napolitano renzi

L’EMERITO - NAPOLITANO SI È DIMESSO, MA RESTA SEMPRE UN RE: MEGA UFFICIO, AUTISTA, MAGGIORDOMO, VOLI BLU E TRENI GRATIS, FINO A 16 COLLABORATORI - SONO 700MILA EURO L’ANNO DI BUDGET. PIÙ 180MILA EURO NETTI DA SENATORE A VITA

Paolo Bracalini per “il Giornale”

 

NAPOLITANO CON LA MAGLIETTA DELLA NAZIONALE DI CALCIONAPOLITANO CON LA MAGLIETTA DELLA NAZIONALE DI CALCIO

Un re rimane sempre un re, nell'agio e nel privilegio che spetta al suo lignaggio. I presidenti emeriti, com'è diventato Giorgio Napolitano nell'istante in cui si è dimesso, hanno anche uno stemma distintivo, un «insegna»: un rombo bianco, su fondo rosso e verde, «contenente la Cifra d'Onore della presidenza della Repubblica». Il simbolo di uno status speciale, che nel cerimoniale delle «precedenze» tra cariche pubbliche li mette dietro soltanto al presidente in carica e ai due presidenti delle Camere.

 

giorgio e clio napolitano lasciano il quirinale  11giorgio e clio napolitano lasciano il quirinale 11

Ma è lunga la lista di benefit di cui godrà, come presidente emerito (l'altro è Carlo Azeglio Ciampi), Giorgio Napolitano. Tutto codificato in due norme, un decreto della presidenza del Consiglio del '98 sul «trattamento degli ex presidenti della Repubblica» e poi un altro del 2001, con l'introduzione del titolo di «presidente emerito» (prima erano senatori a vita e basta) e specificazioni per quanto riguarda i voli di Stato, cui ha diritto, con le massime cariche dello Stato, anche il presidente emerito, appunto Giorgio Napolitano nelle nuove vesti.

 

giorgio napolitano con la moglie clio 1giorgio napolitano con la moglie clio 1

E poi? Altri trattamenti d'onore, che Napolitano e Ciampi devono soprattutto alle battaglie di un loro predecessore, Francesco Cossiga. Che, da presidente emerito, ha ottenuto nel 2002 l'adeguamento (meglio: il raddoppio) del budget a disposizione dal Senato agli ex presidenti della Repubblica, portandolo a 700mila euro l'anno.

 

Una delibera dell'ufficio di presidenza di Palazzo Madama, nel 2002, accoglie le richieste del Picconatore, e trasforma gli ex presidenti in «presidentini» della Repubblica, il loro ufficio in un piccolo Quirinale, con la possibilità di «avvalersi di otto dipendenti», che possono arrivare fino a 16 (stando nel budget dei 700mila euro), con un «capo ufficio del presidente emerito», tutti funzionari che possono anche essere richiamati dai ruoli dello Stato e degli enti locali, come pure dal Quirinale; poi anche un «addetto alla persona», e un autista (auto con telefono). Scorte (cui «provvede il ministero dell'Interno»), segretari, consiglieri diplomatici, maggiordomi, guardarobieri, autisti. Siamo, come si vede, in pieno cerimoniale regale.

giorgio napolitano  4giorgio napolitano 4

 

E l'ufficio che il Senato prepara al presidente emerito Napolitano non può essere, ovviamente, un ufficio normale. Un appartamento di 100 metri quadri, già occupato da Oscar Luigi Scalfaro, nel cinquecentesco Palazzo Giustiniani, dove hanno sede le sale di rappresentanza del Senato. Lì, per il presidente emerito Napolitano, come previsto dai regolamenti, Palazzo Chigi provvede «alle esigenze di comunicazione», telefono satellitare, linee dirette riservate con il Viminale, connessioni di ogni genere (fax, internet, satellite), ci pensa il Senato. Tanto che, calcola ilfattoquotidiano.it, si arriva attorno alle trenta persone impiegate per il lavoro quotidiano del senatore e presidente emerito Giorgio Napolitano, tra ufficio e abitazione privata.

La sala del Bronzino, al Quirinale, dov’e? avvenuta la deposizione di Napolitano La sala del Bronzino, al Quirinale, dov’e? avvenuta la deposizione di Napolitano

 

Sempre grazie a Cossiga è previsto che al presidente emerito «venga riservato, se possibile, uno scompartimento sui treni o, in casi particolari, l'uso di una carrozza di Stato»; oltre all'«uso di natanti e aeromobili di Stato». Gli emeriti, si stabilisce sempre nella delibera del 2002, vanno «invitati alle più importanti manifestazioni pubbliche solenni e, in particolare, quando intervenga il capo dello Stato». Dei presidenti in seconda, capi dello Stato di riserva.

 

NAPOLITANO RENZINAPOLITANO RENZI

Ci sono «gli onori militari da rendere sia a terra sia sui natanti», mentre il ministro della Difesa può «adibire alla persona dell'ex presidente della Repubblica un ufficiale superiore delle Forze Armate», nel caso gli manchi personale. Ci sarebbe anche un assegno di fine mandato («pari al 50% degli emolumenti annui») ma Napolitano ha rinunciato per sobrietà, come pure al vitalizio. Gli resta lo stipendio da senatore a vita: 15mila euro netti mensili (180mila l'anno). Sommato al resto, una nuova prigione (dorata) per Napolitano dopo quella del Quirinale.

 

 

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…