“CE L’HO QUI LA BRIOCHE”: VIDEO STRACULT! NINO FORMICOLA, IN ARTE GASPARE, PARLA DEL SUO PARTNER ZUZZURRO MORTO 10 ANNI FA: "SPOSO’ MIA SORELLA MA IO ERO CONTRARIO PERCHÉ SAPEVO CHE MI AVREBBERO SEMPRE TIRATO IN MEZZO AI LORO PROBLEMI. DOPO 15 ANNI SI SONO SEPARATI. IO NON VEDEVO L'ORA CHE DIVORZIASSERO PER SMETTERE DI ESSERE COINVOLTO” – E POI DRIVE IN, IL TEATRO E L’UNICA LITE "PER COLPA DI UNA RAGAZZA": "ZUZZURRO AVEVA PERSO LE TESTA PER UNA TIPA SENZA RENDERSI CONTO CHE..” – VIDEO

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Adriana Marmiroli per “la Stampa” - Estratti

 

gaspare nino formicola e zuzzurro gaspare nino formicola e zuzzurro

E poi ci sono amicizie che neppure la morte può interrompere. Portando in scena con Max Pisu La cena dei cretini a circa 10 anni di distanza dall'ultima volta, Nino Formicola l'ha dedicata all'amico Andrea Brambilla prematuramente scomparso nel 2013: con lui l'aveva interpretata fino a pochi mesi prima. Nino e Andrea compagni di scena, amici del cuore, cognati (per un po'), coppia comica famosissima negli anni 80 quando al grido di «Ce l'ho qui la brioche! » spopolavano in tv (Drive in, soprattutto) con lo pseudonimo di Zuzzurro e Gaspare, l'uno intabarrato in un impermeabile sgualcito e i capelli ritti in testa, l'altro tutto azzimato e impomatato.

zuzzurro e la moglie pamela zuzzurro e la moglie pamela

 

Come è riprendere (con un altro) uno spettacolo che si è fatto con il socio e amico di una vita, come fu per lei Andrea?

«Il trauma, purtroppo, l'avevo già subito e metabolizzato: era l'ottobre 2013, stavamo per partire con la tournée di Tutto Shakespeare in 90 minuti, quando era mancato.

Non potevamo annullare e lasciare a casa tutti, attori e tecnici. Così Alessandro Benvenuti, che firmava la regia, prese il suo posto. E io mi trovai a fare con lui quello che avevo recitato fino a poche settimane prima con Andrea».

 

Fu una morte inattesa, quindi?

gaspare nino formicola gaspare nino formicola

«No, ma lui negava la gravità della malattia. Delle sue condizioni di salute non abbiamo mai parlato. Che fosse molto malato l'avevo saputo nel modo più rude, proprio durante la tournée di La cena dei cretini: me lo dissero al telefono, mentre lui fuori dalla porta del camerino mi chiamava perché eravamo in ritardo. È una sera che non scorderò mai: in scena lo guardavo e sapevo per la prima volta che era solo una questione di (poco) tempo.

 

Ancora adesso non so come ho fatto. Da allora ho continuato a far finta di niente: come lui, per altro. È solo verso la fine che ho capito: nella sua testa era convinto che quel groppo che aveva nei polmoni non fosse così terribile, che ci fosse ancora tempo davanti, uno o due anni almeno. Tant'è: il giorno prima di morire, all'Istituto dei Tumori, dove era ricoverato, stavamo pianificando insieme la stagione teatrale che ci aspettava».

 

gaspare e zuzzurro gaspare e zuzzurro

A quando risale la vostra amicizia?

«1975. Lo vidi sul palco del Derby dove si esibiva già in coppia; poche sere dopo ricambiò con me, venendo al Refettorio, altro locale di quegli anni, dove mi divertivo con "I licantropi", amici che interpretavano miei testi. Insomma, ci siamo conosciuti da autori non da attori, e come autori abbiamo iniziato a lavorare insieme, scrivendo per altri. Intanto era accaduto il "fattaccio": aveva conosciuto mia sorella (anche lei nei "Licantropi"), si erano messi insieme e poi sposati».

 

Non condivideva?

«Francamente? Ero contrario. Ma non per protettività o possessività. Ma perché sapevo che mi avrebbero sempre tirato in mezzo ai loro problemi. Cosa che fecero da subito, e ancora di più quando – 15 anni dopo – si sarebbero separati. Posso dire? Non vedevo l'ora che divorziassero per smettere di essere coinvolto».

 

Da dietro le quinte ad attori: come avvenne?

«Avevamo fondato la Compagnia della Forca, con Marco Columbro e Barbara Marciano. Avevamo scritto un giallo comico, Mistero e foglie di spinaci: è lì che appare per la prima volta questo commissario imbranato e un po' scemo interpretato da Andrea. Io invece mi giostravo tra vari ruoli diversi. La coppia sarebbe arrivata in un secondo momento: con i provini per Non stop, il programma Rai che aveva lanciato comici come La Smorfia e Beruschi. Tra le varie proposte che avevamo fatto, era piaciuto solo il commissario (Zuzzurro in omaggio alla scena finale di Il giudizio universale di De Sica che tanto piaceva ad Andrea).

GASPARE E ZUZZURRO GASPARE E ZUZZURRO

 

Columbro però non se la sentiva di fare la spalla, così il ruolo passa a me. Chiedono come si chiami. "Gaspare" è la prima risposta che mi viene in mente, che era poi il nome del proprietario del cabaret dove ci esibivamo.

 

E Gaspare fu, marchio indelebile come quei capelli incollati alla testa, dovuti al gran caldo del locale, al fatto che avevo buttato la testa sotto l'acqua per rinfrescarmi e così conciato mi ero presentato davanti alle telecamere, mentre Andrea per reazione istintiva i suoi se li era tirati tutti dritti e arruffati. In cinque minuti era nato un look, una coppia e il suo nome. Non sapevamo che sarebbero stati per sempre».

 

Siete stati tra i pochi che dalla tv sono passati al teatro sempre in coppia.

GASPARE E ZUZZURRO GASPARE E ZUZZURRO

«Con "Andy e Norman". Fu la nostra "exit strategy" dopo un successo come quello di Drive in che avrebbe potuto fagocitarci. Esibirci dal vivo poi era la nostra passione. Ma volevamo fare cose diverse dalla tv, che sarebbe invece stata la nostra pubblicità per attrarre il pubblico. Ancora oggi la gente viene per vedere Gaspare».

 

(…) Come vi incastravate tra voi?

ZUZZURRO ZUZZURRO

«Libri gialli e wishky a parte, come il bianco e il nero: agli antipodi su tutto. Per questo la mia definizione di amicizia è "andare d'accordo dissentendo". Noi eravamo così. Per esempio, mai piaciuta la stessa donna. Anche se è proprio per colpa di una ragazza che ci fu la nostra unica lite: Andrea aveva perso le testa per una tipa senza rendersi conto che la situazione non era quella che lui pensava, che lei si stava approfittando. Glielo dissi.

 

GASPARE E ZUZZURRO GASPARE E ZUZZURRO

Ci fu una discussione parecchio animata, poi però capì e fini lì. È un attimo che arrivi una Yoko Ono a rompere una amicizia. Meglio metterla fuori gioco subito, prima che parli e faccia danni».

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