SEMPRE PIU' RIPRESA (PER IL SEDERE) - IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE GELA L'ITALIA: IL PIL CRESCERA' SOLO DELLO 0,3% NEL 2014 - GLI 80 EURO DI RENZIE NON SONO FINITI IN CONSUMI. E ADESSO SULL'ECONOMIA C'E' UNA CALMA PIATTA. E LETALE

1-ADDIO RIPRESA PER L’ITALIA – FMI: “SOLO +0,3% IL PIL 2014”

L.Gr. per “La Repubblica

 

MATTEO RENZI SEXYMATTEO RENZI SEXY

Dopo Bankitalia, anche il Fondo monetario gela le speranze di ripresa: aggiornando il suo “World economic Outlook” l’Fmi prevede per l’Italia un Pil 2014 fermo allo 0,3 per cento, contro lo 0,6 stimato solo lo scorso aprile (per via Nazionale si arriverà appena allo 0,2). Invariato il risultato messo in conto per il 2015: l’1,1 per cento. Una previsione, quella di quest’anno, ben lontana dallo 0,8 per cento che il governo ha inserito nel Def. Lo stesso premier Renzi, parlando a La7 ha ammesso che sarà «molto difficile» arrivare a quel risultato e che le statistiche «inizieranno a migliorare solo nel 2015».

 

«Che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5 per cento - ha aggiunto in una dichiarazione rilanciata dalle agenzie - non cambia niente dal punto di vista della vita quotidiana delle persone». Successivamente Palazzo Chigi ha precisato che Renzi rispondeva «a una domanda sulla ripresa choc dell’occupazione ». «Nessuna equiparazione fra le percentuali e le stime di crescita, solo la consapevolezza che lo sforzo per invertire la tendenza deve essere poderoso e sostenuto». Per il Fondo, comunque, l’Italia risulta fanalino di coda del G7. La sua crescita è stentata rispetto a quella della Germania (1,9 per cento), ma «va sotto» anche nel confronto con la Francia (0,7) e con la Spagna dove l’Fmi prevede che il Pil risalga all’1,2 per cento.

Christine Lagarde direttore del Fondo Moneteario internazionale Christine Lagarde direttore del Fondo Moneteario internazionale

 

Il confronto con Madrid migliora sul lavoro (12,6 per cento di disoccupazione contro il 25 spagnolo), ma peggiora sullo spread (paghiamo 15-20 decimali in più sui titoli decennali). L’impressione che arriva dai diversi dati è che mentre gli altri Paesi si muovono, noi restiamo al palo: tendenza confermata dall’Istat. Le vendite al dettaglio di maggio sono diminuite dello 0,7 per cento su aprile e rispetto ad un anno fa i consumi alimentari hanno perso l’1,2. Il clima di fiducia dei consumatori a luglio è sceso a 104,6 punti contro i 105,6 di giugno. ( l. gr.)

 

2-DAL MIRAGGIO DEL BONUS IRPEF ALLA BONACCIA LETALE

Maurizio Ricci per “La Repubblica

 

pier carlo padoanpier carlo padoan

Calma piatta. Del vento della ripresa non c’è traccia. Neanche una brezza, anzi, un alito. Piuttosto, l’aria pesante e immobile di una bonaccia letale. Dal 2008, la produzione industriale si è ridotta di un quarto. A fine 2013, i consumi erano scesi dell’8 per cento e gli investimenti del 26 per cento. Avevamo perso un milione di posti di lavoro e il tasso di disoccupazione era raddoppiato. In breve, da almeno vent’anni non stavamo così male. Ma il miraggio di un rimbalzo è già svanito.

 

Al contrario, stiamo anche peggio di sei mesi fa. Ormai, ne portiamo i segni non solo nel conto in banca e in garage, ma in frigorifero e ai fornelli. Due famiglie su tre hanno tagliato la spesa per mangiare. I consumi sono calati dello 0,7 per cento a maggio, rispetto ad aprile, ma quelli alimentari sono scesi dell’1,2 per cento. Spariscono dalla tavola cotolette e sogliole, ma non mangiavamo così poche pesche, ciliegie e spinaci da oltre dieci anni. E otto italiani su dieci, sostiene la Coldiretti, hanno deciso che se la mozzarella è scaduta, chi se ne frega: meglio mangiarla che buttarla.
 

BANCA ITALIABANCA ITALIA

In questa Italia smagrita e impotente, gli investimenti nell’industria sono fermi, la produzione, a maggio, è scesa di un altro 1,2 per cento rispetto al dato già negativo di aprile. Lo stellone delle esportazioni si è spento: quelle verso l’Europa sono quasi ferme perché la crisi non c’è solo da noi e quelle verso il resto del mondo, a giugno, sono crollate del 4,3 per cento. L’economia sembra incapace di reagire anche all’unico spintone vigoroso che ha ricevuto in questi anni.

