinsero mio padre, nonostante le mie resistenze. E così debuttai nel ruolo di un’araba tutta velata».

 

Le piacque?

«Non lo so. Provavo un senso di insofferenza. Poi accadde che nell’ultima inquadratura un colpo di vento mi strappò il velo. Si realizzò un primo piano incredibile che fece la gioia del regista. Mi propose una nuova parte in un film che aveva come protagonista Omar Sharif».

 

OMAR SHARIF OMAR SHARIF

E lei accettò?

«Controvoglia. Da un lato era un mondo che mi incuriosiva, dall’altro mi annoiava. Pensavo al set come a una gabbia».

 

Sharif com’era?

«Bello, con occhi dolci e ironici. In seguito diventammo amici. Aveva il demone del gioco. Se lo chiamavo era spesso seduto al tavolo di qualche casinò a tentare la fortuna ».

 

A proposito di bellezza era consapevole della sua?

«Per niente. Pensavo di essere brutta. Poi accadde che vinsi un concorso di miss e come premio c’era un viaggio a Venezia. Fui invitata alla mostra del cinema, dove una delle sezioni era dedicata al cinema tunisino. Cominciò, inaspettatamente, l’assedio di fotografi e produttori. Tutti volevano che facessi cinema. Non resistetti e tornai con il primo aereo a Tunisi. Avevo 18 anni ».

 

Scoprì il lato peggiore del cinema.

Alain Delon e Marine Lorphellin a Cannes Alain Delon e Marine Lorphellin a Cannes

«Come in tutte le cose c’è un lato meno amabile. Molta gente, che aveva cominciato a girare intorno alla mia famiglia, provava a convincere mio padre che il cinema era una gran bella strada da percorrere. E alla fine papà mi fece vedere la tante lettere e telegrammi che mi riguardavano. Timidamente mi disse: forse varrebbe la pena tentare. Fu così che giunsi a Roma ed entrai al centro sperimentale di cinematografia».

 

Dove viveva a Roma?

«Da una zia che abitava fuori città. Prendevo l’autobus per tornare a casa. Mi avvertirono del rischio della “mano morta”. Io dissi cos’è questa “mano morta”? E la zia ridendo: lo capirai subito quando sentirai uno che furtivamente ti palpeggia il didietro».

 

E accadde?

«Ahimè sì. Mi girai furente verso un signore che scappò via».

 

renato  salvadorirenato salvadori

Di che anni parliamo?

«Era il 1956. Dopo l’esperienza del “Centro” tornai a Tunisi decisa nuovamente a mollare tutto. Insomma ce ne ho messo prima di convincermi che quello sarebbe stato il mio mondo».

 

Il suo primo film vero, o meglio importante, fu una parte nei Soliti ignoti. Cosa ricorda di quell’esordio?

«Era il 1958 e quello fu l’inizio della commedia all’italiana. Nel film facevo il filo con Renato Salvadori che fingeva di essere mio fratello: “Sono Michele, dimenticai le chiavi”. E io, virtuosa, gli sbattei la porta in faccia. Lo feci con una tale violenza che Renato si ferì a un occhio. Monicelli, finita la scena, mi urlò: “Claudia nel cinema si fa finta. Ricordatelo, niente è vero pur essendo tutto vero!”»

 

Che ricordo ha di Monicelli?

«Un uomo all’apparenza burbero. Penso a lui con infinita gratitudine. Un paio di anni prima che morisse ci vedemmo a Parigi per un omaggio che il cinema francese gli riservò. Salì sul palco, ero in prima fila. E quando mi notò disse: “ Vedete quella ragazza, Claudia, lei ha cominciato con me”. Fu emozionante. Pur nella diversità mi ricordava in alcuni tratti Pietro Germi».

 

monicellimonicelli

Altro regista insolito.

«Bravissimo e sottovalutato. Era chiuso, introverso come me. Bastava guardarsi negli occhi per capirsi».

