TSIPRAS CHI? - CI SONO ANCHE GLI ANARCHICI DIETRO AL SUCCESSO DEL LEADER DELLA SINISTRA GRECA - E SIRYZA È STATO L’UNICO PARTITO CHE FECE LA BATTAGLIA PER LA TV PUBBLICA, IGNORATA DAI PIÙ (CHI SCIOPERA IN RAI STIA ATTENTO)

da “Tsipras chi?

Il leader greco che vuole rifare l’Europa”

Matteo Pucciarelli

Giacomo Russo Spena

Alegre, 2014

 

TSIPRAS CHI DI PUCCIARELLI E RUSSO SPENATSIPRAS CHI DI PUCCIARELLI E RUSSO SPENA

IL RAPPORTO CON GLI ANARCHICI

Il 2008 segna l’inizio della crisi, e porta con sè una rivolta sociale e generazionale fino ad allora relegata ai margini della società. Syriza, fedele alla sua breve storia, continua a contaminarsi coi movimenti, anche quelli più radicali. E` il 6 dicembre. Ad Atene un agente della polizia spara due colpi e uccide, nel cuore del quartiere anarchico Exarchia, lo studente quindicenne Alexandros Grigoropoulos, lì in compagnia degli amici. Secondo la ricostruzione del poliziotto i giovani avrebbero lanciato sassi contro la pattuglia, versione invece negata dai presenti. 

Alexis muore agonizzante, in piazza. Sotto gli occhi della gente. Il pianto si trasforma in rabbia e la rabbia, presto, in rivolta. Da Exarchia, la sera stessa dell’assassinio, si sviluppa una forte protesta di 300-400 persone che si riversa per le strade: i durissimi scontri si diffondono a macchia d’olio. Da Atene a Salonicco e a Patrasso. Grigoropoulos diventa simbolo di una generazione senza futuro nè diritti che pian piano lo Stato greco sta uccidendo. 

Secondo il Guardian questi giovani “sono figli e figlie della classe media, scioccati dall’uccisione di uno di loro, disgustati dall’incompetenza e dalla corruzione del governo, arrabbiati per le promesse disattese del sistema educativo, impauriti dalla prospettiva di dover lavorare più duramente dei loro esausti genitori”. (The Guardian, 13 dicembre 2008, reportage di Maria Margaronis. 

Gli attivisti di Syriza scendono in piazza con loro. Sono parte di quel movimento che prende il nome di “generazione 700 euro”, riferendosi alla precarietà di cui sono vittime. Un movimento in realtà nato anni prima e che aveva vissuto una fase di forte conflitto sociale già nel biennio 2006-2007 con un’ondata di occupazioni e manifestazioni contro la riforma della Costituzione e la privatizzazione dell’università pubblica. Una gioventù sfiduciata dal sistema bipolare Pasok-Nuova Democrazia e, quindi, senza rappresentanza. 

In questo quadro la radicalizzazione e la creatività dei giovani in tutto il Paese assume la ribellione di dicembre 2008 come un simbolo e un’occasione per uno scontro con la polizia, che costituisce il potere più vicino e visibile, ma anche con le banche, i media, il modello di organizzazione della vita. Un’”offensiva totale contro il sistema e i suoi simboli”, racconta Dimosthenis Papadatos, giovane blogger e attivista delle reti antirazziste che proprio in quei caotici momenti, come molti altri, si accorse della presenza in piazza di Syriza: “Delle forze partitiche e parlamentari, era la sola a esserci. Mentre tutti invocavano la repressione degli incappucciati e dei violenti, i suoi dirigenti e militanti parlavano di ribellione giovanile”. 

Il libro Il fuoco di Atene3 ricostruisce in maniera minuziosa le proteste e, stando sul posto in quei concitati momenti – dove nella prima settimana di violenza vengono sparati dagli agenti 4.600 lacrimogeni – il giornalista riesce a incontrare Yannis Bornous, allora ventinovenne e giovane dirigente del Synaspismos. 

gli autori di tsipras chi pucciarelli e russo spena con de magistrisgli autori di tsipras chi pucciarelli e russo spena con de magistris

Per lui “l’uccisione di Alexis ha fatto esplodere simultaneamente diverse frustrazioni e ha rappresentato la generalizzazione della crisi greca, una crisi risultato di un deficit multiplo: di lavoro, con l’irruzione prepotente del precariato in una società abituata fino a quel momento al posto fisso; di istruzione, con l’educazione superiore segnata da una competitività esasperata e dal privato che supplisce alle carenze del settore pubblico; del mondo degli intellettuali e dell’arte, che con la loro partecipazione hanno espresso profonda insofferenza nei confronti di un potere politico bloccato”. (Michelangelo Cocco, Il fuoco di Atene, manifestolibri, Roma, 2011) 

