bottura 9

TRA LA VIA EMILIA E SOTHEBY’S - METTI UNA SERA LO CHEF MASSIMO BOTTURA NEL TEMPIO NEWYORCHESE DELL’ARTE: IN TAVOLA UN PIATTO CON LA PARTE CROCCANTE DELLA LASAGNA - “ABBIAMO SPACCATO LA TRADIZIONE COME UN VASO DI 2000 ANNI, SENZA RIGETTARLA”

Mattia Ferraresi per “il Foglio”

 

BOTTURA 4BOTTURA 4

C’è un momento, appena prima dell’inizio della cena, in cui Massimo Bottura circola nella zona franca fra la cucina e la sala guardandosi le New Balance, una mano sulla bocca e la testa chissà dove.

 

L’immagine del respiro prima del tuffo è, oltre che pigra, anche poco calzante: il tuffatore deve eseguire in modo perfetto la figura interiorizzata, provata fino a indurre un automatismo, lo chef deve guidare uno sforzo collettivo complesso e pieno di incognite, dove non tutto dipende da chi ha le mani sul volante.

 

E’ più un regista teatrale o un vecchio generale che s’apposta sulle colline, se non scandalizza l’immagine bellica, e nel tetris cerebrale incastra lo svolgimento della serata, mette in fila certezze e punti deboli, le cose note e quelle che non si possono immaginare, tipo l’impianto elettrico che non regge la domanda di calore in mezzo alla mantecatura del risotto cacio e pepe.

 

Una seccatura notevole, anche se in cucina, quando poi succede per davvero, nessuno esclama “che seccatura notevole!”. In una cucina che non conosci è tutto più difficile. In una cucina che non è proprio una cucina ma uno spazio riadattato, con le piastre elettriche da una parte e l’acqua da un’altra, con il personale di sala assoldato dal committente, i camerieri che non sembrano appena usciti dalla West Point del servizio a tavola, il numero delle variabili aumenta e il coefficiente di difficoltà si gonfia come un soufflé.

 

BOTTURA 2BOTTURA 2

Anche nel momento della concentrazione e della solitudine il cuoco, tipo umano a sangue caldo, scambia qualche battuta con il cronista che gli sta fra i piedi: “Questo è il momento in cui sale la tensione, pensi a tutto, metti le cose in ordine. Qual è la cosa che mi preoccupa di più? La velocità del servizio”. Che all’orecchio del neofita può sembrare un pensiero minore.

 

Ma là fuori ci sono un’ottantina di collezionisti d’arte newyorchesi invitati da Sotheby’s a una cena al decimo piano del quartier generale della casa d’aste, a Manhattan. I tavoli, sobri e impeccabili, sono stati allestiti da una pattuglia di professionisti nel mezzo della galleria d’arte contemporanea, circondati da Fontana, Bacon, Koons, Hirst, Twombly, Pollock, Basquiat, Lichtenstein, opere silenziose che a tratti appaiono più vivaci di alcuni dei loro potenziali acquirenti.

 

A vegliare sulle operazioni c’è lo sguardo ironicamente severo del Mao di Andy Warhol, uno sguardo che qualche giorno più tardi è stato venduto per quarantasette milioni e mezzo di dollari. Gli ospiti che sorseggiano Franciacorta mentre fanno “mingling” non sono collezionisti, sono i padroni dell’universo dell’arte, è una crème transnazionale spremuta fuori da una scena di “Back to Blood” di Tom Wolfe, e la disinvoltura di questa tribù artistica si deduce dai calzini a righe, dalle tonalità più che informali, dagli accenti britannici, dal fatto che non tutti gli uomini indossano la cravatta.

 

BOTTURA SOTHEBYSBOTTURA SOTHEBYS

Per i collezionisti di medio livello o per la new money spaccona che si vuole buttare sull’arte Sotheby’s organizza ottimi aperitivi dove sguinzaglia l’esercito di critici e pierre, mette insieme domanda e offerta, allarga il bacino d’utenza; per le teste di serie invita Bottura e la sua Osteria Francescana.

 

L’appartenenza comune degli ospiti alla classe dei fuoriclasse rende fuori luogo l’eccesso esplicito, la stravaganza da red carpet, e in sala ci sono giusto alcuni spessi strati di fondotinta – anche i padroni dell’universo dell’arte raggrinziscono – che ricoprono altrettanto spessi strati di ego.

