“ERA UN FUORICLASSE. IL PRIMO A CAPIRE CHE LA POLITICA ORMAI IMITAVA LA CATTIVA TELEVISIONE” – PINO CORRIAS RICORDA CURZIO MALTESE, SCOMPARSO A 63 ANNI: “SAPEVA RACCONTARE L'ITALIA CAMMINANDOCI DENTRO E SVELANDONE GLI ETERNI VIZI. L’ANOMIA DELLE CLASSI DIRIGENTI, DISPOSTE A QUALUNQUE CORRUZIONE PER IL POTERE E IL PRIVILEGIO, IL CONFORMISMO OTTUSO DELLA BORGHESIA, LA SUBALTERNITÀ CULTURALE DELLA SINISTRA ORFANA DI IDENTITÀ” – “LA MALATTIA L'HA CIRCONDATO E FATTO PROGIONIERO, MA VOLEVA SCRIVERE, VOLEVA RICORDARE. E LO HA FATTO SINO ALL'ULTIMO…”

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Estratto dell'articolo di Pino Corrias per “il Fatto Quotidiano”

 

curzio maltese 1 curzio maltese 1

Curzio ci ha lasciato in un giorno di pioggia. Era un fuoriclasse. Il primo a capire che la politica ormai imitava la cattiva televisione. Nei suoi anni d’oro – prima che la malattia lo consumasse – alle nove di sera accendeva la sua trentesima Marlboro, finiva il penultimo caffè, diceva “ora scrivo” e lo faceva come niente fosse: 80 righe filate in venti minuti. Buone per la prima pagina.

 

Aveva il talento naturale del narratore. Pescava indizi dai nuovi paesaggi della politica, per trasformarli in un viaggio dentro agli eterni vizi della società italiana. A cominciare dall’anomia delle classi dirigenti, laiche o cattoliche, disposte a qualunque corruzione per il potere e il privilegio. Il conformismo ottuso della borghesia, che campa grazie al compromesso, all’ipocrisia, al piagnisteo.

 

curzio maltese al parlamento europeo curzio maltese al parlamento europeo

La subalternità culturale della sinistra orfana di identità e dunque abbagliata dalle mode e dalla ricchezza, ma con l’aggravante del moralismo che l’eccesso di spocchia volta in aceto. L’eterna sudditanza dei ceti più deboli che al netto del rancore, si piegano volentieri all’inchino per il favore, per la raccomandazione, per la mancia. Tutti vizi che si sono moltiplicati durante gli anni Novanta, che in uno dei suoi ultimi libri ha chiamato “il decennio dei servi”.

 

1994 colpo grossi di pino corrias massimo gramellini curzio maltese 1994 colpo grossi di pino corrias massimo gramellini curzio maltese

[…] Era partito dalla faticosa periferia di Sesto San Giovanni, anno 1959, orfano da piccolissimo, lavoratore studente fino alle aule di Scienze politiche. Veloce di sguardo. Ironico sempre. Arrivato agli inchiostri de La Notte, il quotidiano del pomeriggio che campava di cronaca nera e titoli a scatola, e poi del giornalismo sportivo dove tutti si prendevano sul serio tranne lui, che amava più il ciclismo del calcio […]

 

Ci siamo conosciuti nella Torino del 1987. Al quotidiano La Stampa, via Marenco 32. Tutti e due esuli temporanei dalle luci di Milano, un tristissimo Residence a testa, che sembrava Detroit, ingegneri giapponesi compresi, le notti in tipografia, mentre fuori la città-fabbrica andava a nanna alle nove di sera, per salire all’alba sui tram, direzione Mirafiori e le cento ciminiere dell’indotto.

 

Noi in controtempo, e in contromano, fuori all’una di notte, dopo la chiusura della seconda edizione, due sole pizzerie aperte più un ristorante, il Montecarlo, che era quasi lusso. Siamo diventati amici per colpa di una certa collega degli Esteri, che si invaghì di Curzio, o viceversa, ma a scapito di un tizio delle Cronache italiane con sfida all’Ok Corral nel parcheggio, un pugno a testa, Curzio soccombente, un livido sullo zigomo, e dunque birra per risarcimento e chiacchiere fino all’alba a dirci come sarà la vita, come sarà. Furono anni notevoli.

pino corrias foto di bacco pino corrias foto di bacco

 

Prima con il formidabile Gaetano Scardocchia, poi con Paolo Mieli e infine con Ezio Mauro (“si può sapere dov’è Curzio? Perché non risponde al telefono?) abbiamo fatto, tutti insieme, la migliore Stampa di sempre, seguendo la ghiaia bianca che si lasciavano alle spalle i vecchi del firmamento – che si chiamavano Norberto Bobbio, Galante Garrone, Massimo Mila – e certi inviati d’alta scuola come Igor Man, Guido Vergani e Lietta Tornabuoni, la più brava di tutti.

 

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Notevoli cose accaddero. […] E in cima al danno, Berlusconi Silvio, con la sua macchina spettacolare che avrebbe di lì a poco, riciclato i rifiuti della prima repubblica per edificare la seconda. Di quello ci occupammo per due anni. Tutta l’avventura, minuto per minuto, che poi trasformammo in “Colpo grosso”, libro sulla ascesa del Dottore fino alla cima del varietà Italia, 27 marzo 1994 […]

 

[….] Da allora, Curzio seguì Ezio Mauro a Repubblica, editorialista per una ventina d’anni filati, amato dai lettori, detestato dai politici, come è giusto, l’incontro della vita con Paola, la nascita di Zeno, le estati in California e a Sperlonga, le partite di poker che qualche volta duravano una notte.

 

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L’amicizia con Renzo Piano. Il sodalizio con Sabina e Corrado Guzzanti. Il litigio con Beppe Grillo, “il miliardario sovversivo”. Il libro inchiesta sui forzieri del Vaticano, “La questua”; sul declino della nazione, “Come ti sei ridotto”; sulla fine dell’inganno berlusconiano “La bolla”.

 

Nel 2014, la scelta di candidarsi alle Europee con la lista Tsipras, sinistra radicale, anche per disincanto professionale, “il giornalismo sta diventando ornamentale”. Era vero e non era vero, tant’è che avrebbe voluto tornarci a fine mandato.

 

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La malattia lo ha circondato e fatto prigioniero per cinque anni. “Ho dovuto ricominciare da capo, un passo alla volta, una parola alla volta”. Voleva scrivere, voleva ricordare. Lo ha fatto, sino all’ultimo, sulla prima pagina di Domani e in un nuovo libro autobiografico appena terminato, che uscirà postumo. Lo angosciava la brutta Italia che vedeva, il futuro che si mangiava la parte buona del passato. Ha scritto: “E poi ti trovi davanti questi ragazzi assiepati in un’aula universitaria, tutti aspiranti giornalisti. Dove, come, chissà. Ora tocca a voi raccontare l’Italia agli italiani. Noi abbiamo perso”. Nel suo caso è stato vero il contrario.

 

Postilla di Marco Travaglio

Grazie, caro Pino, per aver fatto ciò che il dolore, la commozione e il ricordo di tutto quello che devo a Curzietto impediscono a me di fare. Abbraccio Paola, Zeno e gli altri suoi cari, anche a nome di tutti gli amici del “Fatto quotidiano”.

m. trav.

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