Per i detrattori, tra Syriza e le ali più dure e violente della piazza c’e` stata una sorta di reciproca intesa. Un’affermazione spesso utilizzata in termini propagandistici, con l’intenzione di screditare il movimento liquidandone le ragioni. Di certo però Syriza ha avuto nel tempo la capacità di relazionarsi con tutti, anche con gli anarchici, cooperando nelle università o nei luoghi di lavoro. Una ricerca del 20124 evidenzia come il 12 per cento dell’elettorato complessivo del partito di Tsipras si dichiari ”antiautoritario e anticapitalista” e molti anarchici, quelli non ferventi astensionisti, vadano a votare Syriza. 

ert tv pubblica occupata in greciaert tv pubblica occupata in grecia

Nella giovanile del partito, ancora oggi, si leggono autori della scena teorica anarchica tradizionale e di quella post-autonoma come Antonio Negri, Giorgio Agamben, Sergio Bologna, Franco “Bifo” Berardi e George Caffentzis. Il 10 gennaio 2013 in un’intervista radiofonica il deputato Vanghelis Diamandopoulus – che a ottobre 2012 insieme al collega di partito Dimitris Kodelas salì a bordo della nave che trasportava aiuti umanitari per Gaza – per difendere un centro sociale dallo sgombero esordì con un “Condivido alcune idee dell’anarchia”, per poi continuare: “In quello spazio si tengono lezioni per ragazzi, corsi di teatro e attività utili per contrastare le piaghe sociali della popolazione. Il problema è il governo che vuole distruggere ogni forma di resistenza”. 

Sempre per il blogger Papadatos, durante le dure proteste degli anarchici “Syriza e` stretta tra due fuochi: da una parte la destra la accusava di organizzare e proteggere i violenti, dall’altra alcune frange più radicali le dicevano di essere troppo moderata. Il partito viene dalla tradizione No Global, dalla disobbedienza civile e preferisce altre pratiche a quelle della devastazione, nello stesso tempo si schiera contro la repressione dello Stato e comprende le ragioni dei cosiddetti incappucciati”. 

Come dopo l’uccisione di Grigoropoulos. 

 

C’ERA UNA VOLTA LA TV DI STATO 

Il 7 novembre 2012 la “Coalizione” aderisce e partecipa in massa allo sciopero di 48 ore lanciato nuovamente dai sindacati. Sempre a piazza Syntagma, ormai luogo simbolo, si ritrovano cinquantamila persone. Subito dopo Tsipras parte per Bruxelles: “Bisogna dire la verità non solo ai cittadini greci ma a tutti gli europei: le misure di restrizione non funzionano. La nostra popolazione ha sopportato delle prove durissime senza che in due anni e mezzo la crisi sia stata risolta e questo e` servito solo a salvare le banche del Paese, il cui fallimento avrebbe conseguenze in tutto il sistema bancario europeo”. 

anarchici grecianarchici greci

Nel giugno 2013 Syriza e` il principale partito a battagliare per la sopravvivenza della Ert, la radiotelevisione pubblica greca. E` l’Europa a ordinare il taglio tra i dipendenti pubblici e un programma di privatizzazione delle aziende a partecipazione statale; il governo di Samaras risponde prontamente chiudendo, da un giorno all’altro e dopo settantacinque anni di storia, l’intera emittente; licenziando così in un colpo solo 2.800 dipendenti e mettendo a rischio un diritto all’informazione equilibrato, visto che la televisione resta in mano a cinque canali privati. 

Le immagini dell’inno nazionale suonato dall’orchestra il giorno della fine delle trasmissioni tra le lacrime dei musicisti fa il giro del mondo ed entra nell’immaginario collettivo come una delle fotografie piu` potenti e capaci di riassumere il dramma di una nazione che dura da almeno quattro anni. Restano quindi i grossi editori privati, tutti impuri, cioe` con altre attivita` e altri interessi imprenditoriali, pronti di volta in volta a sposare la causa politica più conveniente. Un sistema che si regge in piedi grazie a un intreccio di frequenze, agevolazioni fiscali, appalti e forniture iniziato nel 1991 e che tira avanti, nonostante uno scandalo dietro l’altro. 