 

Non dà l’idea di essere introversa.

«Non amo la folla. Mi piace stare per conto mio».

 

Il successo non la coinvolge?

«Faccio di tutto per non esserne travolta».

 

L’apice fu raggiunto nel 1963 quando girò contemporaneamente Il Gattopardo e Otto 1/2.

«Dovevo dividermi tra due “mostri” governati da pulsioni opposte. Con Luchino sembrava di stare a teatro. Con Federico il set era una specie di happening. Tutto avveniva sotto il segno dell’improvvisazione».

 

PIETRO GERMIPIETRO GERMI

Con chi si è trovata meglio?

«Visconti era maniaco dei dettagli. Qualunque cosa doveva essere perfetta. Fellini non aveva copione. Andava spesso a braccio. Con Luchino diventammo amici. Si vedeva il festival di Sanremo, si andava a teatro. Mi sentivo adottata. Facemmo insieme l’ultimo viaggio a Londra, per un concerto di Marlene Dietrich. Scoprii che erano amici. E fu una sorpresa. Quando si videro a cena lei scoppiò a piangere».

 

E lui?

«Si divertì a consolarla. Sapeva intuire la parte nascosta delle persone. Cosa che gli tornava utile nella preparazione di un film. Ricordo che quando arrivò Burt Lancaster sul set del Gattopardo, Alain Delon guardandolo disse: “Ma come, scelgono un cowboy per fare la parte del principe?” E invece fu straordinario. Povero Alain».

 

Eravate amici?

«Lo siamo tuttora. Profondamente. Ha avuto qualche vicissitudine con un figlio e la compagna che lo ha lasciato. Ma ci sentiamo spesso».

 

LUCHINO VISCONTI LUCHINO VISCONTI

A proposito di figli, lei ha raccontato che quando tornò a Tunisi scoprì di essere incinta.

«Non vorrei parlarne».

 

Non è una colpa.

«È il privato. Comunque se ho deciso di fare cinema fu per quel bambino, per sentirmi indipendente».

 

Non deve essere stato facile.

«Non lo era. Con l’aggravante che Franco Cristaldi, il mio produttore, mi consigliò, per esigenze di carriera, di tenere nascosta la cosa. Di non dare scandalo».

 

E accettò?

«Per un po’ sì. Alla fine decisi di dirlo. Mi sentii una donna libera nel profondo. Posso accendermi una sigaretta? »

 

Prego.

«Imparai a fumare dopo che Visconti mi obbligò a farlo in Vaghe stelle dell’orsa».

 

Dopo il successo con Visconti, ha recitato a Hollywood.

lapresse federico fellinilapresse federico fellini

«Il mio primo film americano, regia di Henry Hathaway, fu con John Wayne e Rita Hayworth. Una sera Rita entrò nella mio camerino e disse una cosa che mi fece piangere: anch’io una volta ero bella come te. Lo disse con una pena infinita nelle parole. Era palesemente alterata. C’era in lei un insormontabile senso di decadenza, ma per me continuava a essere Gilda».

 

Cos’è la bellezza per una donna bella?

«Non è un traguardo, ma uno strumento. Uno dei primi articoli su di me fu Pasolini a scriverlo. Disse che la mia bellezza era contenuta nello sguardo».

 

Lo ha conosciuto?

«Bene. Perché in quel periodo cominciai a frequentare Alberto Moravia».

 

So che le dedicò un libro.

«Un libro nato dopo una lunga intervista».

lancaster burtlancaster burt

 

Che sensazione le faceva il grande scrittore?

«Non lo conoscevo. Andai la prima volta a casa sua per questa famosa intervista. Lo trovai seduto davanti alla macchina da scrivere. Lievemente rigido. Ero imbarazzata».

 

Perché?

«Mi disse che di un’attrice gli interessava il corpo. Le sensazioni che quel corpo provava. Mi fece delle domande di sconcertante semplicità. Quando si alza la mattina cosa fa come primo gesto. Quando è in bagno, nella vasca, cosa pensa. E così via».

