1- COS’HA IN MENTE IL NUOVO CAPO DI ALITALIA RAGNETTI QUANDO GLI SLOT DELLA ROMA-MILANO SARANNO UTILIZZATI DALLA LUFTHANSA CON UN’OFFERTA DI 55 EURO A BIGLIETTO? 2- PER MAURO MORETTI LO STRUMENTO PER CONTRASTARE ALITALIA E LA CONCORRENZA DI NTV SI CHIAMA BUSINESS UNIT, PRELUDIO ALLA NUOVA SOCIETÀ PER L’ALTA VELOCITÀ 3- BASSANINI TREMA: NON SOLO BANKITALIA, ANCHE LA GABANELLI DOMENICA SERA PUNTERà I RIFLETTORI SULLA GESTIONE “SGOMITANTE” DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI 4- TUTTE LE DELEGHE A FABRIZIO VIOLA: PROFUMO A SIENA UN PASSAGGIO NON DURATURO? 5- MONTI STANZIA I 300 MLN DI PENALE E GETTA DAL PONTE SULLO STRETTO PIETRO CIUCCI

1- VOLARE, OH OH!
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato non sono rimasti sorpresi per l'offensiva di marketing che l'Alitalia ha organizzato per due giorni davanti alle stazioni di Roma e di Milano.

A loro dispiace di non aver potuto toccare con mano la bellezza delle hostess della Compagnia di bandiera che ieri hanno distribuito ai passeggeri coupon tricolori e un buono con lo sconto del 20% sulla tratta Roma-Milano. Gli uscieri sanno tutto di Andrea Ragnetti, il manager che a marzo ha preso il posto di Rocco Sabelli nella Compagnia di bandiera, e conoscono alla perfezione le iniziative in alcuni casi "provocatorie" che quest'uomo ha promosso nei sette anni in cui ha diretto alla Philips olandese l'area Consumer Lifestyle.

Piuttosto si chiedono che cosa ha in mente il nuovo capo di Alitalia quando gli slot lasciati liberi tra Linate e Fiumicino saranno utilizzati dalla Lufthansa con un'offerta di 55 euro a biglietto, un prezzo così basso da mettere in crisi chi oggi con l'aereo trasporta i passeggeri sulla tratta più pingue della rete italiana.

Da quanto gli uscieri hanno capito pare che ai piani alti delle Ferrovie le iniziative di Ragnetti abbiano creato all'inizio un certo malumore perché nessuno si aspettava manifestazioni così plateali. Dall'ufficio di Mauro Moretti non sono però uscite le solite urla che fanno parte del suo repertorio perché il manager di Rimini è convinto di poter reggere la concorrenza nonostante il calo dei passeggeri e delle merci che ha colpito l'intero settore dei trasporti.

Ieri Moretti ha annunciato che saranno i francesi di Alstom a fornire 70 nuovi elettrotreni e questa per lui è la risposta più appropriata a chi lo accusa di trascurare le linee dei pendolari sulle quali viaggia l'80% dei passeggeri. La scelta dei francesi è abbastanza curiosa se si pensa che con questa società, che ha fornito i 25 "Italo" alla Ntv di Montezemolo, Moretti ha avuto scazzi furiosi per i ritardi nella consegna fino al punto di minacciare pesanti penali.

Oggi però - secondo gli uscieri - la sua attenzione è concentrata su due problemi fondamentali. Il primo riguarda la cura dimagrante che il capo delle Ferrovie vuole introdurre nell'organigramma della holding, dove a numerosi dirigenti è stato proposto un esodo ben remunerato oppure il passaggio dalla funzione direttiva a quella di semplice quadro.

C'è però un'altra questione che gli sta particolarmente a cuore e riguarda l'Alta Velocità. Per razionalizzare le strategie e l'organizzazione Moretti vorrebbe creare una Business Unit finalizzata a questo settore dalla quale dovrebbe nascere in un tempo successivo una società autonoma da quotare in Borsa. Agli uscieri piace questo disegno perché intuiscono che può portare risorse a un'area che richiede investimenti pesanti, e già è iniziata la caccia al nome del manager che potrebbe dirigere la Business Unit.

Al momento nel palazzo-obitorio circolano tre candidature. La prima è quella dell'ingegnere Donato Carillo, responsabile della direzione tecnica di Trenitalia, che ha sede a Firenze. Il manager è considerato un ottimo tecnico anche se nel giugno dell'anno scorso è finito nella vicenda della P4 e la finanza ha spazzolato il suo ufficio con il risultato di inserirlo tra gli indagati per corruzione e turbativa d'asta.

Il secondo nome che circola è quello di Barbara Morgante, la donna manager che Moretti ha piazzato alla direzione centrale Strategie e Pianificazione. Per ultimo c'è poi Antonio Savini Nicci, l'amministratore delegato della Tav che è considerato dagli uscieri il più debole dei tre candidati.

La battaglia per conquistare la poltrona della Business Unit, preludio alla nuova società per l'Alta Velocità, è appena all'inizio, ma per Moretti sarà questo lo strumento per contrastare le provocazioni di Alitalia e la concorrenza di Ntv.

2- UN PIETRO CIUCCI DA ACCOMPAGNARE ALLA PORTA

C'è un manager con la fama di boiardo che continua a far finta di non capire il vento che tira.

È Pietro Ciucci, il 62enne romano che nel 2002 è stato nominato amministratore delegato della società per il Ponte Stretto di Messina. Chi ha vissuto la stagione delle Partecipazioni Statali sa tutto di quest'uomo che dopo aver lavorato in Autostrade e Cofiri, nel 1987 è diventato direttore finanziario dell'Iri fino a raggiungere nel '96 la carica di direttore generale.

