LAMPI DI SOVRANISMO SU (IL BLOG DI) ''REPUBBLICA'' - LA FREGATURA DEL FONDO EUROPEO PER GLI INVESTIMENTI SPIEGATA DA CARLO CLERICETTI, EX CAPO DELL'ECONOMIA DEL SITO: ''LA FERTILE IMMAGINAZIONE DI MERKEL E MACRON HA ESCOGITATO UN ALTRO FURBISSIMO ESPEDIENTE PER TENERE IN RIGA I PAESI INDISCIPLINATI. IL FONDO SARA' GUIDATO DALL'EUROGRUPPO, ORGANO 'FANTASMA' CHE NON TIENE VERBALI. L'ITALIA DOVREBBE DIRE CHIARAMENTE…''

-

Condividi questo articolo


 

Carlo Clericetti per il suo blog su ''Repubblica.it'',

http://clericetti.blogautore.repubblica.it/

 

merkel macron merkel macron

La fertile immaginazione di Merkel e Macron ha escogitato un altro furbissimo espediente per tenere in riga i paesi indisciplinati. La proposta è di istituire un fondo europeo per gli investimenti, cosa che il presidente francese chiede con insistenza da quando è stato eletto.

 

Fin qui sarebbe una buona cosa, anche se meno buona dell’altra che frotte di economisti chiedono da sempre, ossia che le spese per investimenti degli Stati membri non siano conteggiate ai fini dei parametri europei. Ma in questo secondo caso sarebbero i vari paesi a decidere per conto loro, mentre sugli impieghi del nuovo fondo si deciderebbe al livello europeo. La competenza in materia sarebbe conferita all’Eurogruppo, costituito dai ministri delle Finanze dei paesi euro.

TSIPRAS VAROUFAKIS TSIPRAS VAROUFAKIS

 

E qui c’è un primo appunto da fare. Come ha ben spiegato il docente di diritto comparato Alessandro Somma nel suo libro “L’Europa a due velocità” (ed. Imprimatur), l’Eurogruppo è una sorta di organismo fantasma, i cui membri, come specifica l’art. 136 del Trattato sul funzionamento della Ue, “si riuniscono a titolo informale”.

 

L’ex ministro greco Yanis Varoufakis lo definì così in un’intervista: “Abbiamo un gruppo che non esiste e che ha il maggior potere di determinare le vite degli europei. Non risponde a nessuno, dato che non esiste legalmente: non si tengono minute, ed è  riservato. I cittadini non sapranno mai cosa vi si dice.  Sono quasi decisioni di vita e di morte, ed i membri non rispondono a nessuno”. Aggiunse poi che, nel caso che nascesse un dissenso, il ministro delle Finanze tedesco – all’epoca Wolfgang Schäuble – “interviene e rimette tutti in linea”.

 

varoufakis schaeuble varoufakis schaeuble

Ma il meglio deve ancora venire, perché a questi fondi potrà accedere solo chi fa politiche “in sintonia” con gli obblighi europei ed è a posto con le regole fiscali su deficit e debito. Certo, non ci si può stupire: è da tempo che viene applicato questo principio, imposto dalla Germania: basta andare a rivedersi il discorso fatto da Angela Merkel al Bundestag all’inizio del suo secondo cancellierato.

 

Allora – era il 2013 – il principio fu formulato come “aiuti in cambio di riforme” e riguardava essenzialmente i paesi in difficoltà, ma il concetto fu subito esteso alla famosa “flessibilità”; cioè a chi faceva le riforme – naturalmente quelle che piacciono alla Germania e alla tecnocrazia europea – si concedeva graziosamente un po’ più di spazio di bilancio. Senza il Jobs Act, per esempio, a Renzi non sarebbe stato concesso di impiegare soldi per distribuire mance.

