RE GIORGIO, CI MANCHERAI TANTO – L’ABDICAZIONE DI BELLA NAPOLI HA PRODOTTO UN MAREMOTO DI LACRIME E SALIVA – RENZIE TWITTA LA SUA “COMMOZIONE”, LA BOLDRINMEIER PIANGE “IL FONDAMENTALE RIFERIMENTO” E GRASSO SI AVVIA TUTTO COMPRESO ALLA REGGENZA

Marco Travaglio per il “Fatto Quotidiano

 

SCALFARI NAPOLITANOSCALFARI NAPOLITANO

Da una lacrima sul viso, uno capisce molte cose. Ma qui si esagera: è un’alluvione, un’inondazione, una cascata, un diluvio. Peggio dei funerali di Stalin, di Mao, di Kim il-Sung, peggio dell’attentato a Togliatti. Facce da Urlo di Munch assistono attonite e sconvolte all’imprevedibile dipartita, fingendo di averla scoperta ieri mattina: l’abdicazione di Re Giorgio I e II di Borbone. Che per fortuna è vivo e vegeto. E mica trasvola a Cascais: trasloca di 360 metri, dal Quirinale in via dei Serpenti nel rione Monti (potenza della toponomastica).

 

NAPOLITANO RENZINAPOLITANO RENZI

Abbiamo sempre detto che il momento migliore della sua presidenza sarebbe stato quello delle dimissioni, e così è stato: Napolitano ci ha lasciati senza fanfare, trombette e rulli di tamburi, con una cerimonia sobria e a ciglio asciutto. Ma s’è scordato, durante gli onori militari, di dare il “riposo” alle lingue felpate dei suoi corazzieri, turiferari e laudatori, e alle loro ghiandole lacrimali e salivari. Che, in mancanza di contrordini, hanno continuato a secernere freneticamente.

 

renzi grasso napolitano boldrinirenzi grasso napolitano boldrini

Resta con noi, non ci lasciar. Salve Re Giorgio, a Te sospiriamo, gementi e piangenti, in questa valle di lacrime. Matteo Renzi si scioglie come il sangue di San Gennaro: “#GraziePresidente. In questo momento la figura di Giorgio Napolitano deve richiedere gratitudine, emozione e commozione per il lavoro svolto”. Piange a dirotto Laura Boldrini, novella Madonna di Civitavecchia, dinanzi al venir meno del “Fondamentale Riferimento”.

 

boldrini napolitanoboldrini napolitano

Sgocciola come vite tagliata Piero Grasso, che rischia di inciampare nelle sue proprie lacrime nel tragitto da Palazzo Madama a Palazzo Giustiniani, dove sarà per ben due settimane il Reggente, anzi l’Autoreggente. Poi, dalle agenzie ai social network, è un’incontenibile tracimazione di liquidi, che rende impossibile la raccolta differenziata con la separazione dell’umido dal secco, delle lacrime dalle bave e dalle salive.

 

Allusiva Anna Paola Concia: “#GraziePresidente#Napolitano per tutto, anche per quel 17 maggio 2010 che organizzammo insieme e non dimenticherò”. Bersani è fedele al suo alter ego crozziano: “#GraziePresidente. Come si dice dalle mie parti: ci hai tenuti all’onor del mondo!”. Nunzia De Girolamo invoca una “figura autorevole che rappresenti tutti”, e lei di autorevolezza se ne intende, infatti stava con B. e ora sta con Alfano. Andrea Sarubbi elogia in Lui “il busto ortopedico” di un “Parlamento tutto fratturato”.

 

BLDRINI NAPOLITANO GRASSO BLDRINI NAPOLITANO GRASSO

Roberto Speranza, con un pensiero al proprio cervello, avverte una #percezionedivuoto” e c’è da capirlo. Corrado Passera, già ministro di nessuno, esalta il “Presidente di tutti”. Anzi, più che un Presidente, “una roccia in questi anni di bufere”, rincara Franceschini. Tal Francesco Nicodemo prende a prestito tal Baruch Spinoza (“Lo sforzo di fare bene a chi ci ama e si sforza di farci bene, si chiama riconoscenza o gratitudine”), una volta sinceratosi che sia morto e non possa dirgliene quattro. Il bosco dei salici piangenti è fitto e irrorato, ma non c’è niente da fare: quando gli scappa, gli scappa.

