ALLARMI SIAM BIGOTTI! – C’ERA UNA VOLTA GIÒ STAJANO, “IL BORGHESE”, PINGITORE E NINO STRANO, OVVERO LA DESTRA LIBERTINA – INVECE ADESSO ABBIAMO GASPARRI CHE ATTACCA SUL “SESSO CONSENZIENTE” E LA RUSSA CHE INSULTA “UN CULATTONE”

fini gasparri larussa fini gasparri larussa

Pietrangelo Buttafuoco per “Il Fatto Quotidiano”

 

   Da je suis Charlie a je suis Ignazì il passo è breve. Se passa – come nella vignetta di Charlie Hebdo – l’idea di Padre, Figlio e Spirito Santo uniti in transustanziazione sodomitica, un omosessuale, oltretutto lanciato in un’intemerata all’incontro sulla famiglia, può mettere in conto di incontrare la santa teppa.

 

   Un filmato diffuso in rete mostra Ignazio La Russa al convegno sulla famiglia tradizionale organizzato dalla Regione Lombardia mentre, sull’onda di un chivalà, insulta il suddetto contestatore. Il dettaglio tutto sublime sta nel fatto che l’oltraggio, ripreso in video, viaggia sul labiale. Non si sente il roco ruggito. L’urto della maschia gioventù risulta cristallizzato nella moviola – cu lat to ne! – e l’incidente precipita nell’aita dell’ideologicamente corretto.

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   PIÙ CHE LA BLASFEMIA poté il sessismo, si dirà, ma la vicenda di La Russa suona dada rispetto allo sbrego di Maurizio Gasparri che, su twitter, incurante di ogni cautela istituzionale insulta le due rapite immaginandole consenzientI   – dunque, due puttane – nel sollazzare i propri rapitori. Il popolo della rete, al netto delle vampe contro Gasparri, ha reclamato una propria fetta di je suis Maurizì solo che gli estremi di un lapsus più che rivelatore, nei due episodi, confermano il contrappasso rispetto a ciò che fu la destra italiana, ricettacolo di libertini, dandy e maliarde (vulgo: puttane).

GASPARRI SU GRETA E VANESSAGASPARRI SU GRETA E VANESSA

 

   In principio fu Giò Stajano, buonanima. Fu il primo travestito d’Italia, quindi il primo transessuale, deciso – negli anni della sua vecchiaia – a entrare in convento e così completare il quadretto di brava ragazza devota ai principi di Dio, Patria e Famiglia.

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   Nipote di Achille Starace, segretario del partito fascista, Stajano si presentava alle prime all’Opera, a Roma, annunciata da un codazzo di paparazzi vogliosi di raggranellare scoop per poi far sbucare su Lo Specchio (il settimanale del gossip, diretto da Nelson Page) delle foto-notizie con didascalie tipo: “L’onorevole Andreotti in compagnia dell’invertito Giò”.

 

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Ebbene, una sera, a Caracalla, era il 1971, Giò tese un agguato a Giorgio Almirante. Il leader del Msi, galante, spiazzando tutti, la salutò con un perfetto baciamano. Per poi dirle: “Mi saluti la mamma”. In principio fu Stajano ma, nel frattempo, a destra, tutto quell’arroventarsi d’eros trovava il modo di esercitarsi anche nella sequenza sexy de Il Borghese – un settimanale che occupa un importante posto nella storia del giornalismo, fondato da Leo Longanesi – negli anni della direzione di Mario Tedeschi e Gianna Preda inserisce nella fascicolazione foto di nudi espliciti lasciando cadere, già negli anni ’50 del secolo scorso, le pecette della censura solitamente appiccicate su curve e seni procaci.

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   Saranno i primi nudi a far capolino nei tinelli dell’Italia tutta Dio, Patria e Famiglia. Primi destinatari, i lettori della destra monarchica, missina e cattolica. Ninni Pingitore, futuro inventore del Bagaglino, il cabaret libertario della destra anarchica (una scena, quella, che il berlusconismo spegnerà per sempre), ancora una volta alzava il tiro esplorando i pruriti del costume italico da caporedattore del mensile Playmen.

 

nino strano E LA mortadellanino strano E LA mortadella

E fu al cinema, con Gualtiero Jacopetti, che la destra portò sul grande schermo più di un’inaudita crudezza e un’indiscussa novità di linguaggio. Con “Mondo Cane”, con “Africa Addio”, le pellicole di Jacopetti, attese dal pubblico sull’onda dello scandalo ma sempre eseguite – il regista non licenziava copione che non fosse letto da Indro Montanelli, il suo unico riferimento – con la maestria di chi il gusto se l’era formato alla scuola della disobbedienza. La stessa di Mario Castellacci, autore della canzone di rabbia e di popolo “Le donne non ci vogliono più bene (perché portiamo la camicia nera)”.

 

VALENTINA CORTESE E FRANCO ZEFFIRELLI VALENTINA CORTESE E FRANCO ZEFFIRELLI

   UN CONTRAPPASSO, dunque, e La Russa e Gasparri non dimenticano di sicuro la carovana degna di Pedro Almodovar, tutta di coloratissimi trans, al seguito di Nino Strano. Esteta, mecenate delle arti (educato all’arte da Franco Zeffirelli) già senatore di Catania – prima del Msi, poi An – Strano, spiritoso come nessuno, è stato sempre in prima fila a cavar diritti dall’eccentrica estetica del fascismo etneo. Libertino, libertario e dandy in ogni contesto.

 

Perfino quando si avventurò in una scenataccia – i lettori la ricorderanno, quando inghiottì la mortadella in Senato, alla caduta del Governo Prodi – trovandosi poi nel gorgo di una chiassosa contestazione, Strano sentì qualcuno gridargli qualcosa. A Fabio Granata, che era vicino a lui, chiese: “Che cosa mi stanno dicendo, Pinocchio?”. Granata lo rassicurò: “No, Nino, no. Non dicono Pinocchio, ti stanno dicendo fi-noc-chi-o”. Perfetta, la risposta di Strano: “Pinocchio proprio, no. Bugiardo non lo sono mai stato!”. Più che Collodi poté l’ortofrutto. E fu tutto un coro: Je suis Ninò.

 

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