RICATTI TRA EX-QUALCOSA - PARLA FERRI, IL PERSONAL TRAINER CHE HA REGISTRATO EMILIO FEDE: “DOPO IL LICENZIAMENTO DALLA TV VOLEVA VENDICARSI RICATTANDO L’EX PREMIER: ‘LO TENGO PER LE PALLE’, DICEVA. AVVERTII IL CAVALIERE”

Davide Milosa per “Il Fatto quotidiano”

 

MILANO PRESENTAZIONE DEL MOVIMENTO DI EMILIO FEDE UNITI SI VINCE MILANO PRESENTAZIONE DEL MOVIMENTO DI EMILIO FEDE UNITI SI VINCE

L’appuntamento è per le 13 in un noto bar di Milano. Gaetano Ferri è puntualissimo. Arriva a piedi. Occhiali da sole a goccia, camicia azzurra, jeans e scarpe da ginnastica. Sotto il braccio la mazzetta dei giornali. Il caso Fede, le parole su Dell’Utri, i soldi della mafia e gli esordi da palazzinaro di Silvio Berlusconi.

 

Nasce tutto da lui, dalla sua denuncia ai carabinieri di Cusano Milanino e dal deposito dei file audio che immortalano le parole dell’ex direttore del Tg4. Ferri si siede, ordina un caffè, sul braccio alcuni tatuaggi, ricordo dei suoi trascorsi nella Legione straniera.

 

È arrabbiato. Emilio Fede gli dà del galeotto e del truffatore. Sostiene, il giornalista, che quei file siano taroccati. Lui quelle parole non le ha mai dette. Iniziamo da qua, allora. Da questi audio. Ferri va subito al sodo: “Non avevo alcun motivo di taroccarli, gli audio sono autentici e per dimostrarlo sono disposto ad andare in tribunale”.

Gaetano Ferri ed Emilio FedeGaetano Ferri ed Emilio Fede

 

E aggiunge: “Lui dice che quando ci siamo incontrati io ero appena uscito da un giro di droga, falso, e che il padre della mia compagna è un mafioso, invece è solo un ex ferroviere oggi pensionato che arriva da un paesino della Sila, per questo nei prossimi giorni firmerò una querela per diffamazione contro Fede”.

 

Il personal trainer di origini campane con residenza milanese spiega: “Avevo capito che voleva fare impicci e allora io mi sono tutelato”. La logica è binaria: “Lui sapeva dei miei problemi con la giustizia e così voleva accollarmi le cose se i suoi piani non fossero andati in porto”. Durante i loro incontri, l’ex direttore del Tg4 parla a ruota libera. “Io – dice Ferri – non gli ho tirato fuori nulla, ha fatto tutto lui”.

fede  berlusconi fede berlusconi

 

Poi ci sono i soldi. “Quelli – prosegue il personal trainer – me li doveva per le lezioni di ginnastica, mica per altro, i file audio li ho fatti per tutela e non certo per ricattare qualcuno”. I due si conoscono nel settembre 2011. “In quel periodo – continua Ferri – su consiglio di un noto personaggio dello spettacolo, inviai un fax a Fede. Mi proponevo per un lavoro. Venti minuti dopo lui mi chiamò, mi chiese di vederci subito e per farlo voleva inviarmi il suo autista Lorenzo”. La cosa nasce così. Di mezzo c’è la palestra, gli incontri, le cene.

 

“Fede mi fece mille promesse, mi disse che mi avrebbe presentato anche a Berlusconi. Alle varie cene cui partecipai, c’era sempre molta gente che andava a salutarlo, ricordo che una sera mi presentò il figlio del questore di Milano, mi raccontava particolari su gente della politica e dello spettacolo, un’altra volta arrivò la Pascale che voleva portarci ad Arcore, poi non se ne fece nulla”.

 

MARCELLO DELL'UTRIMARCELLO DELL'UTRI

Passa il tempo e la cronaca giudiziaria racconta le cene eleganti di Arcore. Nell’inchiesta Fede ci cade con tutte le scarpe. Ancora poco tempo e la sua carriera al Tg4 finisce. Viene licenziato. “Lui – dice Ferri – era arrabbiato anche con Berlusconi, perché quando lo cacciarono, il Cavaliere non fece niente, insomma non intervenne”. Ecco allora il ragionamento. “Fede voleva fare qualcosa e mi disse: vedi, io so tante cose su Berlusconi e lo tengo per le palle”.

 

È la versione di Ferri. “Mi disse così mentre eravamo a cena, poi aggiunse che se lui teneva per le palle il Cavaliere, io tenevo per le palle lui”. Questo sostiene Ferri. “Fede sapeva che mi aveva raccontato tante cose, ne era consapevole, per questo voleva tenermi buono, addirittura mi offrì il posto come capo della sicurezza per il suo nuovo movimento politico e mi promise che mi avrebbe fatto entrare nella scorta di Berlusconi”.

VILLA SAN MARTINO, ARCOREVILLA SAN MARTINO, ARCORE

 

Che succede a questo punto? Ferri comprende il rischio. È convinto che da questa storia possa venir fuori il suo nome e i suoi precedenti. “Quando ho capito che voleva fare cose allucinanti ho tentato di avvertire Berlusconi, e ho inviato un fax ad Arcore chiedendo di incontrarlo”.

 

Il Cavaliere però, non risponde, ma dà mandato a un suo legale di sondare il terreno. “Mi chiamò un avvocato al quale raccontai parte della storia, ma fui preso con sufficienza”. Ferri ha già in tasca le registrazioni. E dopo Arcore, prova con il direttore del Giornale. “Alessandro Sallusti lo conobbi in una palestra di Porta Venezia, me lo presentò Fede. Tempo dopo andai da lui nel suo ufficio e gli dissi che questo signore voleva fare le scarpe al Cavaliere”.

 

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Ecco, allora, la risposta dell’altro direttore: “Il più grande sogno di Fede è prendere i soldi a Berlusconi”. Insomma, in quel periodo, siamo tra il 2012 e il 2013, Fede convive quotidianamente con la sua rabbia. Quel licenziamento non gli va giù. Qualcuno deve pagarla. Questo il ritratto che ne dà il personal trainer.

 

“Lui cercava tutte quelle persone che potevano dargli elementi per ricattare Berlusconi, un giorno venni a sapere che stava tentando di agganciare l’ex cuoco di Arcore, cacciato perché, ufficialmente avrebbe fatto la cresta sulla spesa, in realtà sapevo che lui aveva visto cose che non doveva vedere”. Ferri butta il sasso. Però non spiega. Non va oltre. Solo si limita a dire: “Se io parlo...”.

 

Premio Guido Carli Alessandro Sallusti Premio Guido Carli Alessandro Sallusti

Fa capire che in tasca ha ancora altri assi. Svela, invece, l’incontro con David, ex agente segreto del Mossad israeliano. “Era responsabile di un’agenzia investigativa. Fede me lo presentò durante un incontro al ristorante “il Boccino”, in quel frangente questo David gli diede alcune trascrizioni di intercettazioni fatte a un noto dirigente televisivo. E ricordo benissimo che disse a Emilio: mi raccomando dottore non le tiri fuori sennò succede un casino”.

 

A questo punto il gioco si fa pericoloso. “Alla fine gli ho detto, io vado da Berlusconi e ti rovino”. Siamo nel dicembre 2013, proprio quando il personal trainer riceve i due sms di minaccia dal giornalista. Il primo si riferisce al proposito ventilato da Ferri di andare ad Arcore. Scrive Fede: “Se conferma che vi siete incontrati vengo a cercarti”. Il resto è storia delle ultime ore.

 

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