ITALIA STRANGOLATA - QUINTO ANNO CONSECUTIVO DI RIDUZIONE DEL REDDITO REALE: PER BANKITALIA IL 2012 E’ TRAGICO - LE BANCHE CHIUDONO I RUBINETTI - QUASI UN MILIONE DI FAMIGLIE CON L’ACQUA ALLA GOLA: I DEBITI SUPERANO IL 30% DEI REDDITI - SALARI A +1,5%, L’INFLAZIONE E’ AL 2,6% - 36 I CONTRATTI IN SCADENZA, 16 NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, 4 MILIONI DI LAVORATORI ASPETTANO L’AUMENTO (CIAO CORE…)

Da IlMessaggero.it

«Per le famiglie italiane siamo al quinto anno di riduzione del reddito reale - ha detto oggi il vicedirettore di Bankitalia, Salvatore Rossi - Quest'anno si profila una diminuzione anche più marcata di quella, del 2,5%, avutasi in occasione della recessione del 2009».

Bankitalia: in affanno credito alle famiglie. «Il credito alle famiglie mostra segni di affanno, con i prestiti che si stanno lentamente contraendo e le nuove erogazioni che sono molto più contenute degli anni scorsi - dice Rossi - La decelerazione dei prestiti alle famiglie è divenuta negativa nel terzo trimestre di quest'anno».

Rossi ha ricordato anche che secondo le stime Bankitalia «la decrescita dei mutui immobiliari proseguirebbe nei mesi prossimi, almeno fino a metà 2013». Il direttore generale della Banca d'Italia ha sottolineato che in Italia «il mercato del credito alle famiglie potrà tornare a espandersi, per colmare il divario che ancora lo separa da quello dei maggiori paesi avanzati, con il miglioramento delle condizioni economiche generali».

«900mila famiglie con debiti oltre il 30% del loro reddito».La crisi economica rende le famiglie italiane finanziariamente più vulnerabili. Secondo i dati di un'indagine biennale di Bankitalia, nel 2010 il 3,6% delle famiglie italiane (poco meno di 900 mila nuclei) era gravata da un servizio del debito superiore al 30% del loro reddito. Tra queste le famiglie definite "vulnerabili", cioè quelle del primo e del secondo quartile di reddito, erano pari all'1,4% del totale delle famiglie, le prime, e all'1% le seconde (circa 350mila e 250mila nuclei rispettivamente).

Istat: retribuzioni +1,5% annuo. Le retribuzioni contrattuali orarie a ottobre, in base ai dati Istat, salgono dell'1,5% su base annua, dall'1,4% di settembre, mentre su base mensile crescono dello 0,2%. Il dato tendenziale rimane, nonostante il forte rallentamento dei prezzi, sotto il livello d'inflazione annuo dello stesso mese (+2,6%), ma il divario si restringe a 1,1 punti (da 1,8 di settembre). Tenendo conto dei diversi settori, a ottobre presentano i rialzi tendenziali più forti i comparti dell'acqua e servizi di smaltimento rifiuti (3,0%), dell'energia elettrica e gas (2,9%), del tessile, abbigliamento e lavorazione pelli (2,8%). Si registrano invece variazioni nulle per telecomunicazioni e tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Contratti, 4 milioni di dipendenti in attesa di rinnovo. A ottobre risultano in attesa di rinnovo 36 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa quattro milioni di dipendenti (intorno ai 3 milioni nel pubblico impiego). Lo comunica l'Istat precisando che la quota di dipendenti che aspettano il rinnovo è pari al 30,7% nel totale dell'economia, in leggero rialzo rispetto a settembre.

A ottobre, tra i contratti monitorati dall'indagine, l'Istat registra il positivo scioglimento della riserva dell'accordo per i dipendenti dell'industria chimica, rinnovato prima della conclusione naturale del contratto (dicembre 2012), mentre sono scaduti quelli per i lavoratori dell'industria alimentare e olearia (al riguardo l'istituto precisa che alla fine di ottobre per questi accordi è già stata siglata l'ipotesi di intesa, che sarà recepita definitivamente non appena sarà sciolta la riserva da parte dei lavoratori). L'Istat ricorda, per quanto riguarda gli statali, che a partire da gennaio 2010 tutti i contratti della pubblica amministrazione sono scaduti, subendo il blocco stabilito per legge.

Tempo medio d'attesa 32,2 mesi. A ottobre i mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 32,2, in deciso aumento rispetto allo scorso anno (22,4) lo rileva l'Istat.

 

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