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MODERATO A CHI? TONI CAPUOZZO: “NON ESISTE UN ISLAM MODERATO. IO PARLO CON MOLTI MUSULMANI E SENTO LE SOLITE LITANIE: COLPA DEGLI OCCIDENTALI, COLPA DI ISRAELE, L'ISIS È STATA FINANZIATA DAGLI USA. LA VIGLIACCHIERIA INTERNAZIONALE? FAR FARE AI CURDI IL LAVORO SPORCO”

Alessandra Menzani per “Libero quotidiano”

TONI CAPUOZZO TONI CAPUOZZO

 

Ex operaio a Marghera, ex contestatore, ex Lotta Continua, figlio di un poliziotto, friuliano, Toni Capuozzo oggi è un cane sciolto che attacca la destra per i Marò e la sinistra sulla guerra in Siria. Non ha bandiera né etichette. Fa fatica a stare fermo. Al lavoro di redazione preferisce quello sul campo, per questo ha raccontato, da inviato, quasi tutte le guerre moderne o i conflitti, dalle Falkland nel 1982 all' ex Jugoslavia, dall' America Latina all' Afghanistan.

 

Le sue sono le occhiaie più famose della tv. Dal 2001 conduce Terra!, l' approfondimento che prima era del Tg5, di cui era vicedirettore, e oggi va in onda su Rete4. Stasera, per l' ultimo appuntamento della stagione, parla dei cristiani perseguitati in Siria e Iraq.

 

Toni Capuozzo Toni Capuozzo

Perché questa puntata?

«Perché non se ne parla abbastanza. La Siria oggi è il buco nero del mondo, crea e distrugge alleanze. In Iraq, nella regione del nord, fino a Massul che è nelle mani dell' Isis, intere famiglie scappano ma vivono un conflitto: andiamo in Europa o restiamo? Il dilemma dilania la comunità cristiana, una minoranza, perché chi fugge vivrà un esilio per sempre».

 

Quanto all’Islam, pensa che esista quello moderato?

«No. È una contraddizione in termini. È ovvio che non tutti gli islamici sono terroristi ma non si può parlare di Islam moderato. Ha mai sentito parlare di cattolico moderato o di protestante moderato? È come dire che si può essere molto islamici o poco islamici. I fratelli musulmani sono moderati? No. Hamas lo è? No».

 

Gli islamici «buoni», chiamiamoli così, potevano essere più decisi nel dissociarsi dagli attentati di Parigi?

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«Io parlo con molti musulmani e sento le solite litanie: colpa degli occidentali, colpa di Israele, l'Isis è stata finanziata dagli Usa. Parole per nulla moderate, o no? I terroristi uccidono nel nome di Allah. Faccio un esempio. Se tuo figlio violenta una ragazza è ancora tuo figlio. Il vostro rapporto diventa difficile, ti chiedi dove hai sbagliato come genitore, ma è sangue del tuo sangue. Troppo comodo dire che è colpa di altri se ha sbagliato».

 

Il Papa dice che questa è una Guerra mondiale a puntate. Se è vero, quale sarà la prossima?

«Temo ancora per l' Europa. Come possiamo difenderci? Con la forza, la fantasia e la lucidità di immaginare un nuovo assetto mediorientale».

 

Cameron promette le bombe, la Merkel manda le truppe, Putin è il più bellicoso. La risposta cauta dell' Italia come la giudica?

attentati a parigi   assato al bistrot   3attentati a parigi assato al bistrot 3

«Se facciamo egoisticamente i codardi diminuiamo il rischio di attentati in Italia. Questo è ovvio. Certo non è una gran soddisfazione. Quello che può consentire all' Italia di salvare la faccia è di prendersi più responsabilità in Libia che è di fronte a casa e fa parte della piccola sfera di influenza italiana. Comunque la vigliaccheria italiana di non mandare aerei è la vigliaccheria internazionale di non fare la guerra di terra e far fare ai curdi il lavoro sporco».

 

Tra tutte le guerre che ha seguito per lavoro, dall' ex Jugoslavia all' Afghanistan, quale le ha lasciato il ricordo più doloroso?

controlli di sicurezza a piazza san pietro dopo gli attentati di parigi controlli di sicurezza a piazza san pietro dopo gli attentati di parigi

«Quella dei Balcani. La più vicina a noi. Nel cuore dell' Europa. Quando una guerra è lontana pensi che noi siamo riparati, protetti. "Da noi queste cose non si fanno". Invece sì: assedi, stupri, pulizia etnica. L' assedio di Sarajevo è durato quattro anni».

 

E poi ha anche un ricordo molto personale.

«Un figlio, lo chiamo così. Portai un bambino piccolo via da Sarajevo assediata, l'ho nascosto in una macchina. Aveva perso la mamma, non aveva una gamba, e l'ho tenuto 5 anni. Poi è tornato là. È quasi più figlio degli altri, è come se l' avessi partorito io. Adesso ha 22 anni e attraversa un periodo difficile».

