IL FISCAL CLIFF AFFONDA WALL ST. MA NON PIAZZA AFFARI: +0,4% - E L’EURO CRESCE CONTRO IL DOLLARO: 1,33 $ - BENE L’ASTA SUI BOT, VENDUTI 8,5 MLD € IN TITOLI - L’ABI DEVE LICENZIARE E METTE LE MANI AVANTI: “PER LE BANCHE LO SCENARIO PEGGIORA” - BANKIA NEL BARATRO, 18 MLD DI AIUTI NON SONO BASTATI, E IL TITOLO PERDE IL 15% - LA SPAGNA NAZIONALIZZA ANCHE LE AUTOSTRDE? - ASIACELL SBARCA ALLA BORSA DI BAGHDAD…

1. BORSA: MILANO CHIUDE IN RIALZO CON EUROPEE MALGRADO WS, COMPRATE BANCHE
(Adnkronos) - Chiusura in rialzo per piazza Affari dopo la lunga pausa natalizia insieme alla maggior parte delle principali Borse europee, positive malgrado Wall Street, partita contrastata, perda terreno, con il Dow Jones e il Nasdaq che cedono oltre l'1% ciascuno poco prima delle 19. Milano, in rialzo sin dall'avvio, guadagna sostenuta soprattutto dai bancari, secondo miglior settore del listino oggi malgrado lo spread Btp-Bund sia risalito a 321 punti dai 311 di venerdi' scorso.

Buone notizie sono comunque arrivate dall'asta odierna del Tesoro, che ha collocato 8,5 miliardi di Bot a sei mesi al rendimento medio dello 0,949% e 2,5 miliardi di Ctz con scadenza a due anni con un rendimento lordo dell'1,884%, con richieste che hanno superato ampiamente l'offerta. Mentre l'orizzonte resta dominato dalle trattative a Washington su un accordo per evitare il fiscal cliff, a quattro giorni dalla fine dell'anno, dai dati macroeconomici Usa nel pomeriggio sono arrivate indicazioni miste.

Le vendite di case nuove in novembre sono salite, anche se lievemente meno delle attese, mentre l'indice della fiducia dei consumatori del Conference Board e' calato piu' del previsto in dicembre, principalmente a causa dell'incertezza sul fiscal cliff. Positive, invece, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, calate nella settimana al 22 dicembre a 350mila da 362mila nella settimana precedente, meglio delle previsioni. La media mobile a quattro settimane, considerata un dato meno volatile, e' calata a 356.750, la piu' bassa da marzo 2008. A Milano Ftse Mib 16.408,28 punti (+0,45%) e All Share 17.313,84 punti (+0,45%).

In piazza Affari scambi per 1,54 mld di euro di controvalore, da 2,29 mld il 21 dicembre. Su 321 titoli in negoziazione oggi, 189 hanno chiuso in rialzo, 115 in calo e 17 invariati. Chiusura mista per le principali Borse europee. A Parigi Cac 3.674 punti (+0,59%); a Bruxelles Bel 20 2.486 punti (+0,38%); a Francoforte Dax 7.655,88 punti (+0,26%); ad Amsterdam Aex 344.71 punti (+0,06%); a Londra Ftse invariato a 5.954,3 punti. A Lisbona Psi 20 5.704,45 punti (-0,11%); a Zurigo Smi 6.862 punti (-0,39%); a Madrid Ibex 8.280,9 punti (-0,22%).

"Proseguono le trattative tra democratici e repubblicani al Congresso - spiega Filippo Diodovich, market strategist di Ig Markets Italia - per trovare una soluzione al 'precipizio fiscale', scongiurando cosi' la possibilita' che da gennaio 2013 possano scattare i tagli automatici alla spesa pubblica e l'aumento dell'imposizione fiscale. Rimaniamo ottimisti su un accordo in extremis tra le due parti che probabilmente vertera' nell'incremento delle aliquote per le classi piu' abbienti (cittadini con un reddito superiore ai 500 mila dollari) e una significativa diminuzione della spesa federale".

"Intanto - prosegue Diodovich - Obama e' tornato a Washington proprio per compiere il passo decisivo nelle negoziazioni. Ricordiamo che nella giornata di ieri il segretario al Tesoro Timothy Geithner ha sottolineato come il tetto del debito (16.400 mld di dollari) sara' raggiunto il 31 dicembre. Gia' previste delle misure straordinarie da parte del Dipartimento del Tesoro per un ammontare pari a 200 mld di dollari per guadagnare almeno altri due mesi di tempo. L'Europa e' poco mossa e rimane in attesa dell'esito delle trattative sul fiscal cliff. Incoraggiante l'asta di bond italiani che ha mostrato una buona domanda e rendimenti in leggero rialzo".

