1. ACCUSE PESANTISSIME FIOCCANO SU LETTA-LETTA (E PER FORTUNA CHE NON È INDAGATO!) 2. “LETTA È L’ASSICURAZIONE SULLA VITA!», ESCLAMA DAVANTI AI MAGISTRATI PIERGIORGIO BAITA, IL TESTIMONE CHIAVE SU CUI SI REGGE TUTTA L’INCHIESTA SULLE TANGENTI DEL MOSE 3. L’EMINENZA AZZURRINA, PER MAZZACURATI, È “IL DIRETTORE DEL TRAFFICO”. IL BRACCIO DESTRO DEL BANANA E’ UNA SORTA DI VIRGILIO TRA I DICASTERI ROMANI. ACCOMPAGNA, INDIRIZZA, SEGNALA INTERLOCUTORI, RICHIESTE DI FAVORI (“FATE LAVORARE LUNARDI”), APPALTI AGLI AMICI, ORE DI TELEFONATE CON MAZZACURATI, PURE L’OMBRA DEI SOLDI 4. MA SE GIANNI LETTA, ALLO STATO DEI FATTI, NON E’ INDAGATO, PERCHE’ I MAGISTRATI VENEZIANI LO GETTANO IN PASTO AI GIORNALI CON VOCI, INDISCREZIONI, RUMORS? AH, SAPERLO… 5. E ANNUNCIA QUERELE TRAMITE L'AVV.COPPI: "IO SEMPRE CORRETTO E TRASPARENTE"

Fabio Tonacci e Francesco Viviano per “la Repubblica”

SILVIO BERLUSCONI GIANNI LETTA AMINA MEIR SILVIO BERLUSCONI GIANNI LETTA AMINA MEIR

«Letta è l’assicurazione sulla vita!», esclama Piergiorgio Baita davanti ai magistrati. Sono le 16.30 del 17 settembre scorso, e l’ex amministratore delegato della Mantovani, il testimone chiave su cui si regge tutta l’inchiesta sulle tangenti del Mose, ha appena riempito un altro verbale, il quinto consecutivo, con accuse pesantissime contro l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro di Silvio Berlusconi, Gianni Letta. Richieste di favori, appalti agli amici, ore di telefonate con Mazzacurati, pure l’ombra dei soldi.

 

I VERBALI, IN FORMA

SILVIO BERLUSCONI FRANCO FRATTINI GIANNI LETTA SILVIO BERLUSCONI FRANCO FRATTINI GIANNI LETTA

integrale, fanno parte di quella montagna di carte, 16 faldoni e 110mila pagine, che racchiude tutta l’indagine veneziana. Letta al momento non è indagato ma sarà sentito presto dai pubblici ministeri in qualità di testimone informato dei fatti. Ha tanto da spiegare. A cominciare dal perché gli uomini del Consorzio Venezia Nuova lo considerassero, tutti, «l’assicurazione sulla vita» e «il direttore del traffico».

 

I DUBBI SUI SOLDI

Che Gianni Letta e il presidente Giovanni Mazzacurati siano molto vicini ormai lo sanno anche i sassi. Rapporto curato «con grande gelosia», specifica Baita, «io non potevo nemmeno avvicinarmi al sottosegretario». Ma di che pasta è fatto, tale rapporto? 

 

Gianni Letta Clio e Giorgio Napolitano Marina e Nicola Napolitano Gianni Letta Clio e Giorgio Napolitano Marina e Nicola Napolitano

L’ex amministratore della Mantovani, che dopo essere stato arrestato nel febbraio 2013 ha cominciato a collaborare, alla domanda se siano mai state versate somme di denaro direttamente a Letta, risponde così: «Non ne ho conoscenza, ma in ambito consortile è sempre circolata la voce tra i soci che l’incarico di progettista unico affidato a Techintal, società del Gruppo Mazzi, che era assolutamente fuori mercato, servisse a questo scopo».

 

Bisogna capire chi è l’ingegner Alessandro Mazzi, in carcere da sei giorni, per seguire il mosaico che sta ricostruendo Baita davanti ai pm, e il suo corollario di addebiti gravi sulla presunta condotta di uno degli uomini chiave dell’ex governo Berlusconi. Mazzi è il titolare della Grandi Lavori Fincost ed è entrato nella torta del Mose, con una quota del 30 per cento, attraverso la Mazzi Scarl, di cui la Technital è una controllata. 

 

Giorgio Napolitano Gianni Letta Giorgio Napolitano Gianni Letta

Ma soprattutto l’uomo vanta, grazie alla famiglia, una «amicizia personale» con Letta. C’è però qualcosa che non va, osserva Baita, in quel subappalto: «Technital nella vita del Consorzio ha avuto incarichi per oltre 120 milioni di euro in progettazioni, addirittura a tariffa maggiore della tariffa piena… come consorziati ci rimettevamo dei soldi». E lei non si è andato mai a lamentare con Mazzacurati?, lo interroga il pm Stefano Ancillotto, che con i colleghi Stefano Buccini e Paola Tonini, conduce l’inchiesta. «Sì, mi ha detto di non rompere, che va bene così».

 

LE RICHIESTE DI GIANNI

mazzacurati giovannimazzacurati giovanni

Letta, per Mazzacurati, è il «direttore del traffico». Una sorta di Virgilio tra i dicasteri romani. Accompagna, indirizza, segnala interlocutori. È il caso di Marco Milanese, individuato quale gancio per arrivare a Tremonti e chiedergli di autorizzare lo sblocco dei 400 milioni del Cipe, di cui Baita ne ha spiegato così l’importanza vitale: «Per alimentare il Consorzio, spese proprie, ci vogliono 72 milioni di euro all’anno, se il Cipe sta fermo un giro è un guaio». Insomma, l’ex sottosegretario di Berlusconi offre all’amico le chiavi per

aprire le porte giuste nei ministeri che contano, l’Economia e le Infrastrutture. 

