imane fadil

SAPEVA TROPPO? E' FINITA IN UN GIRO SBAGLIATO? QUALCUNO HA VOLUTO SILENZIARLA? - IL ''FATTO'' PUBBLICA LA TESTIMONIANZA DI IMANE FADIL DEL 2012: ''UN SIRIANO MI CHIESE DI TORNARE DA B. E RITRATTARE LA MIA VERSIONE, IN CAMBIO DI SOLDI'' - BELPIETRO: ''HA PARLATO INNUMEREVOLI VOLTE CON PM, GIORNALISTI E PASSANTI. DOV'ERA LA VERITÀ MAI RIVELATA?'' - SGARBI: ''IO ERO A TUTTE LE CENE ELEGANTI, LEI ERA UNA COMPARSA SALTUARIA''

 

  1. "UN SIRIANO MI PREGÒ DI TORNARE DA B. E RITRATTARE PER SOLDI"

Gianni Barbacetto e Maddalena Oliva per ''il Fatto Quotidiano''

 

 

È il 15 giugno 2012. Palazzo di Giustizia di Milano, aula 5° Penale. Imane Fadil è entrata per la prima volta nel Tribunale di Milano qualche mese prima, nel 2011, per l' udienza preliminare del primo processo Ruby.

imane fadil l'ultima intervista 2

Da allora la modella di origini marocchine divenuta testimone chiave dell' accusa, partecipa a decine e decine di udienze. Per oltre 8 anni.

Pubblichiamo qui stralci del verbale di quella giornata.

 

Teste Fadil - Mi recai da un legale per avere della consulenza riguardo a [] lo scandalo, riguardo il fatto che io figuravo tra le 33 donne del Presidente. Era il 2011. Questo avvocato mi propose semplicemente di incontrare una persona che conosceva lui, dicendomi che questa persona faceva da tramite ad Arcore, per avere un incontro ad Arcore. Io inizialmente lo guardai un po' basita Al che questo avvocato mi dice: "Organizzo l' appuntamento così parlate direttamente".

 

Dopo un paio di giorni mi presentai in ufficio da questo avvocato e c' era questo signore straniero. Mi fece delle domande, che io adesso non ricordo benissimo, tra cui se pensavo di avere comunque il telefono sotto controllo. Allora lui mi dice: "Noi ci sentiremo per organizzare l' incontro ad Arcore, però comunque tu non devi chiamarmi col tuo numero sul mio telefono". La seconda volta che lo vidi, lo vidi a Linate: è stata la volta che mi diede il telefono con la tessera.

 

imane fadil

[] Io sono andata dall' avvocato Peronace per chiedere consulenza legale, per chiedere come potevo procedere per iniziare a difendermi: lui divagava, io non sapevo neanche cosa volesse dire "costituzione di parte civile" ho visto le due ragazze, Chiara e Ambra, in Tribunale e poi venni a sapere che questo avvocato seguiva le gemelle De Vivo, allora insomma mi si è acceso un lumino.

 

[] Pm Sangermano - Questo signore come si presenta?

Teste Fadil - Inizialmente m' ha detto Marco (Saed Ghanaymi, ndr).

Pm Sangermano - E poi vi incontrate dove?

Teste Fadil - A Linate. Lui mi disse: "Onde evitare che comunque ci veda qualcuno" aveva dei comportamenti ambigui, strani come avesse da nascondere qualcosa, ecco. [] Mi diede una scheda e un apparecchio. [] E mi disse anche che la scheda era di una persona deceduta.

 

Pm Sangermano - Avete avuto dei contatti su questo cellulare?

Teste Fadil - Sì. Lui mi chiamava le volte che organizzava l' incontro ad Arcore mi chiamava e mi diceva di prepararmi, di prendere un taxi, di andare. La prima volta me lo disse normalmente, la seconda volta anche, poi [] Pm Sangermano - Cioè, la invogliava ad andare ad Arcore? A che cosa serviva questo incontro ad Arcore?

IMANE FADIL AL TRIBUNALE DI MILANO

Teste Fadil - Eh, per soldi, dovevo andare all' incontro ad Arcore per dei soldi. [] Pm Sangermano - A che titolo l' on. Berlusconi le avrebbe dovuto dare dei denari, signora Fadil?

