CHI DICE LA VERITÀ SUL “TESORO NERO” DEL VATICANO? - IL CARDINALE PELL DISSE DI AVER “SCOPERTO” CENTINAIA DI MILIONI EXTRABILANCIO – PER I GESUITI USA SONO “FONDI PAPALI” COSTITUITI DALL’OBOLO DI SAN PIETRO E DONAZIONI

Maria Antonietta Calabrò per il “Corriere della Sera

 

George PellGeorge Pell

È proprio vero che in Vaticano sono stati scoperti dal cardinale George Pell, prefetto della Segreteria dell’Economia, centinaia di milioni di euro extrabilancio? L’autorevole rivista dei gesuiti statunitensi “America Magazine” ha appena pubblicato un lungo articolo per confutare le affermazioni di Pell, pubblicate sull’inglese “Catholic Herald”, che hanno fatto il giro del mondo, con la loro scia di sospetti.

 

Secondo America le cose non stanno così. Non solo perché ne era stata informata la Cosea, Commissione d’inchiesta sulle finanze, ben prima della nomina di Pell.

foto time 22 settembre  2014   papa bergoglio  33foto time 22 settembre 2014 papa bergoglio 33

Ma soprattutto per alcuni fatti più sostanziali. Citando una «Nota» di sette pagine interna al Vaticano, la rivista spiega che questi fondi sono in realtà «fondi papali» costituiti da donazioni in base al canone 1.271 (contributi delle diocesi alla Santa Sede) e all’Obolo di San Pietro (contributi dei fedeli al Santo Padre).

 

Ricorda che fu Paolo VI, agli inizi del 1970, a decidere di creare un fondo «strutturale» per far fronte a problemi economici futuri, cioè un fondo rigorosamente «di riserva», gestito prudenzialmente e con buoni risultati, che permise, ad esempio, di far fronte all’enorme richiesta di risarcimento dei creditori esteri del Banco Ambrosiano.

 

Paolo SestoPaolo Sesto

Tutti questi redditi e le spese sono stati debitamente registrati nell’arco di quarant’anni, sempre a disposizione del Papa e del Consiglio dei 15 cardinali. Quindi, nulla che prima fosse «nascosto» e adesso «scoperto».

 

Dopo che America Magazine è tornata sull’argomento resta aperta la domanda se anche il «fondo di riserva» della Segreteria di Stato dovrà d’ora in poi essere usato per pagare il costo corrente della burocrazia vaticana, iscrivendolo entro il prossimo 31 dicembre nel bilancio generale, secondo quanto ha annunciato l’ultimo Bollettino del Consiglio dell’Economia. 

 

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