collage burkini

LE NUOVE SCHIAVE INDOSSANO IL BURKA - BUFERA IN FRANCIA SULLA MINISTRA LAURENCE ROSSIGNOL, CHE A PROPOSITO DELLE MUSULMANE CHE INDOSSANO ABITI COL VELO DISEGNATI DA STILISTI OCCIDENTALI SBOTTA: “C’ERANO PURE DEI NEGRI AMERICANI CHE ERANO A FAVORE DELLO SCHIAVISMO” - PIERRE BERGE’ LA DIFENDE

Stefano Montefiori per “Corriere.it

 

BURKINIBURKINI

Un servizio del quotidiano Le Parisien sulla moda occidentale pensata per le donne musulmane ha provocato la reazione polemica di due personalità francesi di primo piano: Laurence Rossignol, ministra delle Famiglie e dei diritti delle donne, e Pierre Bergé, per quasi quarant’anni socio e compagno dello stilista Yves Saint Laurent, oggi editore (assieme a Mathieu Pigasse e Xavier Niel) di Le Monde e del Nouvel Observateur. Entrambi hanno contestato duramente le donne velate e i marchi che realizzano abiti pensati per loro.

 

La moda

La catena britannica di grandi magazzini Marks & Spencer da tempo vende a Dubai costumi da bagno da donna che coprono tutto il corpo a eccezione di volto, mani e piedi, i cosiddetti burkini (contrazione di burqa e bikini). Adesso questi costumi sono in vendita anche in Gran Bretagna, e online al prezzo di 49,50 sterline (circa 63 euro).

 

BURQINI M&S

Anche la catena giapponese Uniqlo propone veli islamici nel suo negozio di Londra. Accanto a queste aziende che offrono prodotti a prezzi contenuti, c’è poi la casa di lusso italiana Dolce & Gabbana che a gennaio ha presentato la collezione Abaya, con hijab (veli che lasciano il volto scoperto) e abaya (tuniche).

 

La ministra

BURQINI M&S 2

Ospite della radio RMC, all’intervistatore che suggeriva come alcune donne musulmane potessero portare il velo per scelta, la ministra socialista Laurence Rossignol ha risposto «certo che ci sono delle donne che fanno questa scelta. C’erano pure dei negri americani che erano a favore dello schiavismo. Credo che molte di queste donne siano militanti dell’islam politico».

 

LAURENCE ROSSIGNOLLAURENCE ROSSIGNOL

Rossignol ha denunciato «la pressione e il dominio dei gruppi salafiti sulle donne musulmane in Francia», criticando le aziende che assecondano la loro «prigionia». Di fronte alle proteste e all’indignazione di molti che non hanno amato il paragone tra stile di vita islamico e schiavismo, la ministra si è detta pentita quanto all’uso della parola «negri», «ma per il resto confermo tutto. La questione qui è il controllo sociale sulle donne».

 

Pierre Bergé

PIERRE BERGE 2PIERRE BERGE 2

L’influente editore di sinistra, a lungo protagonista del mondo della moda, in una telefonata alla radio Europe 1 ha preso le difese della ministra e si è detto «scandalizzato» dagli abiti per le donne musulmane.

 

«I creatori non dovrebbero avventurarsi sul terreno della moda islamica. Io, che sono stato per quarant’anni al fianco di Yves Saint Laurent, ho sempre creduto che il ruolo dello stilista fosse quello di rendere belle le donne, dare loro la libertà, e non essere complice di questa dittatura che impone cose abominevoli, ossia il fatto di tenere le donne nascoste, di obbligarle a vivere una vita dissimulata».

 

Pierre Bergé, oggi presidente della Fondation Bergé / Saint Laurent, ha aggiunto: «E tutto questo per fare soldi! Mi dispiace, ma io penso che le convinzioni dovrebbero venire prima dei soldi. Non è perché certe donne sono obbligate dai loro mariti a vestirsi in quel modo che bisogna incoraggiarle. Al contrario, bisognerebbe insegnare loro a svestirsi, a vivere come la maggioranza delle donne nel mondo intero. Nella vita bisogna stare dalla parte della libertà».

 

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