 

Gli 80 euro messi in busta paga da Renzi per rianimare la domanda interna sono stati assorbiti da altri guai e non spesi. I saldi d’estate, calcolano i commercianti, segneranno un calo del 3-4 per cento rispetto ad un anno fa. La Banca d’Italia non si aspetta che lo sgravio Irpef aumenti i consumi di più dello 0,2 per cento fra 2014 e 2015. La leva immaginata dal governo ha, insomma, perso presa nella palude di pessimismo diffuso:
l’effetto sul Pil non dovrebbe superare lo 0,1 per cento. Spiccioli: i benefici della più decisa iniziativa di stimolo arrivata da Palazzo Chigi si riducono ad un miliardo e mezzo di euro di Pil in più.
 

visco ignazio visco ignazio

Sono dati amari, perché spazzano via, di colpo, quel po’ di ottimismo e di speranza che si era diffuso nei mesi scorsi, quando, da Draghi a Ignazio Visco, da Barroso a Padoan, si parlava di “ripresa, fragile, ma ripresa”. E, in effetti, a leggere il Bollettino economico della Banca d’Italia, uscito meno di dieci giorni fa, sembra di guardare un altro mondo. Perché i dati su cui ragionavano a via Nazionale erano quelli del primo trimestre e, con qualche trepidazione, gli uomini di Visco scorgevano germogli di ottimismo. I consumi crescevano dello 0,1 per cento: pochissimo, ma per la prima volta dal 2011 non calavano. La domanda estera restava favorevole. I dati di giugno azzerano tutto: consumi ed esportazioni - domanda interna e domanda estera - adesso, avverte l’Istat, sono di nuovo in picchiata.
 

Il risultato è che anche una ripresa asfittica è già sfumata. L’Fmi ha dimezzato le sue previsioni sulla crescita italiana: ad aprile scommetteva su un più 0,6 per cento nel 2014. Ora è sceso a 0,3 per cento. La Banca d'Italia è anche più pessimista: 0,2 per cento. Lo 0,8 per cento immaginato dal governo appare assai lontano. E questo chiude anche l’ultima porta. Qualche keynesiano impenitente potrebbe, infatti, pensare di corroborare domanda interna ed estera in caduta, con domanda e investimenti pubblici. Assai difficile: se il Pil cresce meno del previsto, il rapporto deficit/ Pil e quello debito/Pil, su cui vigila Bruxelles, diventeranno più spinosi e i margini di manovra del governo ancora più stretti.

 

mario draghi 3mario draghi 3

Il dato più preoccupante, tuttavia, forse non è neanche quello del 2014, ma l’anno prossimo. Nel 2015, secondo l’Fmi, l’economia italiana dovrebbe crescere, nella media dell’anno, dell’1,1 per cento, lo stesso ritmo già pronosticato ad aprile. Ma neanche nell’ultimo trimestre mostrerebbe un salto di velocità e di vigore: 1,2 per cento in più rispetto all’ultimo trimestre 2014, di fatto un’andatura senza scosse per tutto l’anno, come un motore imballato.
 

Come, probabilmente, è. Sull’economia italiana pesa una congiuntura mondiale assai poco brillante, appesantita da ombre come la crisi ucraina. Sembrano sottrarvisi Paesi come la Spagna che, in questi giorni, registra il più massiccio calo della disoccupazione degli ultimi otto anni e la crescita più vigorosa (0,5 per cento nel trimestre) dall’inizio della crisi. Ma è un miracolo, per così dire, drogato dall’austerità. Lo sottolinea una serie di studi recentissimi dell’Fmi, che legano i risultati più recenti al drammatico crollo della disoccupazione e della domanda interna di questi anni.

 

Appena la ripresa riscuoterà i consumi, avvertono gli economisti di Washington, gli squilibri dell’economia spagnola si ripresenteranno. Per l’Italia, il problema è diverso. Non solo perché la ripresa non c’è, ma perché, più tarda, più i meccanismi dell’economia si arrugginiscono e si inceppano. Un economista americano - Laurence Ball - ha calcolato che, anche se il Paese riuscisse ad utilizzare al massimo, per miracolo, capitale e lavoro, oggi fermi, la crescita potenziale non sarebbe superiore allo 0,11 per cento. Forse abbiamo toccato il fondo della crisi. Ma rischiamo di restarci a lungo.

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...