Teste Fadil - Guardi, io ho capito soltanto che l' avvocato non ha voluto darmi consulenza legale, non ha voluto prendermi come sua cliente, anzi mi disse: "Certo, la tua posizione è abbastanza diversa dalle altre".

"Però un consiglio: io, fossi in te, comunque non mi scontrerei con certe persone". Questo mi disse.

 

Pm Sangermano - Quindi, io voglio capire, garantisticamente, se questo incontro ad Arcore fosse finalizzato perchè l' Onorevole Berlusconi intendesse darle una sorta di risarcimento perchè lei aveva avuto un pubblico una cattiva fama, diciamo, a seguito dello scandalo, o serviva a incidere sulle sue eventuali dichiarazioni da rendere ai Pubblici Ministeri?

Che lei non aveva ancora reso, perchè poi renderà (il 9.8.2011, ndr).

Teste Fadil - Guardi, credo tutte e due le cose.

Presidente - "Credo" non va bene.

Teste Fadil - Mi ha detto Presidente - Cioè le ha detto "L' incontro ad Arcore", le è stato detto "soldi"?

 

Teste Fadil - Sì, assolutamente, più di una volta. [] Pm Sangermano - Questi contatti erano volti sempre a provocare questo incontro in Arcore?

Teste Fadil - Certo, sì.

silvio berlusconi

Pm Sangermano - Ma questo signore le disse che agiva a nome di qualcuno?

Teste Fadil - Me lo fece capire.

Ma non mi disse mai niente io non sapevo cosa facesse, chi fosse niente [] Mi disse che era amico di Silvio Berlusconi. Che andò da lui a cena un po' di volte [] Pm Sangermano - Le sono stati promessi soldi da Saed? O ha ricevuto minacce?

 

Teste Fadil - Tutte e due. Uno che le dice: "Non mi hai mai visto, non mi hai mai sentito, stai zitta, cioè non mi tirar mai, mai e poi mai fuori", non lo so [] Pm Sangermano - Ma lei poi ha accettato questo invito a recarsi ad Arcore per questa chiamiamola trattativa o comunque per questa offerta di denaro, forse più propriamente, o no?

Teste Fadil - No, no ho preferito difendermi in un altro modo, perchè, anche se fossi andata, avessi percepito quel che potevo percepire, comunque sia il mio nome sarebbe rimasto lì. E questo non mi andava bene.

(1-Continua)

 

 

 

IL PM ANTONIO SANGERMANO

  1. L'UNICA CERTEZZA SU IMANE FADIL: NON SAPEVA NULLA

Maurizio Belpietro per ''la Verità''

 

«La donna che sapeva troppo», titolava ieri in prima pagina a caratteri doppi La Repubblica. La donna di cui parlava il quotidiano romano, ovviamente, era Imane Fadil, la modella di origini marocchine morta all' ospedale Humanitas di Rozzano e per il cui decesso la Procura di Milano ha aperto un fascicolo con l' ipotesi di omicidio.

 

Ma che cosa sapeva questa donna? Davvero era a conoscenza di troppi misteri, come lascia intendere il giornale della famiglia De Benedetti? A leggere le carte che l' hanno portata alla ribalta ai tempi del processo Ruby si direbbe di no.

 

Imane Fadil partecipò ad alcune delle cosiddette cene eleganti e per questo fu ascoltata dai pm, ai quali raccontò di aver visto ragazze che ballavano in abiti che non lasciavano nulla all' immaginazione. La testimonianza fu ripetuta in aula, durante la serie di udienze dei processi che seguirono.

 

Imane Fadil, insomma, svelò all' autorità giudiziaria il «troppo» che sapeva. Fu lei stessa a dire di non aver voluto nascondere nulla. A più riprese, fuori dalle aule del tribunale, si fece intervistare da stampa e tv per dire che, a differenza di altre giovani presenti alle cene, non aveva voluto tacere.

 

Io non mi sono fatta corrompere, era il senso delle dichiarazioni. Mi hanno offerto soldi per ritirare la mia costituzione di parte civile, ma io ho rifiutato, preferendo seguire la via maestra della giustizia. In un' occasione parlò di 250.000 euro offerti dal legale di una delle parti in causa (non Silvio Berlusconi). In un' altra disse che un misterioso personaggio le aveva passato un telefono non rintracciabile per mettersi in comunicazione con il Cavaliere, ma lei aveva rifiutato, così come aveva detto no ad altri inviti a recarsi ad Arcore.

