STAMINA? STAMINCHIA! - LA VITTIMA NUMERO UNO DEL METODO: “PERCHÉ NON LO HANNO FERMATO PRIMA? HO DENUNCIATO TUTTO NEL 2009 E GLI HANNO APERTO PURE LE PORTE DI UN OSPEDALE”

Niccolò Zancan per "la Stampa"

La vittima numero 1 è un ingegnere di 79 anni. Conosce la storia a memoria. Per questo è diventato cinico: «Non è cambiato niente, niente cambierà». Perché ha già visto tutto. Perché ha sperato, pagato, denunciato, consapevole della truffa. Eppure... «All'inizio pensavo che arrestassero Vannoni, mi sembrava il minimo. Poi, almeno, speravo che il ministro della Sanità chiudesse le porte a quel trattamento inutile. Invece, niente. Altri genitori ricominciavano da capo la mia stessa identica trafila. Quanto tempo ci vuole, in Italia, per capire le cose?».

Su un divano troppo grande, la vittima numero 1 cerca le parole giuste: «Continuavo a vedere quei bambini in televisione. Oppure spinti sulle carrozzelle a manifestare a Roma. Era una situazione assurda. Perché io li capisco. Non è colpa loro. Tutti i genitori cercano il miracolo impossibile, come me, come mia moglie. La vera domanda è un'altra: come hanno potuto aprire le porte di un ospedale pubblico a Vannoni?».

Nessuno conosce ancora questa risposta, forse la più importante di tutte. Ma bisogna riconoscere che la vittima numero 1 ha buoni motivi per essere stupito. «Io me lo ricordo bene Davide Vannoni alla clinica Lisa di Carmagnola, quando hanno fatto la prima iniezione midollare a mia figlia. È svenuto. Per l'impressione. L'hanno dovuto sorreggere di peso, mentre mia figlia era ancora stesa sul lettino. Si capiva che non era una cosa seria».

La vittima numero 1 vive in una periferia residenziale di Torino. Sua figlia si è ammalata all'improvviso: «Alla mattina era in ufficio, alla sera stava morendo. Un virus sconosciuto. Una malattia ancora senza nome. Dolori violentissimi. Irrigidimenti muscolari terribili, come per un attacco epilettico, ma non è epilessia. Abbiamo girato ovunque. Siamo stati tre mesi alle Molinette e quaranta giorni a Boston, nel più attrezzato ospedale del mondo. Non c'è cura. Anzi, i medici italiani mi avevano detto che mia figlia sarebbe morta di sicuro, nel giro di breve tempo. E invece siamo ancora qui a a lottare. E ci sono stati dei miglioramenti, non certo grazie a Stamina».

Ma è con quelle parole terrificanti nelle orecchie, ormai sette anni fa, che la vittima numero 1 si presenta al cospetto di Davide Vannoni. Ci arriva attraverso un'amicizia comune. «Ricordo la prima volta nello studio di via Giolitti. Cognition. Ricerche di mercato. C'era una segretaria e un ragazzo per i corridoi. Vannoni ci ha ricevuti nella sua stanza. Era spettinato, teneva le scarpe sulla scrivania, fumava il sigaro continuamente, al punto che l'aria era irrespirabile. Gli ho detto: "Non mi fido. Non ci credo". E lui, testuale: "Di solito basta la prima iniezione. Guarirà completamente". Mi ha fatto vedere un video di trenta secondi, con un uomo che si alzava dalla carrozzella. Poteva essere finto, per quanto mi riguarda. Ho deciso di informarmi».

Va in Ucraina per capire se sia vera la storia dei due biologi in trasferta a Torino. Trova riscontri. Va da un medico italiano di sua massima fiducia con questa domanda secca: «Può servire un trattamento con le staminali?». Risposta: «No. Però, se non altro non dovrebbe fare male». Nel dubbio, l'ingegnere "arruola" un primario di rianimazione. Solo a quel punto, si ripresenta da Vannoni. «Trattiamo sul prezzo. Voleva 50 mila euro anticipati. Ottengo di pagarli a rate, dopo ogni infusione. Mi dice: "Quello che facciamo in Italia è vietato. Quindi non ne parli con nessuno". Accetto».

Però l'ingegnere pretende di pagare con bonifici. Tiene tutta la documentazione bancaria. Esige una ricevuta. Va prima alla clinica Lisa di Carmagnola, poi accompagna due volte la figlia in un centro estetico di San Marino. «Ogni volta, all'uscita, incontravamo altri tre pazienti, sempre gli stessi. Nessuno migliorava mai. Me lo aspettavo.

Ma ricordo molto bene il momento della terza infusione. Cera solo il dottor Fungi, in quella occasione. Quello che materialmente iniettava il liquido. L'ho preso da parte e gli ho detto: "Non intendo denunciarvi, non voglio chiedervi indietro i soldi. Mi interessa solo la verità. Serve a qualcosa questa cura Stamina? Lui si è incupito, poi mi ha detto: "No. Non serve. Forse fa qualcosa ai bambini, ma non abbiamo certezze"».

Ecco, tutto questo la vittima numero 1 l'ha vissuto nel 2008. L'ha denunciato nel 2009. Nelle carte ci sono le ricevute di pagamento, che Vannoni contrassegnava come donazioni volontarie. Questa prima parte dell'inchiesta era già chiusa nel 2011. E già allora, negli atti era scritto: «Associazione a delinquere finalizzata alla truffa». Eppure siamo ancora qui a stupirci. «Vannoni andava fermato prima - dice l'ingegnere - dopo di me sono stati truffati altri 110 pazienti».

 

Iena Giulio Golia sul presunto metodo Staminastamina metodo stamina vannoni giulia tolone protesta a favore della staminalile iene per stamina jpegdavide vannoni di stamina

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