DI MAIO SALVINI DI MAIO SALVINI

 

Adesso si programma una ulteriore estensione di questa condizionalità. Vuoi i soldi del fondo per gli investimenti? Solo se sei stato bravo e disciplinato, altrimenti non te li diamo. Ora, c’è un piccolo dettaglio da considerare. Il principio “ti aiuto se fai come dico io” può anche essere accettabile se si applica a chi dalla Ue riceve più di quanto versi. Ma non è questo il caso dell’Italia, che al contrario versa all’Unione più di quanto riceva.

 

In base a quale contorsione logica sono tenuto pagare anche per gli altri, ma se chiedo una parte dei miei soldi può venirmi negata? Allora sarebbe il caso di dire: grazie tante, fatelo pure per conto vostro, io ne resto fuori. Non sarebbe niente di eccezionale: la clausola dell’opting out è stata utilizzata da vari paesi e per accordi molto più importanti di questo, dalla partecipazione all’euro, al Fiscal compact, a Shengen. Figuriamoci se non si può usare per un fondo che – c’è da scommetterci – non sarà nemmeno dotato di grandi risorse. Con tanti auguri a chi deciderà di entrarci.

conte e tria conte e tria

 

 

Condividi questo articolo

ultimi Dagoreport

DAGOREPORT - MELONI MUSK-ERATA - LA POLITICA DELLA PARACULAGGINE: DOPO L'INTERVENTO DI MATTARELLA, PUR DI NON DARE TORTO Ai GRAVISSIMI ATTACCHI DI ELON MUSK ALLA MAGISTRATURA ITALIANA, GIORGIA MELONI FA IL 'CAMALEONTE IN BARILE': "ASCOLTIAMO SEMPRE CON GRANDE RISPETTO LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA” - ATTENZIONE! OVVIAMENTE LA STATISTA DELLA GARBATELLA NON HA IL CORAGGIO DI SOTTOSCRIVERE IN UN COMUNICATO STAMPA UFFICIALE DEL GOVERNO TALE IRRIDENTE DICHIARAZIONE NEI CONFRONTI DEL CAPO DELLO STATO. FA CIO' CHE SA FARE MEGLIO: LA DUCETTA FURBETTA. E SULLE AGENZIE STAMPA COME UN GHIGNO BEFFARDO SI LEGGE: “SI APPRENDE DA FONTI DI PALAZZO CHIGI”. MANCO FOSSE UN'INDISCREZIONE TRAPELATA CHISSA' COME - L'ULTIMO RETWEET DI MUSK: "HA RAGIONE GIORGIA MELONI"

DAGOREPORT - I DESTRONZI DE’ NOANTRI, CHE HANNO BRINDATO AL TRIONFO DI TRUMP, SI ACCORGERANNO PRESTO DI AVER FESTEGGIATO UNA VITTORIA DI PIRRO – LA POLITICA ESTERA SARÀ LA DISCRIMINANTE DI QUEL POPULISMO TRUMPIANO (“IO SONO UN POVERO CHE HA FATTO I SOLDI”; CIOÈ: ANCHE TU PUOI FARCELA..) CHE HA SEDOTTO MINORANZE ETNICHE E CLASSE LAVORATRICE: "L’UNIONE EUROPEA SEMBRA COSÌ CARINA, MA CI STA DERUBANDO NEGLI SCAMBI COMMERCIALI E NOI LA DIFENDIAMO CON LA NATO: L'UE DOVREBBE PAGARE QUANTO NOI PER L'UCRAINA" - IL CAMALEONTISMO DELLA PREMIER MELONI, SEMPRE COSÌ PRO-BIDEN E FILO-ZELENSKY, DAVANTI ALLE MOSSE ISOLAZIONISTICHE DEL TRUMPONE (DAZI SULL'EXPORT ITALIANO), CON UN ALLEATO DI GOVERNO TRUMPISSIMO COME SALVINI, VERRÀ MESSO A DURA PROVA: LA DUCETTA ALLE VONGOLE STARÀ CON L’EUROPA DI URSULA O CON L’AMERICA DI "THE DONALD"?