JE SUIS ERRÌ - DE LUCA, IMPUTATO PER AVER ISTIGATO I NO TAV ALLA VIOLENZA, PRENDE LE PARTI DEI 99 POSSE: “USARE I BASTONI? LA GIUSTA REAZIONE A UN’AGGRESSIONE FASCISTA”

Gianluca Veneziani per “Libero Quotidiano”

 

Certo che da «Je suis Charlie» a «Je suis Errì» il passo è lunghissimo. Perché va bene la libertà di espressione e il diritto sacrosanto a pensarla come si vuole. Però ogni libertà ha un limite invalicabile, che è l’incitamento all’uso delle mani e delle armi. Oltre questo confine non può andare nessuno: né un vignettista irriverente né uno scrittore, più o meno grande.

guja sospisio erri de lucaguja sospisio erri de luca

 

Ieri il romanziere napoletano Erri De Luca si è presentato nel tribunale di Torino, per il processo chelo vede coinvolto come imputato per «istigazione a delinquere». Nel 2010 lo scrittore, vicino al mondo antagonista, aveva detto: «La Tav va sabotata.Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo: il sabotaggio è l’unica alternativa». Per nulla pentito, ieri De Luca ha rincarato la dose, definendo «il sabotare un verbo nobile».

 

Come dire:continuate pure, giovani ragazzacci della Val di Susa, a lanciare bombe molotov contro il cantiere dell’Alta Velocità. Io, il guru-scrittore, il cattivo maestro De Luca, sono con voi. Ora, per carità, nessuno mette in discussione il fatto che un autore possa avere delle opinioni e manifestarle pubblicamente.

 

erri de luca erri de luca

Ma il punto è che uno scrittore, proprio in quanto tale,dovrebbe sentirsi addosso una responsabilità morale maggiore; e sapere bene che le sue parole possono essere pietre, diventare piombo o trasformarsi in micce che accendono animi già surriscaldati. Cosicché non è troppo da escludere che, a forza di dire che l’istigazione alla violenza è una buona cosa, qualcuno prenda alla lettera il messaggio e lo traduca in azione: dal pensiero (violento) alla prassi, dal cattivo insegnante all’ancor peggiore discepolo.

 

L’aspetto curioso, semmai, è che De Luca, venuto fuori da una costola del ’68, sia un maître à penser ormai fuori tempo massimo, uno arrivato in ritardo all’appuntamento con la storia, e che adesso suona un po’ grottesco nel suo tentativo di giocare, di nuovo,al piccolo rivoluzionario.

 

PROTESTA NO TAVPROTESTA NO TAV

Già, rivoluzionario e contro il potere,ma con l’appoggio del suo editore Feltrinelli e della relativa catena di liberie. A Milano,per dire, in una delle sedi più centrali, il faccione di De Luca campeggia in vetrina dal cartellone con la scritta:«Io sto con Erri».Frase presente anche sulla fascetta del suo nuovo libro La parola contraria, dedicato proprio alla vicenda giudiziaria. Erri, davvero, non è solo. Da una costola anarco-partenopea, simile a quella da cui è venuto fuori lui, sono usciti anche i 99 Posse, il gruppo che stasera si esibirà a Cremona al centro sociale Dordoni in un concerto, è il caso di dire, infuocato.

 

PROTESTA NO TAVPROTESTA NO TAV

Pochi giorni fa,all’indomani del corteo in cui gli antagonisti avevano messo a ferro e fuoco la città lombarda, la band aveva sostenuto i violenti, scrivendo su Facebook: «Onore a chi lotta. Più bastoni e meno tastiere». E ieri, sempre dall’aula di tribunale, il democratico Erri ha voluto mostrare il suo sostegno ai cantanti, definendo le loro frasi violente «la giusta reazione a un’aggressione fascista».

 

Capiamoci: una decina di giorni fa un militante del Dordoni sarebbe stato ridotto in come da alcuni esponenti di Casa Pound. Posto però che la dinamica è ancora tutta da accertare,non si può certo dire che l’incitamento all’odio è legittimo se segue casi analoghi di odio. La deriva, fosse così, sarebbe pericolosissima.

 

SCONTRI A ROMA MANIFESTAZIONE NOTAV SCONTRI A ROMA MANIFESTAZIONE NOTAV

L’idea poi che i profeti di questa riscossa proletaria 2.0 siano i 99 Posse mette proprio sconforto. Il gruppo è ormai una band raccogliticcia (la cantante ha pensato bene di andarsene nel 2005), che ha avuto la sua parentesi di successo negli anni ’90 e poi è scomparsa dal grande circuito, forse per la qualità non proprio eccelsa delle sue canzoni, forse per le abitudini di vita del suo cantante Luca Persico (detto ’O Zulu) che ha lottato per quattro anni contro la dipendenza dal crack.

 

Che ora i 99 Posse tornino alla ribalta e cerchino un po’ visibilità, è un gesto da condannare prima ancora che da compatire. Anche se da sinistra c’è già chiè pronto ad assolverli, derubricando loro e lo scrittore De Luca a «compagni che sbagliano». Erri si fece verbo (poco nobile, stavolta).

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