IN GLORIA DI GINETTACCIO – UN LIBRO DI BEHA: “BARTALI SALVÒ GLI EBREI E POI L’ITALIA DALLA GUERRA CIVILE MA NON SOPPORTAVA IL POTERE” - FINÌ IN ROVINA PER COLPA DI MARCINKUS, L’UNICO AD AIUTARLO FU ‘’STRISCIA”

Alberto Pezzini per “Libero Quotidiano

 

LIBRO BEHA UN CUORE IN FUGALIBRO BEHA UN CUORE IN FUGA

A leggere Un cuore in fuga (Piemme, pp. 265, euro 14,90), si capisce come il complesso dello scrittore a Oliviero Beha calzi poco. Sono 265 pagine fitte di emozione, sentimento, e notizie che fino ad oggi pochi conoscevano.La storia di Gino Bartali, Ginettaccio, non solo quella del corridore e vincitore di due Tour (1938 e 1948), bensì di salvatore. Di ebrei.

 

Gino, cattolicissimo, infilava nel telaio della bicicletta documenti falsificati, fotografie, che avrebbero salvato delle vite. Se lo avessero scoperto, lo avrebbero fucilato. Lo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, lo ha nominato Giusto tra le Nazioni nel 2013.

 

Perché questa storia, quella di Bartali postino degli ebrei, si conosce così poco?

«Gino Bartali era un uomo estremamente riservato. Durante la sua vita ha conosciuto alti e bassi continui. Anche quando la fortuna economica e la popolarità sono scese a livelli di guardia, non ha mai voluto per esempio accedere ai benefici della legge Bacchelli, sebbene fosse in povertà. Aveva dei meriti che in qualche modo avrebbe potuto mettere all'incasso. Non lo fece. Stette sempre zitto.

 

Gino Bartali Gino Bartali

Quando Benigni vinse l’Oscar con La vita è bella, chiunque al suo posto avrebbe raccontato quella storia straordinaria. Non Gino Bartali. È stato un esempio di uomo che fa e non dice. Quello che vorrei venisse compreso è l’assoluta eccezionalità della sua storia».

 

In effetti, non sembra che i media italiani abbiano afferrato il vero peso di quanto lei narra nel suo bellissimo libro. Anche oggi che Nibali ha conquistato il tour si parla soprattutto di Pantani.

 

«Pantani è stato un corridore forte in superficie ma resta un grande corridore sospetto. Se Pantani è un ciclista un po’ lunare per questo, Bartali è solare,anzi stellare.

Fausto CoppiFausto Coppi

 

Pensavo che la stampa italiana si sarebbe buttata a corpo morto su una storia come questa. Invece l’ho trovata tiepida».

 

Tanti hanno voluto tessere un parallelismo tra Bartali nel ’48 e Nibali oggi. Entrambi funzionano da catalizzatori di interesse e distolgono le cure degli italiani da altri problemi

«Bartali salvò l’Italia da una guerra civile dopo che Antonio Pallante aveva sparato a Palmiro Togliatti. De Gasperi telefonò a Gino - che si trovava a Cannes - e gli chiese se fosse sicuro di poter vincere la tappa. Se Togliatti fosse morto,magari la guerra civile ci sarebbe stata comunque. Mentre Nibali stava vincendo una tappa, ho sentito un telecronista evocare il fantasma di Pantani. Come vede, Bartali non viene menzionato neanche a questo riguardo».

Antonio RicciAntonio Ricci

 

Sembra che lei ce l’abbia con Pantani. Invece dovrebbe avercela con Coppi, per esempio…

«Non ce l’ho con Pantani, è che non riesco a comprendere come si faccia a non ricordare il valore di Bartali. Gino diceva di Coppi che quando era in giornata aveva la motocicletta, era inafferrabile. Anche Fausto però diceva la stessa cosa di Gino. Quando Gino non era in giornata, ci metteva un impegno, fisico e psichico, quasi sovrumano. Era una specie di supereroe, Bartali.Fausto era invece sempre più vicino ad impallinarsi da solo. Dopo la guerra usava fiale e boccette, parlava come un medico. Gino, invece, che era brachicardico forse piùdi Coppi, si dopava soltanto con caffè, vino e qualche sigaretta».

 

Sergio Vastano
Sergio Vastano

Sì, vanno bene le differenze fisiche. Ma quelle umane?

«Senta,nel dopoguerra proposero sia a Bartali che a Coppi un seggio. Per Gino sarebbe stata una svolta economica. Rifiutò. Disse che preferiva di no, come Bartleby lo scrivano di Melville. Per Gino Fausto era un perfetto democristiano, mentre lui semplicemente un cristiano».

 

È vero che disponeva di una cappella privata in casa sua?

«Se l’era fatta allestire per impedire che i tifosi lo distogliessero dalla messa:quando c’era lui in chiesa, stavano in sua adorazione e dimenticavano la Madonna».

 

Bartali aveva migliaia di tifosi, anche Oltralpe.Nibali è stato criticato dai francesi. «Bartali era osannato in Toscana, per esempio. Ma anche la stampa d’Oltralpe, perfino quella svizzera, dove all’epoca si correva un giro importantissimo, lo amava.Quando vinse il Tour del 1938 non fece il saluto fascista. Si fece il segno della croce. Quando rientrò inItalia ilprimo titolo, a caratteri cubitali, a Milano fu: Bartali ha vinto perché glielo ha ordinato ilDuce».

 

MARCINKUS MARCINKUS

Non mi ha risposto su Nibali.

«Le posso riferire un episodio su Bartali.Nel 1950Gino venne aggredito durante la tappa del Pau - Saint Gaudens. In cima al Tourmalet. I tifosi francesi si scatenarono. Le biciclette francesi in quel momento erano surclassate da quelle italiane. Avevano paura che le vittorie di Gino avrebbero fatto perdere dei posti di lavoro Oltralpe.Gino vinse la tappa, ma poi si ritirò, con tutta la squadra. Pensi cosa sarebbe accaduto se un Nibali avesse fatto una cosa simile oggi».

 

 Il peggior nemico di Bartali?

«Nessuno. Bartali era il peggior nemico dell’ingiustizia. E soprattutto non sopportava il Potere. Si stupì sempre che quelli che montavano l’orbace prima, sarebbero stati quelli in grisaglia di dopo».

 

È vero che è finito in rovina per colpa dello Ior ?

Paul MarcinkusPaul Marcinkus

«Per colpa di Marcinkus. Aveva affidato tutti i suoi averi alle casse della Banca Vaticana. Peccato che ad averne le chiavi fosse Marcinkus».

 

Perché Bartali è finito per due settimane a condurre Striscia la Notizia negli anni 90?

«Un amico di Gino - che lo era anche di Antonio Ricci - disse a quest’ultimo che Bartali si trovava in grandi ristrettezze economiche ma non voleva farsi aiutare da nessuno. Ricci lo invitò e gli fece condurre Striscia insieme con Sergio Vastano.Tutta la stampa italiana si scandalizzò perché Gino non era un conduttore «adatto». A nessuno è mai venuto in mente che lui era un ciclista. Guadagnò qualche soldino e tutti - negli studi del Biscione - trascorsero ore bellissime con quel toscanaccio dal cuore d’oro.

 

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