 

Tra i due intercorrono centinaia di telefonate, raccolte dai finanzieri del Nucleo tributario di Venezia, ma non utilizzabili ai fini del procedimento perché riguardanti un parlamentare.

 

Il contenuto, però, lo lascia intendere Baita, che con la sua Mantovani, colosso delle costruzioni, è entrato nell’affare del Mose nel 2003, sostituendo l’Impregilo: «Dal dottor Letta abbiamo avuto altre richieste, ma non di versamenti diretti di soldi. Lo so perché è stato domandato a me di farvi fronte. 

 

La prima, modesta, di dare un subappalto a una certa impresa di Roma, la Cerami. Gli abbiamo dato a Treporti un subappalto praticamente senza ribasso, in perdita per noi. La seconda, di farci carico dell’esborso…». La seconda pretesa che Letta ha – secondo quanto sostiene Baita – apre tutta un'altra storia.

 

altero matteoli consiglio nazionale forza italia foto lapresse altero matteoli consiglio nazionale forza italia foto lapresse

“FATE LAVORARE LUNARDI”

L’esborso, dicevamo. A vantaggio di chi lo chiede, Gianni Letta? «Mi pare fosse inizialmente di un milione, successivamente di 500 mila euro – dice - che era la somma che la Corte dei Conti aveva chiesto all’ex ministro Lunardi per l’Anas». 

 

Baita ricorda un fatto reale. Pietro Lunardi, nel novembre 2006, in qualità di ministro delle Infrastrutture è stato condannato dal tribunale contabile a risarcire personalmente 2,7 milioni, “responsabilità amministrativa”, per la rimozione dell’allora presidente dell’Anas senza una delibera del Consiglio.«Praticamente – prosegue Baita – noi abbiamo dato a Lunardì 500mila euro non chiedendogli (all’azienda Rocksoil di cui Lunardi è proprietario, ndr) il ribasso sulla tariffa su una progettazione per la prosecuzione dell’A27 Pian di Vedoia-Caralte di Cadore».

Pietro Lunardi Pietro Lunardi

Il magistrato vuole vederci chiaro, chiede lumi sul passaggio dello sconto. «La progettazione – spiega Baita – è soggetta a tariffe professionali, ma non esistono, salvo il caso Technital che le ho detto prima, incarichi dati senza chiedere uno sconto. Quello che avremmo potuto chiedere (alla Rocksoil, ndr) sarebbe stato 500-600 mila euro». Sconto che non ci fu, per fare un favore a Lunardi su richiesta di Letta. E il pagamento, a tariffa piena, fu effettuato subito.

 

I CONTI DI INCALZA E IAFOLLA

Gianni Letta, è bene ribadirlo, allo stato dei fatti non è indagato. Ma i pm vogliono approfondire qual è stato il suo ruolo in alcuni passaggi critici per la vita del Consorzio Venezia Nuova, quale ad esempio quello dello sblocco dei fondi Cipe. Ha spinto anche lui per ottenere il via libera dal ministero delle Infrastrutture? 

 

Si sa che Mazzacurati ha avuto, anche attraverso Marco Milanese, dei contatti con chi poteva far pendere il piatto della bilancia dalla loro parte, e cioè Ettore Incalza, il capo della struttura tecnica del ministero allora guidato da Altero Matteoli, e Claudio Iafolla, che di Matteoli era il capo di gabinetto. Entrambi non sono indagati, saranno però sentiti più avanti dai pm veneti, i quali chiederanno l’autorizzazione per avere i flussi bancari di tutti gli alti funzionari del dicastero delle Infrastrutture. Segnale che anche questa storia è tutt’altro che chiusa.

 

 

2. GIANNI LETTA ANNUNCIA QUERELE E DÀ MANDATO A LEGALE

 (ANSA) - L'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ha dato incarico al professor Franco Coppi di "procedere in via legale a tutela della sua reputazione in ordine alle notizie oggi diffuse dalla stampa e ai relativi commenti". Lo rende noto il penalista in relazione a quanto comparso oggi su alcuni quotidiani sull'indagine per gli appalti del Mose.

 

In una nota Coppi afferma che "quanto insinuato circa richieste o ricezioni di denaro da parte del dottor Letta, per sé o per altri, è assolutamente infondato e sarebbe stato sufficiente considerare in proposito le dichiarazioni rese dal presunto elargitore, signor Mazzacurati, che, anche con riferimento alla vicenda Lunardi, ha escluso in termini inequivocabili di aver ricevuto richieste di danaro da parte del dottor Letta o di aver fatto elargizioni in suo favore o per suo conto".

 

3. G.LETTA, IO SEMPRE CORRETTO E TRASPARENTE - IN MIO RUOLO ISTITUZIONALE SEGUITO TANTE VICENDE,OVVIE CITAZIONI

 (ANSA) - "Non è la prima volta che il mio nome viene evocato o citato in una delle tante inchieste che riempiono le cronache di questi mesi. Ed è ovvio che lo sia, perché negli anni di Governo, mi sono occupato di tante vicende, certo di tutte le più importanti, ma solo per dovere di ufficio e per le responsabilità connesse alla funzione ed al ruolo. Ma l'ho sempre fatto con spirito rigorosamente istituzionale, nella più assoluta correttezza e trasparenza, senza mai venir meno ai principi di onestà, di lealtà e di responsabilità, nel pieno rispetto della legge e dell'ordinamento". Lo afferma Gianni Letta in riferimento a quanto pubblicato da organi di stampa sulle indagini per la vicenda Mose.

 

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