RENZI PORTA A PALAZZO CHIGI L’AMICO PAPARAZZO DI RIGNANO SULL’ARNO – GABANELLI SCRIVE, SCARONI S’INCAZZA: VIA LA PUBBLICITÀ DELL’ENI AL “CORRIERE” - ASSENTEISMO DA RECORD ALLA CORTE DEI CONTI

A cura di Riccardo Bocca e Primo Di Nicola per "l'Espresso"

1 - PAPARAZZO PER IL PALAZZO
Matteo Renzi ha un fotografo personale. Viene da Rignano sull'Arno, come lui.
Di mestiere fa il paparazzo. Da quando Renzi è al governo non c'è scatto ufficiale che non porti la sua firma: Tiberio Barchielli. Dal giuramento nelle mani del capo dello Stato alle foto con Barack Obama, David Cameron, François Hollande. Il reporter di Rignano sull'Arno è sempre al seguito del presidente del Consiglio, anche all'estero.

Un bel salto dal sito di Gossip Blitz, «il quotidiano dei paparazzi» da lui diretto. Dove, tra vip e attrici in bikini, campeggiano ancora gli scatti di Renzi in tenuta scout pubblicati su "Chi" o quelli rubati durante «l'ultima vacanza di quiete» al Giglio. «Conosco Matteo e la sua famiglia da sempre», rivela ai suoi lettori Barchielli, che si commuove dopo la vittoria delle primarie: «In bocca al lupo Matteo, arrivederci al mare». Si sono rivisti prima a Palazzo Chigi. Paparazzo sì, ma di governo. Ma. Ge.

2 - RENATO SINDACO INDAGATO
Guai in vista per il primo cittadino di Messina, Renato Accorinti. La Procura peloritana ha infatti iscritto il sindaco "free Tibet" nel registro degli indagati, con l'accusa di abuso d'ufficio. L'inchiesta ha preso il via dalla denuncia per mobbing presentata dal comandante dei vigili urbani di Messina, Calogero Ferlisi, il quale sarebbe stato trasferito dal sindaco illegittimamente.

Si tratta, secondo il comandante dei caschi bianchi, di «un provvedimento ritorsivo» arrivato dopo una sua presa di posizione contro la decisione della giunta Accorinti di affidare alle compagnie di navigazione, e non più alla polizia municipale, la gestione dei pass per far imbarcare i tir al porto. Adesso la Procura vuole vederci chiaro, e per questo ha fatto subito sequestrare la documentazione relativa alla vicenda. G. Pagl.

3 - SCARONI VS. CORRIERE
Cosa hanno in comune la mancata conferma di Paolo Scaroni all'Eni e lo scontro in atto tra l'amministratore di Rcs, Pietro Scott Jovane, e il direttore del "Corriere della Sera", Ferruccio De Bortoli? Tutto inizia il 20 marzo, quando il quotidiano ospita un bilancio molto critico sull'operato di Scaroni, a firma di Milena Gabanelli. Pochi sanno che Scaroni è considerato il mentore di Jovane, che ha lavorato sotto di lui nel gruppo inglese Pilkington. L'uscita dell'articolo ha mandato su tutte le furie il numero uno di Eni, che ha fatto una sfuriata telefonica a Jovane.

Accompagnandola con l'annullamento di una campagna pubblicitaria da quasi mezzo milione di euro, che avrebbe dovuto portare il "Corriere" nelle case di 20 milioni di italiani. Lunedì 14 aprile Gabanelli ci ha messo il carico da novanta, mandando in onda un'inchiesta sulla Rcs dalla quale Jovane è uscito piuttosto malconcio. Risultato? Scaroni non è più amministratore dell'Eni, mentre il suo pupillo in Rcs è sempre ai ferri corti con De Bortoli. In attesa di conoscere il suo destino all'assemblea degli azionisti dell'8 maggio. R.M.