IMANE FADIL ESCE DAL TRIBUNALE DI MILANO

 

Neppure nel libro che si dice stesse scrivendo, titolo provvisorio Ho incontrato il diavolo, pare ci sia molto di più. Sembra che la Procura abbia sequestrato il manoscritto, ma in quelle carte ci sarebbero al massimo alcuni aneddoti e qualche «visione» avuta fin da bambina. Imane diceva infatti che da ragazzina aveva incontrato il diavolo, nascosto dietro la tenda, vicino alla finestra.

 

Due metri di altezza, un' ombra inquietante, che poi aveva rincontrato in altre occasioni, Arcore compresa, ma della quale non aveva paura, perché lei era la discendente di un santo cristiano.

 

Imane voleva giustizia per essere stata invitata alle cene eleganti e per essere stata accostata alle altre ragazze, le cosiddette Olgettine, quelle che lei schifava. Per questo, ritenendosi parte lesa, si era costituita parte civile e da anni attendeva che fossero riconosciuti i suoi diritti e, di conseguenza, i danni patiti. Peccato che, a parte una causa per diffamazione intentata a Torino, la giustizia le avesse dato torto.

 

imane fadil

Anzi, a un certo punto, aveva respinto anche la sua costituzione di parte civile nell' ultimo dei cosiddetti processi Ruby (siamo al terzo). Imane non era evidentemente stata ritenuta parte offesa in quel giudizio. Lei non era considerata una vittima, ma ormai solo una testimone, per di più già sentita. Quello che sapeva, troppo o troppo poco, lo aveva detto e dunque, per la giustizia, quella a cui lei stessa diceva di essersi affidata, poteva uscire di scena.

 

Insomma, la donna che sapeva troppo apparentemente non aveva nemici che la volessero zittire. Di certo, non poteva essere considerata un pericolo per il Cavaliere o il suo entourage. La sua testimonianza, ormai, era agli atti, e lei aveva rifiutato i soldi, preferendo vuotare il sacco. Dunque, ammesso e non concesso che qualcuno avesse avuto anche in passato l' intenzione di farla tacere per evitare di farle raccontare ciò che sapeva, ora non c' era alcuna ragione apparente per ridurla al silenzio.

 

No, nessun nemico ad Arcore e dintorni, come lasciano trasparire titoli e cronache. Forse, l' unico nemico negli ultimi tempi era la delusione. Imane era schiacciata dalle ambizioni e dalle frustrazioni. Le ultime notizie la descrivono come una donna costretta a vivere in una cascina semi abbandonata, senza vetri e piena di topi.

 

maurizio belpietro direttore del quotidiano la verita (1)

Nel suo sangue, a quanto pare, non sono state trovate tracce di metalli o di veleni, e anche i presunti ritardi nella segnalazione del decesso all' autorità giudiziaria sembrano svanire insieme ai misteri.

 

Qualcuno ha buttato lì l' idea della leptospirosi, una malattia mortale trasmessa dai topi.

Ma anche questa ipotesi sarebbe smentita. Rimane l' ipotesi dell' intrigo, dei killer venuti dall' Est, con materiale radioattivo. Un' ipotesi che però non riesce a spiegare chi e perché avesse interesse a farla tacere. Resta un' ultima possibilità. Che Imane si morta per una malattia che al momento nessuno ha saputo diagnosticare. Una tesi che però non si sposa con il racconto della spy story, e che per questo finora è rimasta remota.

 

 

  1. "MACCHÉ SUPERTESTE, NON HA VISTO NULLA"

Stefano Zurlo per ''il Giornale''

 

Repubblica l'ha ribattezzata «La donna che sapeva troppo». Come fosse la protagonista di un film di Hitchcock. Ma Vittorio Sgarbi vede una pellicola molto più modesta: «Imane Fadil è la donna che non sapeva nulla».

 

 

Sgarbi, la modella marocchina è morta, a quanto pare, per avvelenamento. Un fine terribile che i giornali hanno fatalmente legato alle cene eleganti di Arcore.