 

L’invitato di questo tipo di serate non è un facoltoso acquirente, è un iniziato. E l’iniziato tende a notare se viene servita cinque minuti dopo l’iniziato del tavolo a fianco, lo stesso con cui poco prima condivideva sorridente una scaglia di Parmigiano-Reggiano di 32 mesi innaffiata con un filo di aceto balsamico di 49 anni sullo sfondo di un Cy Twombly da 70 milioni di dollari. Tende a notare e a indispettirsi con garbo.

Inoltre, sono iniziati di New York, la città dove la gente in ascensore preme compulsivamente il bottone per chiudere le porte e i tassisti danno un colpo di clacson prima ancora che il semaforo diventi verde, una città che non ha tempo di aspettare un cameriere svogliato.

 

BOTTURABOTTURA

Si capisce meglio perché Bottura è preoccupato della velocità del servizio più che della qualità della cena, sulla quale ha certezze granitiche. Anche da questi dettagli passa la differenza fra un ottimo chef e tre stelle Michelin. I camerieri si mettono in fila, nei piatti hanno un trionfo a forma di mela di sapori autunnali scovati al mercato di Union Square, con un titolo cinematografico: “Autumn in New York”. Quando i primi quattro sono pronti, il capocameriere francese apre le danze: “Go!”. E tutti dietro: “Go, go, go, gooooo!”.

 

Bottura parla dei vasi rotti di Ai Weiewei e di “palato mentale”, chiama i suoi piatti “compressioni masticabili delle mie passioni”, una sintesi pseudofuturista, dialoga con i piani alti della cultura internazionale, racconta degli scienziati giapponesi che studiano l’abbinamento parmigiano-balsamico, che è un trattato palatale di filosofia zen, ospita all’Osteria Francescana Renzi e Hollande che discutono di bombardamenti allo Stato islamico, e poi dice “darci a mucchio”, un meraviglioso emilianismo di andamento popolare. Non che voglia darci a mucchio – cioè gettare la spugna – proprio ora, s’intende, parla di fantasmi del passato.

 

Dice proprio così: “Ho avuto una vita talmente difficile all’inizio in questo campo che più volte ho avuto voglia di darci a mucchio”. Ha lavorato a New York, a Monaco, in Spagna, in Francia, gira costantemente per il mondo, vive negli aeroporti, ha un ristorante a Istanbul, parla seduto a un tavolo del bar di un tempio dell’arte mondiale, ha il tratto scapigliato del genio cosmopolita, ha sposato un’americana e scelto un giapponese come suo scudiero nella cucina di una città orgogliosamente provinciale, ma l’accento modenese non è arretrato di un centimetro.

 

Pier Vittorio Tondelli, altro genius loci emiliano, diceva che la gente di quelle parti ha “una sorta di attaccamento buio alla propria terra”, senonché in Bottura non c’è molto di buio, tutto si svolge nella parte più calda dello spettro degli umori.

BOTTURA 2BOTTURA 2

 

Si fa giusto un po’ pensoso quando si nomina il Campazzo, la trattoria degli inizi, una casa di campagna sulle strade che s’inoltrano nella bassa, nel punto in cui il Secchia e il Panaro, che sono il Tigri e l’Eufrate della mezzaluna fertile modenese, sono più vicini: “Certo che in trent’anni ne abbiam fatte delle cose…”, dice, ricapitolando mentalmente.

 

“Ma io dovevo seguire un’altra strada, quella che mi ha portato qui stasera e che mi ha portato a fare cose che forse hanno rivoluzionato la cucina italiana. Abbiamo preso la tradizione e l’abbiamo spaccata, come un vaso di duemila anni, ma senza rigettarla. Soprattutto noi emiliani non possiamo perdere il patrimonio che abbiamo, ma non possiamo affogare nella nostalgia, dobbiamo sempre cambiare, partendo da basi solidissime.

 

Stasera, per esempio, serviamo la parte croccante della lasagna: diamo a tutti questi newyorchesi l’esperienza di ogni ragazzino emiliano che ruba uno dei quattro angoli delle lasagne appena la teglia arriva in tavola”. Quando voleva “darci a mucchio” e abbandonare è stata Lara a convincerlo: “Pensa, proprio mia moglie, che è newyorchese, mi ha spinto a rimanere, a tener duro, continuava a dirmi: se non ce la fai nel posto in cui sei nato ti porterai questo peso per tutta la vita.

