UN INASCOLTATO IN LAGUNA - L'EX GOVERNATORE DEL VENETO GALAN CHIEDE DI ESSERE SENTITO PER L'INCHIESTA SUGLI APPALTI PER IL MOSE MA LA PROCURA DI VENEZIA CONTINUA A NEGARGLI L'INTERROGATORIO - GIUNTA DELLA CAMERA VERSO OK ALLE MANETTE (IN CELLA SI RICORDA MEGLIO?)

Paolo Bracalini e Stefabo Zurlo per ‘Il Giornale’

giancarlo galan presenta la sua difesa alla camera 2giancarlo galan presenta la sua difesa alla camera 2

Vorrebbe essere interrogato. Vorrebbe spiegare. Vorrebbe chiarire. Ma tutte le manovre di avvicinamento di Giancarlo Galan alla Procura di Venezia sono cadute nel nulla. Respinte al mittente. Il pool di magistrati veneziani non ha nessuna intenzione di sentire l'ex ministro ed ex governatore della regione Veneto al centro della tangentopoli del Mose. Insomma, calendario alla mano, si profila un copione dall'esito già scritto: Galan sarà con ogni probabilità arrestato, perché il Parlamento di questi tempi va per le spicce, e incontrerà i pm in manette. Da detenuto. La Procura è irremovibile.
 

E non tiene in considerazione il countdown che sta spingendo fatalmente Galan verso la cella. Ormai è da più di dieci giorni che si va avanti con il batti e ribatti. Istanze su istanze. Senza alcun risultato.
Dunque, il 10 giugno gli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini scrivono al procuratore Luigi Delpino e ai suoi sostituti chiedendo «con cortese urgenza di sottoporre a interrogatorio l'indagato e comunque di consentire la presentazione spontanea dello stesso per rendere dichiarazioni».

VENEZIA CANTIERI DEL MOSE VENEZIA CANTIERI DEL MOSE claudia minutillo giancarlo galanclaudia minutillo giancarlo galan

 

Segue un tris di date proposte a tambur battente dai difensori per favorire il meeting: Galan dà la sua disponibilità per il 16 giugno, il 19 giugno o il 20 giugno. Ma anche per «altra data che sarà ritenuta dalle Signorie vostre». Attenzione, nei giorni scorsi si era detto che l'ex governatore fosse disponibile a rendere dichiarazioni spontanee. In pratica, un monologo senza alcuna possibilità per l'accusa di formulare domande. In realtà, lo spettro delle opzioni disegnato dalla coppia Ghedini-Franchini è più ampio: Galan è pronto ad accettare il contraddittorio con i pm. Domande e risposte.

 

E pensa di poter ribaltare la propria posizione, comunque, di poter fornire elementi molto importanti per l'inchiesta. La Procura, però, non gli crede e lo fa capire chiaramente nella nota, firmata da Luigi Delpino e da Carlo Nordio, con cui affonda le sue speranze e rigetta anche una seconda istanza. «La giurisprudenza - affermano il procuratore e l'aggiunto - non impone al pm l'obbligo vincolante di accedere alla richiesta, sottoponendone l'accoglimento alla valutazione della strategia investigativa» e ad altri elementi. Di più: «Lo stato attuale delle indagini in corso - insistono Delpino e Nordio - non rende opportuno un interrogatorio esauriente e dettagliato dell'onorevole Galan».

claudia minutillo  giancarlo galanclaudia minutillo giancarlo galan

 

In poche parole, la Procura è convinta che l'interrogatorio non possa aggiungere niente di nuovo, almeno in questa fase: non alleggerirebbe la posizione di Galan, non porterebbe acqua al mulino dell'accusa. Meglio rinviare, anche perché il codice impone l'audizione dell'indagato solo alla chiusura delle indagini. Ma c'è un altro elemento che la Procura non formalizza ma lascia intravvedere fra le righe: Galan ha in questo momento un altro interlocutore, la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. È lì che può e deve rivolgersi, almeno per ora, per far valere la propria posizione. Il resto, tutto il resto compreso l'interrogatorio, potrebbe esser strumentalizzato in un gioco di carambola fra le istituzioni. E fra Roma e Venezia. Per il pool veneziano, Galan può sempre giocare la carta di «una articolata e documentata memoria» e pazienza se intanto finirà dietro le sbarre.
 

Niccolo GhediniNiccolo Ghedini

Eppure Galan di elementi nuovi per l'indagine è convinto di poterne dare alla Procura, se acconsentisse a sentirlo. Non solo la ricostruzione dettagliata della situazione patrimoniale, e delle entrate e uscite degli ultimi vent'anni (e anche prima, con i lauti guadagni da manager di Publitalia). O la documentazione dei mutui e delle risorse usate per ristrutturare la famosa villa sui colli Padovani, come pure la ragione delle società costituite con la moglie. Ma soprattutto informazioni sulla principale accusatrice, l'ex segretaria Claudia Minutillo.

 

Carlo Nordio Carlo Nordio

La prova delle firme falsificate su un conto corrente a San Marino. E poi quel che nella memoria risulta coperto da «omissis». Cosa nascondono? Galan avrebbe prove (testimoni) di pagamenti chiesti dalla sua ex capo segreteria per procurare a imprenditori degli appuntamenti con il presidente del Veneto. E poi dei sospetti, sulla destinazione finale delle mazzette che gli vengono invece attribuite. Tutte cose che vorrebbe spiegare di persona ai pm. Ma che rischia di fare da arrestato.

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…