4 - SICILIA ANTI SINDACI
È la provincia di Palermo, quella dove si registra il record di attentati ai sindaci. Lo rivela un'indagine dell'associazione "Avviso pubblico", secondo cui nel 2013 sono stati 351 gli atti di intimidazione e le minacce di cui si è avuta conoscenza nei confronti di amministratori locali e funzionari pubblici nel palermitano: una media di 29 al mese, praticamente una al giorno.

Se la passano poco meglio i primi cittadini e gli amministratori locali di Cosenza, Taranto e Messina, e nella triste classifica la Sicilia nel 2013 scalza dalla vetta la Calabria, che era in testa per il numero di intimidazioni fino all'anno precedente. Tuttavia, la ricerca evidenzia che la situazione tende a peggiorare nel centro Italia. In particolare nel Lazio, dove si sente sempre più la pressione della malavita campana e si è passati dai cinque casi segnalati nel 2010 ai quindici dell'anno scorso. B.C.

5 - TESTI SCOLASTICI, RIVOLUZIONE GRATUITA
Terrore tra le case editrici di testi scolastici. Da settembre scatta una riforma potenzialmente deflagrante, anticipata da una circolare del Ministero dell'istruzione e università: con il lavoro di un professore supervisore e la collaborazione degli alunni, si potranno autoprodurre testi di studio che, una volta approvati dal dicastero, potranno addirittura sostituire i classici libri di scuola ed essere diffusi liberamente (e gratis) in tutti gli istituti del Paese, già a partire dalla fine del prossimo anno scolastico. Una rivoluzione.

Assieme ad agevolazioni per i testi digitali, arriverà poi un provvidenziale stop alla pratica indiscriminata dei cosiddetti "testi consigliati": quelli di fatto imposti con opera di moral suasion da parte di alcuni docenti, non sempre - la pratica è nota a chi ha studenti in casa- indispensabili. I consigli per gli acquisti sopravviveranno, ma solo in caso di approfondimenti specifici o di monografie. Per la gioia del bilancio famigliare. F.F.

6 - ARRIVEDERCI ZEGNA
I bookmaker prevedono almeno un cambio nel Comitato di presidenza di Confindustria che accompagnerà il suo presidente, Giorgio Squinzi, nella seconda parte del mandato che scatta a partire dall'assemblea di fine maggio. A lasciare dovrebbe essere Paolo Zegna, attuale responsabile del comitato tecnico per l'internazionalizzazione, che vuol tornare a occuparsi a tempo pieno della sua azienda. S.L.

7 - ROTTURA TRA FURBETTI
Anomalo restitution day nelle fasi preliminari del processo per Rimborsopoli. Dei 39 consiglieri invischiati nello scandalo piemontese molti hanno dichiarato di voler patteggiare versando, come richiesto dai pm, le somme contestate maggiorate del 30 per cento.
Tra questi il leghista Gianfranco Novero, noto per aver pagato con i fondi pubblici destinati al Carroccio il battesimo della nipote e una serie di campanacci da bovini.

La mossa che ha spiazzato i consiglieri indagati di Forza Italia è arrivata dal capogruppo Luca Pedrale, che ha messo a disposizione i 60 mila euro contestati per le spese personali e del gruppo: «Lo faccio per evitare strumentalizzazioni e senza ammettere colpe», ha spiegato, «perché ho sempre agito in buona fede». I colleghi forzisti non hanno gradito: secondo loro, la linea andava discussa; non decisa e annunciata in solitudine. Senza sconti di pena, peraltro, si rischia la carriera politica: è un calcolo privato, che vale almeno quanto gli assegni circolari appena versati in Regione. F.F.

8 - CORTE DEI CONTI ASSENTEISMO DA GUINNESS
Giudica gli sprechi pubblici e il corretto impiego delle risorse, ma la Corte dei conti non riesce a frenare l'assenteismo al suo interno. I dati su ferie e malattie certificano infatti che un terzo degli uffici (in media d'anno 20 su 64) supera la soglia del 30 per cento di assenze mensili.