All'inizio della sua esperienza nell'Istituto di via Veneto Romano Prodi come presidente dell'Iri ne apprezzava le qualità, poi con il passare degli anni ha preso le distanze, e Ciucci si è buttato tra le braccia di Berlusconi. Con il Cavaliere ha alimentato l'utopia del Ponte sullo Stretto, un'opera inutile e faraonica che questa notte è stata definitivamente archiviata dal Governo, ma che secondo Berlusconi avrebbe dovuto favorire gli incontri notturni tra i fidanzati siciliani e calabresi.

Ciò che sorprende è l'ostinazione incomprensibile con cui in questi anni Ciucci ha difeso un progetto che dai 6,3 miliardi iniziali è passato secondo le stime dei tecnici a 8 miliardi. Pur di mettere fine a questa folle avventura Monti, che ha già affossato le Olimpiadi 2020, ha stanziato 300 milioni per pagare le penalità contrattuali al consorzio dei costruttori guidato da Impregilo.

Adesso il Governo dovrebbe fare un altro passo: chiamare Ciucci e pregarlo di lasciare immediatamente il suo incarico e di abbandonare anche la poltrona di presidente dell'Anas dove è salito nel 2006.

Questo gesto avrebbe un significato esemplare e sarebbe la giusta punizione per un manager che con un'insistenza fuori da ogni logica è arrivato a minacciare un ricorso straordinario al Capo dello Stato perché considerava illegittimo il definanziamento del progetto.

Lo scioglimento contestuale del Comune di Reggio Calabria per contiguità con la ‘ndrangheta e la fine dell'utopia sullo Stretto, fanno capire le ragioni per cui SuperMario ha voluto spegnere una volta per tutte il sogno del vecchio boiardo.


3- COME SIAMO CADUTI IN BASSANINI!
Franco Bassanini, il politico milanese che l'anno scorso è stato nominato presidente della Cassa Depositi e Prestiti, è piuttosto agitato. E con lui sono agitati anche i funzionari che lavorano nella sede di via Goito perché sanno che domenica sera Milena Gabanelli, la Giovanna d'Arco dei poveri, dedicherà un'intera puntata di "Report" alla gestione della Cassa e del Fondo Strategico Italiano guidato da Giovanni Gorno Tempini.

È probabile che la giornalista piacentina sparerà palle incatenate nei confronti della Cassa che negli ultimi tempi è diventata una sorta di moloch finanziario con mire espansive irrefrenabili. Non a caso il marito di Linda Belinda Lanzillotta, Franco Bassanini, è stato accusato più volte di attivismo esagerato.

La Cassa ha una raccolta postale di 218 miliardi che arrivano dai libretti postali di 23 milioni di famiglie, e forte di questo tesoro si è lanciata nell'acquisto di quote societarie e in una politica di cui francamente si stenta a capire il significato.

Così è avvenuto per Snam Rete Gas dove il 30% è stato acquistato per 3,5 miliardi, e operazioni simili sono avvenute per Sace, Fintecna e Simest. Da parte sua il Fondo Strategico Italiano di Gorno Tempini dall'anno scorso ad oggi si è buttato a comprare pacchetti di altre società e sta dialogando con Deutsche Bank per valutare un intervento nella nuova società che dovrebbe acquistare la Rete di TelecomItalia.

Lo sgomitamento irrefrenabile di Bassanini e di Gorno Tempini sembra aver destato l'attenzione della Banca d'Italia che - come scrive il quotidiano "MF" (sul quale da alcuni giorni non appaiono più gli aulici commenti di Angelo De Mattia) - ha mandato i suoi ispettori per capire dove vogliono andare a parare i due personaggi.

A via Nazionale si chiedono se la Cassa Depositi e Prestiti è una banca a tutti gli effetti, oppure è lo strumento che secondo i criteri istitutivi deve utilizzare il risparmio delle Poste per aiutare gli enti locali. L'indagine degli ispettori Bankitalia ha rilevato che a fronte di un patrimonio netto di poco inferiore a 15 miliardi, il valore delle partecipazioni in pancia alla Cassa Depositi e Prestiti supera i 30 miliardi creando "una situazione a dir poco squilibrata".

Chiusi nei loro uffici Bassanini e Gorno Tempini stanno preparando le risposte per la Gabanelli, ma quello che più conta è ciò che potranno obiettare ai tecnici che Ignazio Visco ha spedito con l'obiettivo di esercitare una "vigilanza speciale" sulla nuova Iri degli anni 2000.


4- PROFUMO DI PASSAGGIO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che i contradaioli di Siena e l'intera città stanno commentando l'Assemblea straordinaria di MontePaschi che si è svolta ieri in un clima da stadio.

Un coro di fischi e di lazzi ha accolto l'intervento del presidente della Fondazione, il ragioniere Gabriello Mancini, mentre ha fatto molta impressione l'indifferenza quasi cinica con cui Alessandro Profumo ha trattato il problema dell'aumento di capitale da 1 miliardo che consentirà alla banca di sopravvivere.

Alle sue parole si è accompagnato il trasferimento totale delle deleghe sulle spalle di Fabrizio Viola e questa operazione ha dato la stura alle voci sempre più insistenti che Profumo consideri la sua presenza a Siena un passaggio non duraturo. A conferma di questa sensazione c'è l'orrendo zainetto da ex-boyscout che il banchiere genovese ostenta in ogni occasione per far capire che il suo percorso professionale avrà altre tappe".

 

 

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