gore vidal 9

TI PRENDO E TI PORTO VIDAL (GORE) - VITA, OPERE E OMISSIONI DI UN AUTODIDATTA GENIALE - SBAGLIO’ SULL’AIDS MINIMIZZANDO LA GRAVITA’ DELL’EPIDEMIA - I CELEBRI DUELLI TELEVISIVI CON IL CONSERVATORE WILLIAM F. BUCKLEY: FURONO LORO A INVENTARE LA RISSA TV

Matteo Persivale per il “Corriere della Sera”

 

GORE VIDALGORE VIDAL

Come si scrive la biografia di un autore che, in vita, ha pubblicato le sue memorie in due bestseller (Palinsesto e Navigando a vista, editi in Italia entrambi da Fazi), ha parlato di sé (era il suo secondo tema preferito, dopo quello della Storia americana) in decine di articoli e ha plasmato con infinita cura la sua immagine tra apparizioni nelle università, in tv, e al cinema? E, come se non bastasse, ha gestito in prima persona una biografia autorizzata e documentatissima (scritta da Fred Kaplan, biografo di Henry James, Dickens, John Quincy Adams e Lincoln, nel 1999)?

 

Fortunatamente la vita di Gore Vidal (1925-2012) è un argomento così affascinante che in soli 3 anni dopo la morte sono già usciti 3 libri e 2 film a lui dedicati. I primi 2 libri si sono rivelati deludenti: uno, In bed with Gore Vidal di Tim Tee- man (il titolo dice tutto) va a grufolare nei dettagli della vita sessuale citando aneddoti di seconda o terza mano su persone morte da tempo e dunque legalmente non in grado di querelare.

 

L’altro, Sympathy for the Devil di Michael Mewshaw, racconta con sgradevole pusillanimità il Vidal privato, il terribile alcolismo, la frequente e sprezzante crudeltà verso chi lo circondava (colpisce che l’autore di questo libro si dica tuttora amico di Vidal).

 

VIDAL COVERVIDAL COVER

È andata meglio con i due documentari: uno, United States of Amnesia, racconta la sua vita attraverso i materiali d’archivio (il nonno senatore e il padre imprenditore dell’aviazione civile, la guerra, il debutto come romanziere a 19 anni, il coming out scandalosissimo nel 1949, Broadway, Hollywood, i Kennedy, gli amici famosi, i bestseller, i viaggi, le ville di Ravello e Beverly Hills)

 

e qualche intervista con il Maestro (così lo chiamava in pubblico il compagno di mezzo secolo di vita, Howard Austen) rispettosa ma senza fare sconti. L’altro film, Best of Enemies, racconta i celebri duelli televisivi del progressista Vidal con il conservatore William F. Buckley: furono loro a inventare la rissa tv.

 

VIDALVIDAL

Adesso un terzo saggio, Empire of self (Doubleday), scritto dal poeta e critico (biografo di Steinbeck e Robert Frost) Jay Parini che di Vidal fu amico e lo dichiara già nella prefazione. Parini era stato scelto da Vidal come biografo ufficiale e saggiamente rifiutò perché sapeva che la spaventosa suscettibilità di Vidal avrebbe distrutto la loro amicizia.

 

Aveva ragione: Vidal scelse Kaplan, lo guidò, ma alla fine stroncò il suo libro, che riteneva inadeguato e che coprì di commenti malevoli. In realtà non un brutto libro, ma poco brillante e sottolinea cose che a Vidal, così narciso, dispiacevano (le umili origini di suo padre, le prodigiose mangiate e bevute che hanno caratterizzato la vita di Vidal dai 40-50 anni in su). Ecco allora l’accordo tra Vidal e Parini: una biografia sì autorizzata — basata su 25 anni di frequenti conversazioni — ma da pubblicare soltanto dopo la morte del romanziere.

 

Così nacque questo «impero del sé» che racconta Vidal con la finezza del critico, l’empatia dell’amico ma il realismo del giornalista: Parini non fa killeraggio post mortem ma neppure chiude gli occhi davanti alle mille contraddizioni di Vidal.

VIDAL 3VIDAL 3

È proprio questo dosaggio che rende Empire of Self la biografia che mancava nel canone vidaliano.

