L’ALLENATORE IMPALLATO - CONTE RICHIA UN ANNO DI SQUALIFICA E ORA LA JUVE NON SA CHE PESCI PIGLIARE - SMENTITE LE VOCI DI DIMISSIONI DOPO LO CHOC DEL PATTEGGIAMENTO NEGATO - ELKANN PREOCCUPATO DALLA PROSPETTIVA DI GIRARE ITALIA E EUROPA PER UN ANNO INTERO CON UN ALLENATORE SQUALIFICATO E UN SUO “PUPO” A BORDO CAMPO - CONTE VUOLE CARRERA, AGNELLI A PECHINO MANDA IN PANCHINA BARONI….

Emanuele Gamba per "la Repubblica"

La Juventus resta stretta attorno a Conte: la presa dell'abbraccio non s'allenta, il piano B non esiste, l'allenatore è destinato a restare al suo posto anche da squalificato, anche se squalificato sarà pure il suo vice, Angelo Alessio, e anche se squalificato è già uno dei suoi collaboratori più fedeli, Cristian Stellini.

Oggi la società bianconera deciderà chi mandare in panchina durante i lunghi mesi (a Torino, la sospensione del tecnico è data quasi per scontata) in cui l'allenatore potrà invece sedersi soltanto in tribuna: toccherà scegliere tra Massimo Carrera, l'unico dello staff di Conte (assieme al preparatore dei portiere Filippi) di cui non si sta occupando la giustizia sportiva, e Marco Baroni, tecnico della Primavera.

Conte, ovviamente, spinge per Carrera: la prima decisione del club suggerirà se la solidarietà all'allenatore è davvero senza scadenza e senza condizioni. Intanto, per Baroni è stato chiesto il visto per la Cina (che Carrera già aveva): domenica la Juve partirà per Pechino, dove l'11 agosto giocherà la Supercoppa contro il Napoli, e sarà là che saprà se e per quanti mesi Conte verrà punito. I bianconeri non vogliono mostrare segni di cedimento.

«Nelle squadre ci si aiuta, si combatte, si perde e si vince. Ma non si resta mai soli» aveva detto la settimana scorsa Andrea Agnelli, e Conte (ma anche Alessio, anche Stellini, anche Pepe e Bonucci che aspettano di venire giudicati) solo non è, per il momento, anche se tra mercoledì notte e ieri mattina ci sono state discussioni accesissime, furibonde. L'allenatore era imbizzarrito, non avrebbe voluto patteggiare già all'inizio e s'è rifiutato di piegarsi alla possibilità di un accordo riparatore, preferendo mostrare il petto, andare a giudizio e rischiare il massimo della pena, nonostante sia Agnelli sia gli avvocati gli consigliassero di ammorbidirsi. Ma siccome la diplomazia (anche quella interna) ha fallito, la Juve ha deciso di andare in battaglia. E in battaglia, dare un'immagine di compattezza è essenziale.

La vicenda, però, ha lasciato delle scorie: inevitabile, quando la strategia è condivisa. Nel pomeriggio erano persino circolate voci sulle dimissioni di Conte, che però il tecnico ha negato - ridendoci sopra con sarcasmo - anche con i suoi collaboratori più stretti. Ma la Juve resta in una posizione di imbarazzo. Restare a lungo senza allenatore non è così grave da un punto di vista strettamente tecnico (un coach squalificato può fare tutto quello che fa di solito tranne che entrare negli spogliatoi prima della partita e sedersi in panchina durante), ma di certo non giova all'immagine di un club che ha appena ricominciato a vincere e che da settembre si riaffaccerà in Europa.

Inoltre, dopo Calciopoli la società redasse un codice etico, che ora verrebbe rinnegato: a questo tema pare sia particolarmente sensibile John Elkann, che di fatto è il proprietario della Juve. Finora non ha mai contraddetto suo cugino Andrea. Finora.

In ogni caso, nulla succederà né nulla potrebbe succedere fino a quando Conte non verrà squalificato, e non è detto che accada. Di certo, la dirigenza bianconera è pronta a sostenere il tecnico anche nei successivi gradi di giudizio, mirando quantomeno ad ottenere un robusto sconto alla pena di primo grado che, se ci sarà, difficilmente sarà inferiore a un anno di squalifica.

L'obiettivo è di evitare che Conte perda la stagione intera, e l'imbarazzo di un giro d'Italia completo senza una guida ufficialmente e regolarmente riconosciuta. Di certo, non ci sarà un allenatore ad interim: la soluzione interna è giudicata ampiamente sufficiente. Ma il tempo può impolverare le convinzioni. E le scorie non sempre si lasciano smaltire.

 

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