A gennaio (ultimi dati resi pubblici), l'hanno oltrepassata 24 uffici: due addirittura toccando quota 41 per cento di mancate presenze. Se, poi, si torna indietro a dicembre si scopre che gli impiegati dell'ufficio che fa formazione al personale hanno lavorato in media solo 4 giorni su 10. E una sbirciata ai dati dell'estate scorsa consente di appurare che 34 uffici hanno avuto un tasso di assenteismo oltre il 30 per cento, con le due segreterie delle sezioni giurisdizionali d'appello (motori della Corte) che hanno totalizzato, rispettivamente, il 46 e il 41,4 per cento di assenze. G.M.

9 - MARINO NEL MIRINO
C. O. - Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, continua a inciampare sulla giustizia. Dopo le critiche del Consiglio d'Europa e di Amnesty International per aver relegato i Rom in fondo alla graduatoria per l'assegnazione delle case popolari, il giudice di pace ha dichiarato illegittime le procedure per l'accertamento dell'età sui minori stranieri non accompagnati condotte dalla giunta di Marino e nate per iniziativa dell'ex sindaco, Gianni Alemanno.

L'attuale primo cittadino ha continuato fino a pochi mesi fa nella pratica dell'accertamento dell'età di alcuni ragazzi bengalesi, già giudicati minorenni al momento del loro arrivo in Italia. Tanto è bastato per seminare il panico tra i minori: alcuni, in fuga dai controlli, sono finiti nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione), altri dormono ancora in strada o alla stazione. Dopo due ordinanze del Tar e la pronuncia del giudice di pace, ora Marino dovrà riaccogliere i ragazzi nelle strutture e fornire loro tutte le tutele. Altrimenti un'ondata di nuovi ricorsi in tribunale lo sommergerà.

10 - OPERAZIONE DELFINI
Dopo cani e gatti, ora la battaglia è per salvare i delfini. È la politica animalista messa a punto da Forza Italia. Il piano lo sta studiando Michela Vittoria Brambilla, che ha depositato alla Camera una proposta di legge contro i delfinari. «La casa dei cetacei è il mare e lì devono stare. Costringerli a vivere in vasche e a esibirsi per il divertimento della folla è crudeltà allo stato puro», ammonisce la deputata forzista.

Ma la rivolta è dietro l'angolo, perché ciò significherebbe chiudere parchi con un giro d'affari non indifferente. Come, per esempio, quello alle porte di Roma, Zoomarine, che soltanto lo scorso anno è stato visitato da oltre 600 mila turisti, con migliaia di bambini provenienti dalle scuole di tutta Italia e che dà lavoro a un centinaio di addetti.

Rischiano pure i delfinari di Rimini, Riccione e quello di Fasanolandia, in provincia
di Brindisi. Ma la Brambilla va dritta per la sua strada, forte del sostegno della Lega anti vivisezione, che da parte sua sta per lanciare una petizione: «Dobbiamo mettere la parola fine allo sfruttamento di questi meravigliosi animali», dicono i suoi rappresentanti.S.G.

11 - PARTITI VOLTAGABBANA CON PENALE
Il clamore provocato dal codice di comportamento dei parlamentari europei grillini, in particolare la penale di 250 mila euro per i voltagabbana, farà sorridere Antonio Di Pietro: il vero padre delle norme contro i cambi di casacca è , infatti, lui. L'ex pm fu il primo a mettere una sanzione pecuniaria (di 100 mila euro) per chi lo abbandonava. Fu un flop: non solo non riuscì ad impedire le uscite, ma venne pure sconfitto in tribunale.

La norma risale alla vigilia delle regionali del 2010, quando Di Pietro fece firmare ai candidati la «promessa di pagamento», dove era contenuta la penale sia in caso di abbandono del partito e del gruppo che per mancato versamento dei contributi all'Idv. Per pochi fu un freno. A partire da uno dei primi transfughi, il consigliere pugliese Giacomo Olivieri. Di Pietro ottenne un decreto ingiuntivo di 24 mila e 500 euro dal tribunale di Roma, ma poi Olivieri si oppose e vinse il ricorso. A.Cal.

 

 

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