 

Quanti altri figli ha?

«Due. Il ragazzo, il più piccolo, studia. Mia figlia è laureata in marketing e lavora nel settore turistico a Londra».

 

«È stato un padre assente?

PARIGI DOPO ATTENTATIPARIGI DOPO ATTENTATI

«Un po'. Stare lontano per lunghi periodi a volte complica, a volta facilita le cose. Certo, salti qualche compleanno, qualche pagella scolastica. Quando sono piccoli i figli ti vedono come la persona più forte del mondo. Crescendo il rapporto diventa più complesso. Oggi è decisamente buono. Sono felice che non facciano i giornalisti, comunque. Con la mia ex moglie ho un rapporto bellissimo, oggi sono legato da otto anni a un' altra donna che fa l'ufficio stampa».

 

È difficile essere fidanzata con Toni Capuozzo?

«Non più che stare con un impiegato di banca… È vero che ogni tanto si vogliono cambiare gli altri, ma ho sempre fatto questa vita, sono sempre stato così. E poi a parte il lavoro faccio una vita tranquilla, il massimo dell' evasione per me è andare allo stadio nella bella stagione a vedere il Milan».

 

STADIO PARIGI STADIO PARIGI

Dice che è felice che i suoi figli non facciano i giornalisti. Oggi - con Twitter, i blog, Youtube - ha ancora senso un lavoro come il suo? L' inviato, il giornalismo di guerra?

«Le cose non si escludono. La rete ha portato una ventata di aria fresca e di democrazia ma allo stesso tempo la professionalità, la ricerca dei fatti, la garanzia di un lavoro artigiano, contano molto. A volte la rete è come il cesso di un autogrill. Nessuno ha mai telefonato a Samantha il cui numero appare nel cesso di un autogrill. Perché sai che è uno scherzo. Nell' anonimato ti muovi con circospezione. Un giornalista invece ha quella tracciabilità che a volte garantisce autorevolezza».

 

Però lei ama scrivere su Facebook.

«Ci sono le risposte, i feedback, è divertente anche se non è pagato. Quando avevo la rubrica sul Foglio era una specie di confessionale in cui avevo una libertà maggiore rispetto alla tv, in cui è giusto tenere un maggiore equilibrio. In televisione parlo a gente che non c' è, che non vedo. Su Facebook mi esprimo, c' è un dibattito».

 

isis con i prigionieri peshmerga soldati curdi  4isis con i prigionieri peshmerga soldati curdi 4

Nell' ultimo libro, Il segreto dei Marò, edito da Mursia, scrive la sua convinzione innocentista. Perché è sempre rimasta una voce tutto sommato isolata?

«Il sentire comune è fortemente influenzato dall' informazione, l'informazione è influenzata dalla classe politica. E la politica sui Marò ha fatto una figuraccia. Nemmeno il centrodestra se la cava. Quella dei due fucilieri è la storia di un insuccesso italiano. Come dicevo l' informazione ha fatto la sua parte, non ho mai visto Bruno Vespa con il plastico dell' Oceano Indiano o Nuzzi e Sottile interpellare psicologi sul caso. Meglio parlare di Meredith…».

 

Perché si è appassionato tanto al caso Marò?

isis con i prigionieri peshmerga soldati curdi  2isis con i prigionieri peshmerga soldati curdi 2

«Per motivi personali e giornalistici. Conoscevo Latorre dal 2006, quando a Kabul aveva comandato una scorta che mi accompagnava durante un servizio in elicottero. Un professionista serio, non un Rambo che spara a inermi pescatori scambiandoli per pirati. Poi volevo ricondurre tutti ai fatti, vedere i documenti dell' inchiesta indiana, parlare del caso in modo oggettivo e senza pregiudizi politici».

 

Come definirebbe il suo rapporto con la politica?

«Come quello dell' ex alcolista con il vino: non ne sopporto la vista. Non voto da un quarto di secolo. Non è un messaggio, non ne sono fiero. L'ho anche tenuto nascosto a mia figlia per lungo tempo».

 

peshmerga curdi combattono isis in iraqpeshmerga curdi combattono isis in iraq

Quali altri sono i suoi difetti, se si possono chiamare così?

«Fumo, in modo accanito. Odio la vita d'ufficio. Non tengo la foto dei figli sulla scrivania. Non faccio selfie, tranne l'altro giorno con Gerry Scotti: lui mi è simpatico e ho messo la foto su Facebook. Non ho il gusto per il potere. Non sono portato per l'organizzazione, soprattutto del lavoro altrui. Quando ero vice direttore del Tg5 dicevo che avevo solo potere su me stesso. Non frequento stanze dei bottoni o salotti importanti».

 

Ma scusi, le sembrano difetti?

«Ora che mi ci fa pensare più che difetti sono pregi».

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