Il portavoce del governo Simos Kedikoglou giustifica la chiusura con gli stipendi d’oro percepiti da molti dipendenti, che in tempo di crisi del Paese sarebbero inaccettabili per un’azienda in perdita economica e che grava sulle casse dello Stato. Ma sembra una giustificazione aleatoria: siccome il pollice va in cancrena, amputiamo direttamente il braccio? Deliolanes era il corrispondente a Roma della Ert, ha con sè le carte con i numeri e le tabelle: “Non eravamo in perdita, e` una menzogna. E` stata una scelta politica del governo per colpire la libera informazione”. 

anarchici greci 2anarchici greci 2

E` anche vero però che in Grecia non si pagava il canone, ma che una voce delle bollette elettriche era destinata automaticamente alla tv di Stato. I soldi entravano ? tanti ? in automatico. Subito nasce una grande mobilitazione popolare per difendere un bene pubblico. Dimar, in profondo disaccordo, decide di abbandonare il governo con i suoi due ministri e un viceministro. L’8 luglio 2013 sulle colonne del giornale Avgi` il dirigente di Syriza Yannis Almpanis spiega che “il ritiro di Dimar e` la naturale conseguenza del completo fallimento del suo piano politico. 

E` entrata a far parte del governo con l’obiettivo dichiarato di cancellare gli aspetti più antisociali dei memorandum, di proteggere le persone con bassi salari e pensioni, particolarmente colpite dai programmi di austerità, e di salvare un qualche tipo di stato sociale. E` veramente impressionante il fatto che Dimar, in quasi un anno di appoggio al governo, non abbia raggiunto nessuno degli obiettivi che si era proposta, non sia riuscita a modificare un solo punto dei programmi della trojka. Sotto il peso di questo fallimento enorme e dentro il clima di protesta popolare per Ert, Dimar e` stata obbligata a ritirarsi dal governo, senza però smettere di sostenerlo. 

Noi, come Syriza, lo abbiamo detto in modo chiaro, e il modo in cui sono andate le cose ci da` pienamente ragione: la trojka non lascia alcun margine per migliorare o rinegoziare i memorandum. La loro abrogazione e` l’unica scelta, il presupposto assolutamente necessario per la salvezza della società”. 

L’Ert viene cosi` occupata e autogestita. La battaglia dei lavoratori dura mesi e termina il 7 novembre 2013 con la violenta irruzione in sede della polizia. Quel giorno Delionales in un’intervista a DinamoPress racconta che “l’azione di forza di oggi da parte del governo Samaras e` la logica conseguenza della brutalità e della violenza con cui da un giorno all’altro l’Ert e` stata chiusa, a dimostrazione che l’informazione e` prima di tutto un problema di democrazia visto che l’Ert era un’azienda in attivo. 

5 ert tv pubblica occupata in grecia5 ert tv pubblica occupata in grecia

I miei colleghi non hanno opposto resistenza ma hanno continuato a fare fino all’ultimo il loro mestiere: informare i cittadini. La stessa scelta l’avevano fatta in molti continuando a trasmettere in streaming e in digitale, fino a quando oggi il segnale non e` stato spento dalle forze dell’ordine. Sono stati momenti drammatici, che mi hanno ricordato gli ultimi minuti e la chiusura di Radio Alice a Bologna nel ’77”. 

Tra i dirigenti di Syriza piu` battaglieri a difendere Ert svetta il partigiano Glezos, classe 1922. Lo stesso che, intervistato nel libro Il Fuoco di Atene, parla dell’Europa a due velocità e dell’egemonia tedesca. Per lui e` in corso un atto secondo della Resistenza: ÅsSiamo chiamati ancora una volta a difendere la nostra indipendenza […] E porsi un problema di sovranità nazionale non significa voler uscire dall’Unione europea. Noi, contrariamente al Kke, vogliamo partecipare alla vita dell’Ue, ma dobbiamo costruire l’Europa dei popoli, non rafforzare quella dei burocrati. E il fatto che sembra prendere il sopravvento l’Europa del capitale non deve abbatterci ma stimolarci a lottare di piu`. Le forze di sinistra devono cooperare. Siamo in cinquanta pezzi, ognuno dei quali crede di avere la verità in tasca. 

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Tieni la tua autonomia ideologica e organizzativa ma vieni qui a cooperare, tutti insieme: questa e` la nostra proposta politica. Nessuno vuole che il Kke cambi, ma che collabori. E ancora, democrazia diretta: per la sinistra non c’e` altra soluzione […]. Non ci sono più i capi nella società, perchè dovremmo averne nella vita politica? Indipendenza nazionale, collaborazione tra le forze di sinistra, democrazia. Questi sono gli obiettivi per i quali continuo a lottare”.

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