 

BOTTURA 6BOTTURA 6

La casa è davvero il luogo più duro, è incredibile. Fortunatamente sono uno che ascolta, e ci sono stati alcuni a Modena che mi sono stati veramente vicino, mi dicevano ‘dai non provocare in quel modo’, cerca di parlare il linguaggio dei modenesi, che quando ti sono leali poi non ti mollano più.

 

La provincia è così: bisogna prendere gli aspetti positivi ma non farsi fagocitare: devi andare in giro per il mondo e assorbire tutto, e quando torni a casa volare basso. Pensa che io ho aspettato tantissimo prima di prendere una Maserati o una Ferrari, e me la volevano dare da tenere in azienda. Gli dicevo ‘no per carità non me la date che poi dicono che mi son montato la testa’. Ad aprile mi han convinto e adesso son tutti lì che dicono ‘ahhhh, c’ha la Maserati!’”, e ride di gusto.

 

“Listen to me, please! Listen to meeeeeeee!”, “via, via, via, via, viaaaaaa!”, “dammi the next one… the next one… the next one”, “Alleeeez, alleeeez!”, “shut up, guys!”, “ho bisogno di te per il purèèèèè!”, “l’arancione non va bene”, “bene, ecco, così”, “qui non dobbiamo pisciare fuori”, “forza con quel filetto!”, “posso fare i complimenti allo chef?”, “quanti te ne mancano per chiudere il tavolo?”, “more or less like…”, “quanti te ne mancano?!! How many?!!”, “vai col pane!”, “ma non ci sono i piatti!”, “e allora vai coi piatti, no?!”.

BOTTURABOTTURA

 

In cucina le cose funzionano, i ragazzi della Francescana – età media bassissima – sfornano e impiattano al ritmo giusto su piatti immacolati che sono stati spolverati due volte con precisione orientale. Il servizio gira come il centrocampo di certe squadre appena finita la preparazione estiva: gambe pesanti e testa ancora in vacanza.

 

C’è il gruppo dei francesi e quello dei brasiliani, in simpatica rivalità, ragazzi rumorosi che si concedono qualche libertà di troppo sotto lo sguardo attento, a momenti severo, di Lara, che è il crocevia di tutti i segmenti della cena. Un inserviente che sta nel lato invisibile della cucina s’aggira nel backstage senza la giacca, soltanto con una maglietta della salute (“very unprofessional”) che valorizza il tatuaggio a motivo enologico sul bicipite. E’ l’addetto a stappare le bottiglie.

 

Sembra appena uscito da un club con la musica troppo alta, tormentato dall’idea di cambiare vita e arruolarsi nella legione straniera o fare il mozzo in una nave che sta per salpare dal porto di Marsiglia.

 

Nell’area della cucina si sfiorano vite incognite e misteriose, è uno spazio di stretta condivisione, un po’ come un vagone della metropolitana, ma qui non ci si può fare schermo con un giornale o con un tablet, non si può fingere di dormire, bisogna guardarsi negli occhi.

 

BOTTURABOTTURA

Arriva il “Black and White”, il risotto con il tartufo bianco e nero, poi le croste di lasagna, strutture tricolori di pasta croccante conficcate in una nuvola di una besciamella così densa e spumosa che vien voglia di infilarci il dito. Proprio come ai giovani emiliani di chissà quante generazioni veniva voglia di rubare gli angoli bruciacchiati dalla teglia appena portata in tavola.

 

BOTTURA 9BOTTURA 9

“E’ la cosa più importante che ho fatto”. Delle tre stelle Michelin, delle cene per i capi di stato, dei piatti che dialogano addirittura con l’arte contemporanea, dei grandi riconoscimenti della cucina internazionale che riceve costantemente è orgoglioso, e non lo nasconde, ma quando parla del Refettorio Ambrosiano gli viene il groppo in gola.

 

“Abbiamo provato a rispondere a questa domanda: cosa significa servire il pianeta?

Innanzitutto è combattere lo spreco, e se combatti lo spreco ti trovi fra le mani 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che normalmente viene buttato. Quello che è nato da lì un progetto culturale, perché non era solo charity, ma la creazione di un ambiente come poteva essere il refettorio di Leonardo, dove ti sedevi a mangiare circondato dall’arte.

 

Ultimi Dagoreport

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…