 

L’approccio di Parini è stato subito apprezzato da tanti lettori importanti e diversissimi (Gay Talese, Erica Jong, Brad Gooch) perché da una parte analizza con attenzione i romanzi di Vidal, descrivendo la grandezza — e i limiti — del suo progetto così ambizioso: la stesura — attraverso una carriera lunga decenni — di un corpus che raccontasse la biografia dell’America dai Padri Fondatori ai giorni nostri (un ruolo, quello di romanziere biografo del suo Paese, osserva giustamente Parini, che ha aperto la strada a un piccolo esercito di romanzieri storici arrivati a un genere che 50 anni fa non era popolare come oggi).

main vidal varticle main vidal varticle

 

Ma Parini non dimentica quelle che Vidal chiamava «opere dell’immaginazione», i romanzi postmoderni come Duluth (molto ammirato da Italo Calvino) e Myra Breckinridge che nel 1968 raccontò un uomo transgender (la sua versione dell’Orlando di Virginia Woolf), al momento della loro uscita poco considerati dai critici americani per una serie di ragioni che Parini illustra: l’odio dell’autodidatta Vidal per gli accademici, che ovviamente non lo rese popolare tra i professori che dettavano l’agenda critica , il suo passare così disinvolto dalla scrittura per Hollywood ai romanzi e ai saggi, le continue apparizioni in tv.

 

vidal  vidal

Parini racconta il Vidal narratore, il saggista, il drammaturgo. A volte era taglien- te anche con gli amici, usando un linguaggio volutamente greve e allergico alla correttezza politica («Non sapevo che accettassero anche i terroni», gelò il povero italoamericano Parini che gli aveva appena detto di aver vinto una borsa di studio per Oxford) e ammetteva di essere incapace di tollerare uno sgarbo (vedi le lunghe cause civili contro William Buckley e Truman Capote per futili motivi: «Dopo una certa età i litigi sostituiscono il sesso»).

 

VIDAL TIMEVIDAL TIME

Almeno una delle sue storiche inimicizie, quella con Norman Mailer, finì con una sorta di prudente, guardinga pace: Mailer ammise di ammirare, di Vidal, la mo- struosa cultura, e Vidal stimava se non il Mailer scrittore il Mailer intellettuale e il suo assoluto rispetto per il ruolo dello scrittore nella società.

 

Parini cita le battute più caustiche — «Ogni volta che un amico ha successo, qualcosa dentro di me muore», «La presidenza di Ronald Reagan resta un bizzarro episodio nella storia americana»,

 

«Sono un rompiscatole che pensa che non esistano problemi che non si possano risolvere: basta che tutti facciano quello che dico io» — ma non chiude gli occhi davanti alle molte contraddizioni: il «Tory populista» che difese sempre i poveri scrivendo negli studi delle sue meravigliose ville a Ravello e Beverly Hills piene di libri antichi e opere d’arte e assoldando a scopi sessuali giovani proletari che li quidava come «merce»;

 

il gay dichiarato che ripeté sempre di essere bisessuale («Se lui è bisessuale io sono Gengis Khan», disse a Parini il compagno di vita di Vidal, Austen); il maschio democratico che negli anni Sessanta alla tv disse che «gli uomini contrari alle istanze delle femministe sono moralmente paragonabili agli schiavisti» ma che da vecchio, a un festival letterario, a una signora di una certa età che lo definiva «uno dei più grandi omosessuali del nostro tempo» rispose: «Portatemi via questa tr...».

lo scrittore gore vidal alla villa di ravellolo scrittore gore vidal alla villa di ravello

 

Vidal sbagliò sull’Aids, minimizzando la gravità dell’epidemia e negando alla comunità gay l’autorità della sua voce ascoltata nel mondo. Il suo amico-biografo dà vita a un Vidal profondamente umano: il ragazzino che odiava la madre e per scappare da lei si arruolò e andò a combattere i giapponesi invece di iscriversi a Harvard — odiava, di sua madre, l’egoismo e l’al- colismo che la uccise — ereditò da Nina proprio egoismo e alcolismo.

 

gore vidal sulla terrazza della rondinaiagore vidal sulla terrazza della rondinaia

La morte di Howard nel 2003 è l’inizio del tramonto, lungo e umiliante di Vidal («Voglio solo morire»), che Parini racconta con umanità senza omissioni: l’alcolismo fuori controllo, l’incontinenza, le allucinazioni, la perdita della facilità nello scrivere che l’aveva accompagnato fin da bambino (era capace di scrivere trenta pagine in una mattina: romanzi storici di straordinaria complessità come Lincoln e 1876, che gli valse la copertina di «Time», furono scritti in meno di un anno). Vidal portato in sedia a rotelle dal suo infermiere al bar del Beverly Hills Hotel dove andava da ragazzo, e dove da vecchio tornava con Howard.

la rondinaia   ravello 1la rondinaia ravello 1

 

GORE VIDAL GORE VIDAL gore vidal al lavoro alla rondinaiagore vidal al lavoro alla rondinaiaGORE VIDAL GORE VIDAL GORE VIDAL 9GORE VIDAL 9

Vidal sul letto di morte nella villa di Beverly Hills, davanti a una grande tv al plasma che trasmette i dvd con le sue apparizioni tv, che muore da imperatore circondato dalle visite degli amici famosi di Hollywood, e chiede a Parini soltanto una cosa: «Raccontami di Howard».

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…