«Io non so nulla di questa tragedia ma di una cosa sono sicuro. Io ad Arcore l'ho incontrata in occasione delle famose cene del bunga bunga».

 

sgarbi berlusconi

 

Un attimo, Berlusconi dice di non ricordarsi di Fadil. Lei lo smentisce?

«Può benissimo essere che Silvio non abbia memoria. Lei a queste cene è venuta qualche volta, ho letto otto volte, ma era una comparsa, una presenza laterale. Sfocata. Defilata, rispetto a Iris Berardi, Marysthell Polanco e le altre al centro della scena. Non avendo osservato nulla di strano, nulla di anomalo, nulla ma proprio nulla di piccante, Fadil si è inventata questa storia del Diavolo. È difficile parlare di chi non c'è più, ma la verità è che questa modella si era fatta un film da sola, in assenza di fatti concreti».

Scusi, ma come fa ad essere così certo di quello che dice?

«Perché io c'ero, ho partecipato a tutte le cene».

 

Le cene eleganti?

«Non saranno state cene eleganti, ma di cene si trattava. Io e lui eravamo gli unici maschi. Sempre e solo io e lui. Sempre».

Le ragazze?

«Io ne portavo dieci, le sue erano una ventina».

A tavola cosa succedeva?

«Niente di quello che hanno scritto i giornali, ricamando di fantasia. E guardi che parlo non da amico di Silvio, ma perché così è andata. Prendevamo posto in un grande salone, lui al centro del tavolo, io di fronte».

Berlusconi e Sgarbi

 

Sgarbi, ci sono quintali di articoli, libri e sentenze sull'argomento.

«Sì, ma è curioso che io non sia mai stato chiamato a testimoniare».

Che cosa avrebbe riferito ai magistrati se l'avessero interrogata?

«Quello che sto raccontando a lei: io e Silvio parlavamo per un quarto d'ora di politica, poi la conversazione si faceva più allegra».

Allegra?

«Non equivochi. Berlusconi iniziava a raccontare le sue barzellette, con grande impegno e sfoggio di recitazione».

 

Tutto qua?

«Un attimo. Il rito si ripeteva sempre uguale: verso mezzanotte lui intonava le sue canzoni preferite e le fanciulle formavano un coretto».

Quindi si scendeva nella saletta sotterranea?

«Esatto».

E lì chissà cosa accadeva...

«Ancora nulla. Io e lui parlavamo dei fatti nostri, le ragazze ballonzolavano la lap dance. Grossomodo dall'una, una e mezzo fino alle due, due e mezzo. Poi tutti a dormire: se qualcuna è andata a letto con lui, sono fatti loro. Non mi riguarda, ma tutta la costruzione sul bunga bunga, i balli discinti, i toccamenti, le avance, le allusioni anche pesanti, è tutta fantasia».

 

E perché alcune giovani avrebbero descritto questo clima da fine Impero?

«Bisogna chiederlo a loro. Si capiva benissimo che lui era il loro punto di riferimento. Per me, erano mantenute. Mantenute, non prostitute che è tutta un'altra cosa. Avevano un rapporto stabile con lui ed erano assolutamente indisponibili con me, anche se io sono un grande seduttore. Qualcuna mi osservava con occhi ammiccanti, ma non ne ho mai conquistata nemmeno una. Invece, un paio di mie amiche dopo qualche serata sono passate dalla sua parte del tavolo».

SGARBI BERLUSCONI

Ma Fadil aveva confidato il suo turbamento a destra e sinistra.

«Lo stesso meccanismo che si è ripetuto con Francesca Lancini».

 

Una delle invitate?

«L'ho portata io, in vista del mio programma tv. Volevo un parere da Silvio prima di inserirla nella trasmissione».

Vada avanti.

«È una serata come tutte le altre. La politica. Le barzellette. I canti e i balli. L'indomani Francesca mi chiama e mi lascia allibito: Io non posso più accettare un ruolo nel tuo programma. Siamo stati da Silvio, mi sento turbata, contaminata da Berlusconi. Incredibile, mi sono messo a urlare per la rabbia. Credo che Fadil abbia seguito la stessa onda. Fino a vedere il Diavolo e a disegnare una trama che non c'è mai stata».

 

 

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