 

Cosa la colpì di quell’incontro?

«La totale assenza di pretenziosità intellettuale. Io non me la tiravo e neppure lui».

 

Non si è mai sentita una diva?

«Mai. Ho sempre detto: giudicatemi per i film che ho fatto, non per la mia vita privata. Il divismo confonde i due piani».

Pier Paolo Pasolini Pier Paolo Pasolini

 

Però la vita privata si è intrecciata con il suo lavoro.

«A cosa pensa?»

 

Tornerei per un attimo sulla figura di Cristaldi. Si ha la sensazione che ne abbia sofferto la presenza.

«Mi amareggiarono certe imposizioni, certe durezze. Abbiamo avuto un rapporto che non è mai stato tale veramente».

 

Spesso ha condiviso la sua vita con uomini particolarmente tosti.

«Mi piacciono forti, ma giusti. Come Pasquale Squitieri».

 

Che ruolo ha avuto?

«È stato l’uomo della mia vita».

 

Perché è stato?

«Da tempo non stiamo più insieme. Però continuiamo a sentirci spesso. Abbiamo tra le altre cose una figlia in comune».

 

franco cristaldifranco cristaldi

Ha sofferto per la conclusione?

«No, il problema fu anche mio quando decisi di trasferirmi a Parigi. Ora vivo lì. Sola. Tranquilla. In una bella casa davanti alla Senna».

 

Avverto una leggera malinconia.

«È la tristezza per tutto quello che non torna più. Com’eri tu e come erano i tuoi amici. Rividi qualche tempo fa Il Gattopardo, nella versione restaurata da Martin Scorsese. Fu una serata strana. Avevo accanto Delon che per tutto il film mi tenne la mano. Sembrava volesse staccarmela. Poi lo sentii piangere. E gli chiesi che accade, Alain. Siamo gli unici rimasti vivi, disse. Questa è la grande tristezza. Steve McQueen che ospitavo a Roma, Cary Grant con cui andai insieme a un concerto dei Beatles a Los Angeles; Marcello e Vittorio con cui ho esordito. Gente che ho amato, o magari detestato, e che non c’è più. Cosa resta?»

 

Cosa resta?

«Qualche ricordo e un po’ di fede».

Pasquale Squitieri Pasquale Squitieri

 

Un po’ quanta?

«Abbastanza per entrare in una chiesa. L’importante che sia vuota. Mi dà fastidio essere riconosciuta».

 

Il successo le pesa?

«Non ci credevo al successo. Mi sembrava un evento assurdo. Poi invece è arrivato».

 

Moravia le chiedeva del corpo. Come lo vive oggi?

«Non mi piacciono le attrici che si rifanno. Ti guardi allo specchio e non sai più chi sei. Non si può fermare il tempo. Non ne faccio un dramma. Ciò che passa attraverso lo schermo è soprattutto la capacità di comunicare emozioni».

 

Lo schermo non mente?

«Oppure mente troppo. A volte fa sognare».

 

Lei sogna?

«Sì, vado a letto tardi. Chiudo gli occhi e vorrei vedere il volto delle persone care».

 

MORANTE PASOLINI MORAVIA MORANTE PASOLINI MORAVIA

I sogni sono involontari.

«Quelli tendo a dimenticarli. Da piccola sognavo spesso di gettarmi da una finestra. Ci penso sempre quando mi affaccio dal balcone della mia casa parigina. Penso a quel sogno e alla mia Africa».

 

Con quale stato d’animo?

«Mi viene da piangere al pensiero di cosa accade in quel continente. Sono impegnata con diverse organizzazioni umanitarie. Ci sono le donne da difendere, i bambini da proteggere, la natura da preservare, le malattie da sconfiggere. La gente non ha quasi mai la parola. O la si interpella solo demagogicamente. Vorrei che ricominciassimo da qui».

Ultimi Dagoreport

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”