NAPOLITANO DESNUDO – A FEBBRAIO, QUANDO SARÀ SCESO DAL COLLE, BELLA NAPOLI DOVRÀ TESTIMONIARE AL PROCESSO DI CALTANISSETTA SULLA STRAGE DI VIA D’AMELIO – GLI CHIEDERANNO DELLA “STRETTA COLLABORAZIONE” CON SCALFARO COME PRESIDENTE DELLA CAMERA

Sandra Rizza per il “Fatto quotidiano”

 

giorgio napolitanogiorgio napolitano

Non ci sarà l’atmosfera ovattata della Sala Oscura, né un corazziere a impedire l’accesso dei cronisti, né il bavaglio imposto a Radio Radicale. Il teste Giorgio Napolitano dovrà rispondere ancora una volta alle domande dei giudici siciliani per riferire se e cosa ha saputo della trattativa Stato-mafia, ma questa volta dovrà farlo senza la copertura della più alta investitura istituzionale: e cioè in un’aula giudiziaria, davanti ai giornalisti, ai boss collegati in videoconferenza e presumibilmente anche a un folto pubblico di curiosi.

 

Nicola Mancino Nicola Mancino

Dopo l’addio al Quirinale , previsto per la prossima settimana, il capo dello Stato avrà a disposizione pochi giorni per prepararsi all’impegno più delicato del suo nuovo ruolo di presidente emerito: è attesa per febbraio, infatti, la deposizione davanti alla Corte d’assise di Caltanissetta nel processo Borsellino quater, quello che il procuratore nisseno Sergio Lari (appena scartato dal Csm nella corsa alla Procura di Palermo, che ha premiato Franco Lo Voi) ha definito “l’ultima spiaggia per la verità sulla strage di via D’Amelio”.

 

L’esame dei testi dei pm si conclude il prossimo 27 gennaio: subito dopo, la Corte chiamerà in aula i testi delle parti civili. Primi fra tutti, probabilmente, quelli dell’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, che ha chiesto l’audizione di Napolitano definendolo “un testimone privilegiato di quanto avveniva nei palazzi del potere durante la stagione della trattativa Stato-mafia’’.

vincenzo scottivincenzo scotti

 

E SE NELLA deposizione “blindata” del 28 ottobre scorso al Quirinale, davanti ai pm di Palermo, il capo dello Stato ha parlato per tre ore, rivelando alla fine che con Oscar Luigi Scalfaro e Giovanni Spadolini era perfettamente consapevole del movente ricattatorio delle stragi, non è escluso che a Caltanissetta, l’avvocato Repici e i pm Nico Gozzo, Gabriele Paci e Stefano Luciani possano fare di meglio.

 

E non perché cadano i paletti giuridici. Nell’aula bunker nissena, infatti, l’uomo disceso dal Colle potrà avvalersi ancora sia del segreto funzionale che delle “prerogative” che la Consulta, dopo il conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo, ha ampliato fino a sancire la “totale riservatezza di tutte le comunicazioni presidenziali”: ma solo per il periodo che va dal 2006, data della sua investitura al Quirinale, al momento delle sue dimissioni.

Il PM Sergio LariIl PM Sergio Lari

 

Sarà un Napolitano senza rete, invece, quello che a Caltanissetta dovrà rivelare i dettagli della sua “stretta collaborazione”, avviata in qualità di presidente della Camera, con il predecessore Scalfaro, ritenuto dai pm di Palermo il più autorevole garante della trattativa Stato-mafia. Ed è qui la differenza. Nell’ampio capitolato di prova, infatti, Repici ha contestualizzato la citazione al periodo in cui il testimone eccellente era al vertice di Montecitorio.

OSCAR LUIGI SCALFARO OSCAR LUIGI SCALFARO

 

Al primo punto, la lettera inviata dal capo dello Stato a Marianna Scalfaro, il 29 gennaio 2013, nel primo anniversario della scomparsa del padre: in quel documento, ricordando i fatti del ‘92, Napolitano definiva la collaborazione instaurata con l’allora vertice del Quirinale “essenziale per superare una transizione segnata da turbamenti nell’opinione pubblica e nei rapporti tra i poteri dello Stato”.

 

Di quella stagione, il neo-presidente emerito dovrà raccontare l’avvicendamento al Viminale tra Scotti e Mancino e i contrasti che il decreto Martelli incontrò in Parlamento al momento della sua conversione in legge, dopo l’uccisione di Borsellino. Dalla testimonianza a Caltanissetta, resteranno fuori, ancora una volta, le quattro telefonate con Mancino, oggetto del furioso braccio di ferro tra il Colle e la procura di Palermo, conclusosi con la distruzione dei file.

 

claudio martelli a servizio pubblicoclaudio martelli a servizio pubblico

Ora che l’uomo del Colle sta per tornare senatore a vita, carica che non lo esime dal doversi presentare in aula a rendere testimonianza, appaiono quasi grottesche le polemiche che hanno accompagnato la sua deposizione nel processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, la prima resa davanti ad una Corte d’assise da un capo dello Stato, ma anche la più ‘’protetta’’ della storia giudiziaria. Con il divieto agli imputati di partecipare, sia pure in videoconferenza, all’udienza presidenziale e le porte sbarrate ai giornalisti per “motivi di sicurezza”.

paolo borsellino lappaolo borsellino lap

 

Tutto questo sembra appartenere già al passato. Sempre che Napolitano non giochi ancora una volta d’anticipo, invocando il legittimo impedimento, per esempio con un certificato medico che attesti alla Corte la sua assoluta impossibilità a recarsi in udienza. Almeno temporaneamente.

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