ARCH SPIA - CHE SUCCEDE SE UN DOCENTE IN ECONOMIA DEI TRASPORTI FA UN GIRO PER LE GRANDI STAZIONI D'ITALIA? VEDE SOLDI SPRECATI, PERCORSI INSENSATI. SPECCHIETTI PER ALLODOLE. E TRA MOLTE DISCESE ARDITE E INSENSATE RISALITE FIRMATE FOSTER, CALATRAVA ZAHA HADID, SCRIVE UN J'ACCUSE. ECCOLO

 

Marco Ponti docente di economia dei trasporti al Politecnico di Milano per Linkiesta.it


In un viaggio da nord a sud Italia si incontrano diverse nuove stazioni ferroviarie. Sono spesso progettate da archistar, ma la loro funzionalità e utilità suscitano più di un dubbio. Mentre mancano del tutto controlli e sanzioni per eventuali costi impropri. Cosa farà l'Autorità dei trasporti?

Il fenomeno noto in linguaggio regolatorio come gold plating ha origini nella prima esperienza americana di regolazione economica dei monopoli naturali negli anni Trenta: quel regolatore aveva posto limiti al saggio di interesse sul capitale investito tramite il controllo delle tariffe (rate of return regulation), si era generato così un ovvio incentivo a investimenti inutili, o inutilmente costosi, visto che il dispositivo ne garantiva la remunerazione.

Da qui il nome. Ma ovviamente l'incentivo a un uso inefficiente delle risorse si genera anche nel caso di finanziamenti pubblici per investimenti fatti sostanzialmente "in solido", situazione che si verifica in Italia per le Ferrovie dello Stato. Non sembra infatti che sia in atto alcun controllo "terzo" ex-ante, né alcuna sanzione ex-post per costi impropri delle opere, se non forse per un'unica audizione parlamentare sui costi straordinariamente elevati delle infrastrutture per l'alta velocità, conclusa con la molto generica costatazione della "eccezionalità del caso italiano" rispetto agli altri Paesi europei.

Ora, che il problema abbia dimensioni potenzialmente estese risulta anche da una semplice osservazione sulle stazioni Fs più recenti, fatta in termini intuitivi, mancando ogni contabilità accessibile sui costi e i ricavi aggiuntivi che quelle opere generano (una contabilità che qualsiasi privato terrebbe con estrema cura). Che poi motivazioni artistiche o "mecenatistiche" possano giustificare spesa pubblica a fondo perduto non sembra un argomento molto convincente, data l'autoreferenzialità della situazione e la totale assenza di verifiche contabili: per esempio, quanta spesa in più di quella necessaria viene giustificata con motivazioni artistiche?

E d'altra parte anche l'esperienza diretta in valutazioni di questo tipo fatte all'estero da chi scrive conferma la fattibilità e l'opportunità dell'analisi per gli investimenti pubblici. Anche perché le società "Grandi Stazioni" e "Centostazioni" hanno obiettivi unicamente legati alla massimizzazione dei ricavi, non alla remunerazione delle risorse pubbliche impiegate.


Il primo caso che prendiamo in considerazione è la Stazione Centrale di Milano, rifatta integralmente con materiali pregiati e un sistema di rampe molto impegnativo e complesso. Ora accedere ai binari dalla metropolitana è molto meno diretto di prima, e questo grave disagio (si pensi a persone in ritardo e con bagagli) è chiaramente pensato in modo da "costringere" i viaggiatori a percorrere vaste aree commerciali. Potremmo classificare questo caso come "discutibile induzione alla spesa".

È un modo sensato e accettabile di spendere i denari pubblici, anche nell'ipotetico ma improbabile caso che i ricavi aggiuntivi ripagassero l'investimento pubblico con un ritorno accettabile?

Proseguendo verso sud, incontriamo la stazione di Reggio Emilia (Stazione Av Mediopadana, ndr), progettata dall'archistar Santiago Calatrava e da alcuni maligni denominata lo "scheletro di dinosauro". Al di là di soggettive valutazioni estetiche, era necessario convocare una celebrità (con i del tutto probabili costi relativi) per una stazione che in realtà è una semplice fermata in un'area in aperta campagna, dove sostano pochi treni al giorno? Qualche dubbio è legittimo. Potremmo classificare questa categoria come "discutibile pregio architettonico".

