IL RITORNO DEL BANANA - SILVIO ORA FA IL GRADASSO CON RENZI: “SI È MESSO ALL’ANGOLO. MA SU OGNI MODIFICA ALLE RIFORME SERVIRÀ IL NOSTRO ASSENSO’’ - OGGI TORNA A ROMA, PRESTO L’INCONTRO CON PITTIBIMBO

Carmelo Lopapa per “La Repubblica

 

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«Qualsiasi modifica al Patto del Nazareno la stabiliamo insieme, alle mie condizioni, Matteo non pensi di fare di testa sua solo perché adesso è nei pasticci al Senato con questo muro contro muro». Silvio Berlusconi rientra a Roma domani e conferma ai suoi che tornerà a incontrare nelle prossime ore il premier Renzi. La disponibilità del resto il leader di Forza Italia l’aveva fatta trapelare già nel fine settimana, preoccupato per il cammino della riforma.


Ancora in serata non si aveva conferma della data, ma l’emergenza Senato lascia prevedere a molti, nello staff berlusconiano, che non avverrà oltre domani (o al più mercoledì).

 

URNA ELETTORALEURNA ELETTORALE

Anche perché proprio domani a Palazzo Madama si torna in trincea con le votazioni e lo stallo non lascia prevedere nulla di buono. Si potrebbe arrivare nel giro di poche ore all’esame con voto segreto dell’emendamento che porta la prima firma del leghista Candiano e che, tra le altre cose, prevede la riduzione del numero dei deputati: basterebbe che passasse quello per far saltare una buona parte della riforma. I dissidenti forzisti (come gli oppositori degli altri partiti) stanno in riva al fiume: sarà quella la prima prova del nove sulla tenuta della maggioranza delle riforme.


L’ex Cavaliere in versione “padre delle riforme” è pronto a fare la sua parte, ma vuole suggerire a Renzi «maggiore prudenza» con le opposizioni. «Si è chiuso in un angolo e adesso non sa come venirne fuori» ha commentato da Arcore in queste ore. Al presidente del Consiglio dirà anche che qualsiasi modifica al patto del Nazareno, anche minima, andrà concordata. Fosse pure un ritocco all’Italicum per convincere Sel a cedere.

 

PALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICAPALAZZO MADAMA - SENATO DELLA REPUBBLICA

Su quel versante, Berlusconi — racconta chi gli ha parlato — potrebbe anche essere disponibile a rivedere la soglia di sbarramento, vero spauracchio per i piccoli. Nella legge di riforma elettorale passata alla Camera è previsto al 4,5 per cento per le forze coalizzate e all’8 per quelle che corrono da sole. Meno disponibile invece lo è a cedere sulle preferenze. «È sulla riforma del Senato piuttosto che bisognerà concedere qualcosa» è piuttosto il suo convincimento.


Il leader forzista lo ha ripetuto in questi giorni, di fronte all’impasse di Palazzo Madama, rivendicando il suo vecchio lavoro da “grande venditore”: «Un prodotto lo vendi per convinzione, mai per costrizione». Tradotto: con gli ultimatum e le minacce all’indirizzo dei senatori, per strappare per altro la cancellazione della loro Camera, Renzi non va lontano. È anche la tesi del capogruppo alla Camera Renato Brunetta, come si legge nel suo “Mattinale” di ieri con cui invita il premier al «dialogo» e a prendere in considerazione un «lodo Berlusconi».

 

BRUNETTA BRUNETTA

Un compromesso che passerebbe attraverso «la promozione a senatori dei consiglieri regionali più votati, con più consenso, in questo modo i cittadini scelgono». Una via di mezzo tra il Senato non elettivo voluto da Renzi e l’attuale sistema. Ma è una trovata giusto di Brunetta. In realtà, dentro Forza Italia fanno fatica a tenere quei 18-20 sul piede di guerra. Berlusconi lo sa e al premier nelle prossime ore dirà anche questo.

 

Bastava leggere in serata il tweet di fuoco di Augusto Minzolini, uno dei dissidenti forzisti, contro il premier per rendersi conto dell’aria che tira («Preferisce il Senato della Casta o è semplicemente malato »). Il capogruppo Paolo Romani ha il suo bel da fare, lamenta «l’inutile forzatura che ha voluto imporre Renzi: certo, sarebbe singolare se dovessimo rimettere mano all’Italicum, già passato alla Camera con i nostri voti determinanti».

MINZOLINI MANGIA MINZOLINI MANGIA


Il consigliere politico Giovanni Toti prova invece a gettare uno sguardo al futuro e al partito e rispondendo a una domanda durante la rassegna “Ponza d’autore” spiega che, complice la condanna Mediaset e la legge Severino, «al momento è evidente che non potrà essere Berlusconi il nuovo candidato premier alle prossime elezioni». Ed è la ragione per cui le primarie potrebbero essere una soluzione, «ma da usare con cautela».

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