   

il presidente napolitano con grasso e malago foto mezzelani  gmt118il presidente napolitano con grasso e malago foto mezzelani gmt118

La Minzion d’Onore spetta di diritto a Eugenio Scalfari. Il quale, vedovo inconsolabile, riscrive in due pagine di Repubblica la storia della Repubblica e dell’Europa intera per consegnare alla Storia il santino di San Giorgio vergine e martire. Previo riferimento obbligatorio a papa Francesco, rivela che il giovine Napolitano, nel 1944 a Napoli, era iscritto ai Guf (i Gruppi universitari fascisti), ma non perché fosse fascista: anzi, era un “antifascista senza partito di riferimento”.

 

Poi, quando fu proprio sicuro che il fascismo aveva perso, sei mesi dopo la Liberazione, “aderì al Pci”, ma non perché fosse comunista: anzi, il suo era un misto di “marxismo, rivoluzione liberal-gobettiana e liberalsocialismo dei fratelli Rosselli e di Giustizia e Libertà”. Resta da capire perché non entrò nel Partito d’Azione o nel Psi o nel Pli, che a quelle culture si ispiravano. E la rivolta d’Ungheria schiacciata nel sangue dall’Armata Rossa nel 1956?

 

ENRICO BERLINGUER TRA LA FOLLA ENRICO BERLINGUER TRA LA FOLLA

Scalfari la sa lunga: “Napolitano, per quanto ne so, rimase profondamente turbato da quella repressione”. Talmente turbato da pronunciare l’elogio ufficiale del Pci alle truppe sovietiche: “Evitando nel cuore dell’Europa un focolaio di provocazioni”, hanno “contribuito in misura decisiva, oltreché ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss, ma a salvare la pace nel mondo”.

 

Ma questo è meglio non dirlo. Scalfari tralascia pure l’applauso di Napolitano al Pcus che espelle ed esilia Alexsandr Solzenicyn e passa rapidamente alla repressione sovietica della Primavera di Praga nel 1969: lì, fa sapere, Napolitano e tutti i miglioristi furono “pubblicamente contro Mosca”. Strano, perché proprio in quell’anno Napolitano è membro del Comitato centrale che espelle i dissidenti del “manifesto”, molto critici sui fatti di Cecoslovacchia.

 

Un agile balzo, e oplà: eccoci a Berlinguer, di cui Napolitano fu il più duro oppositore, specie sulla questione morale per non disturbare Craxi, ma anche questo non si dice. Il pezzo forte dell’agiografia è la storia della rielezione di Sua Maestà nell’aprile 2013. “Altre soluzioni non c’erano, dopo il voto negativo contro Prodi”. C’era Rodotà, ma non si dice. “Il motivo è semplice: alcune riforme assai urgenti non erano state ancora votate”: e ti credo, c’erano appena state le elezioni e non c’era ancora un governo.

craxi  napolitanocraxi napolitano

 

“Il governo Renzi e l’interesse generale del Paese avevano bisogno che quel percorso procedesse”. Per la verità, Renzi era sindaco di Firenze e al governo c’era ancora Monti in prorogatio, ma che sarà mai un anno in più o in meno di fronte alla Storia? Enrico Letta è proprio rimosso: si prega di cancellarne l’effigie dalle fotografie ufficiali, come ai bei tempi di Baffone.

 

E non basta: senza la rielezione di Napolitano, spiega Scalfari, ci sarebbero state “nuove elezioni” e “la fine della legislatura avrebbe dovuto utilizzare la legge esistente per volontà della Corte costituzionale dopo l’annullamento del Porcellum, con un sistema proporzionale che avrebbe quasi certamente creato due diverse maggioranze tra Camera e Senato e quindi una totale ingovernabilità”: peccato che nell’aprile 2013 il Porcellum fosse più vivo che mai (la Consulta lo cancellò solo a dicembre, otto mesi dopo). L’ultima perla, al netto del sobrio paragone con Sisifo, è sul Padre dell’Europa Unita: Napolitano “la pensa come Altiero Spinelli, come De Gasperi, Adenauer e quegli statisti...”.

 

CALDEROLI PORCELLUM CALDEROLI PORCELLUM

Ma certo, come no: infatti negli anni 50 il suo Pci s’oppose a tutte le tappe dell’integrazione europea, nel 1957 votò contro la ratifica dei Trattati di Roma che istituivano la Cee e l’Euroatom, e ancora nel 1978 Napolitano sparò contro l’ingresso dell’Italia nello Sme (sistema monetario europeo). Un’antemarcia a sua insaputa. Tutti errori che, con modico ritardo di mezzo secolo, Napolitano ha poi riconosciuto. Ma è meglio non parlarne. Siamo tutti Charlie, ma così così. Je suis Charlie, ma solo lì e non qui. In casa d’altri, viva la satira e la critica libera al potere. In casa nostra, meglio non esagerare. Scherza coi santi, ma lascia stare i fanti. E i regnanti.

 

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...