Ora, la nuova stazione di Bologna ha senza dubbio un ruolo importante, ma si dispiega su una profondità di circa cinque piani interrati, con un volume interno straordinario (ricorda una cattedrale). I tempi e le complessità logistiche da superare per risalire dal livello dell'alta velocità alla superficie e ai treni locali sono altrettanto straordinari, e suscitano forti perplessità sulla razionalità dei costi di una soluzione così scarsamente funzionale per le coincidenze, una delle massime esigenze delle stazioni di interscambio.

Ma il caso più eclatante è quello della costruenda nuova stazione sotterranea di Firenze, progettata da un'altra archistar, l'inglese Norman Foster. Sul piano funzionale, si suppone che una stazione sotterranea si costruisca per accelerare i treni in transito e per ottimizzare l'interscambio con i treni locali. Ma non è così: la linea sotterranea percorre un tracciato tutt'altro che rettilineo e la risalita verso i treni locali è complessa, con una lunga rampa obliqua e una tratta ulteriore in orizzontale.

Per quanto concerne i costi, poi, si possono stimare quadrupli di quelli di una soluzione a raso, ma in questo caso sarebbero stati ancora più alti: per raccordarsi con la soluzione sotterranea è stato modificato, sembra, lo sbocco in pianura della tratta alta velocità Bologna-Firenze, con una decina di chilometri supplementari in galleria e con costi aggiuntivi (parametrizzando sui costi dell'intera tratta) dell'ordine di molte centinaia di milioni.

Potremmo classificare il caso di queste due stazioni come "gigantismo progettuale". Proseguendo verso Sud, nulla si può dire invece della funzionalità della nuova stazione "a ponte" di Roma Tiburtina, anche questa firmata da un'archistar (Zaha Hadid).

La sensazione qui è di semplice gold plating, per i materiali e le dimensioni complessive, mentre gli sconfinati spazi commerciali la fanno rientrare nella tipologia della "discutibile induzione alla spesa". Rimanendo a Roma, possiamo ricordare un altro episodio celebre di gold plating, seppure accaduto più lontano nel tempo: la stazione Ostiense.

Doveva essere il terminale urbano per i treni diretti all'aeroporto di Fiumicino. Già l'idea appariva insensata: perché non far proseguire semplicemente la metropolitana urbana per Fiumicino, visto che non esistevano problemi di scartamento né di alimentazione, che oltretutto avrebbe evitato ai viaggiatori unoscomodissimo interscambio? Sembra per semplici ragioni di gestione di risorse pubbliche afferenti a due amministrazioni diverse (nella più benevola della ipotesi). Comunque la scomodità della soluzione era tale che il (monumentale e, si suppone, costosissimo) terminal fu presto abbandonato e divenne per dieci anni rifugio per senzatetto.

Nessuno ovviamente ha mai risposto dello straordinario spreco di risorse pubbliche che l'operazione ha comportato. Il livello di disfunzionalità di questo caso lo rende difficilmente classificabile. Certo, questo è un "processo indiziario", in cui prevalgono considerazioni qualitative, che per definizione risultano fragili e opinabili. Ma proprio questo è il problema: dati gli incentivi a massimizzare la spesa, incentivi condizionati politicamente sia dai costruttori che dalle amministrazioni locali (il residual claimant pubblico si è sempre dimostrato molto disponibile), è urgente una rendicontazione regolatoria e dettagliata, che sgombri il campo da ogni sospetto di gold plating.

E questo vale ovviamente per tutte le infrastrutture regolate: la casistica infatti potrebbe ampliarsi molto. Finora, a questo tipo di fenomeni nel panorama italiano non è stata data alcuna attenzione, ma la recente costituzione dell'autorità regolatoria indipendente per il settore trasporti fa sperare (obbliga a sperare) in un radicale cambio di scenario.

stazione mediopadana di Reggio Emilianuova stazione Tiburtinastazione di Zaha Hadidalta velocità bolognaalta velocità bolognastazione di firenze di Norman Forsterstazione di Firenze di Norman Forsterstazione tiburtina

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