2. EUR/USD: SALE A 1,3266, TIMORI SUL FISCAL CLIFF
Trend Online - Si apprezza la moneta unica rispetto al biglietto verde, salendo a 1,3266. Il dollaro evidenzia segnali di debolezza sulla scia dei timori degli investitori sulla risoluzione del fiscal cliff. Dopo la pausa natalizia sono ricominciate, infatti, le trattative serrate tra democratici e repubblicani al Congresso per impedire che dal primo gennaio possano scattare i tagli automatici alla spesa pubblica e l'incremento dell'imposizione fiscale.

Dal punto di vista tecnico l'eventuale superamento dei massimi del 19 dicembre a 1,3308 darebbe la forza al cross per allungare in direzione degli obiettivi posizionati a 1,3386, picco di fine marzo, e 1,3486, top annuali. Segnali di debolezza giungeranno, invece, con la rottura del supporto a 1,3180, preludio a una probabile flessione fino a 1,3130, picco del 5 dicembre.

3. BANCHE: ABI A SEGRETARIO FABI, SCENARIO PEGGIORA, SOLO 1,7% ROE 2013
Radiocor - Lo scenario a fine anno si e' fatto piu' critico per le banche italiane. Lo sottolinea il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, in una lettera inviata al segretario generale della Fabi, Lando Sileoni. Nella lettera spedita prima di Natale e consultata da Radiocor, si afferma che le previsioni sul 2013, pur migliori rispetto ai numeri ormai di consuntivo del 2012, non sono tali da prospettare scenari positivi a breve con la conseguenza che 'il quadro atteso per il prossimo futuro rimane estremamente complesso e denso di sfide impegnative'.

Il segretario della Fabi aveva citato le stime Abi sul 2013 qualificandole come positive. Tra i numeri citati da Sileoni la stima di utile netto pari a circa 6,6 miliardi complessivi, numero in netto rialzo rispetto ai 4 miliardi di utili che si registreranno a consuntivo del 2012. 'Non vedo come si possa interpretare con ottimismo uno scenario in cui si prospetterebbe, per il 2013, un utile netto pari a circa 6,6 mi liardi' scrive Sabatini. 'Questo valore - aggiunge il direttore generale dell'Abi - implica un rendimento sul capitale proprio pari a solo l'1,7% (...).

Un rendimento del capitale proprio dell'1,7% e' ben lontano dai rendimenti minimi che gli azionisti richiedono per continuare a finanziarie le nostre banche, sia con riferimento allo scenario odierno, circa l'11%, sia rispetto alla media storica, circa l'8 per cento'. Solo a ottobre in un incontro con i sindacati la previsione, sottolinea Sabatini, era di un roe 2013 superiore al 2 per cento. Nella lettera il direttore generale dell'Abi ricorda quindi al responsabile del maggior sindacato autonomo di categoria la 'delicata fase' che banche e sindacati dovranno saper affrontare insieme nei prossimi mesi.

4. SPAGNA: BANKIA, ANCORA UNA VORAGINE. QUANDO GLI AIUTI NON BASTANO PIÙ
Wall Street Italia - Salvataggio o non salvataggio? La Spagna si appresta a chiudere un 2012 difficile senza aver risolto il dilemma su una possibile richiesta di aiuti all'Unione europea. Ma chi è in cerca di una risposta può già trovarla in realtà nelle stime per il 2013: parlano di un calo del Pil fino all'1,4% e soprattutto non lasciano intravedere la possibilità di una crescita economica fino al terzo o quarto trimestre dell'anno nuovo.

Sarà ancora una volta il bubbone finanziario esploso con lo scoppio della bolla immobiliare a turbare i sonni del premier Mariano Rajoy. Nel gruppo che controlla Bankia, Banco Financiero y de Ahorros, si è aperta una voragine. Ha un buco da 10,4 miliardi di euro, ha denunciato il Frob, il Fondo spagnolo per la ristrutturazione del sistema bancario, specificando che Bankia invece ha un deficit pari a 4,15 miliardi.

BFA e Bankia hanno già ricevuto qualcosa come 18 miliardi di euro di aiuti per ripianare il loro bilancio dissennato, elargiti dall'ESM, il fondo salva-stati dell'Ue. Gli ultimi dati denunciati dal Frob non cambiano secondo gli analisti di mercato il quadro, anzi saranno usati per determinare quanto capitale della banca è ancora nelle mani degli azionisti. La strada per l'aumento di capitale che partirà a breve e che verrà sottoscritto da Frob e ESM è segnata, ma non è chiaro se sarà abbastanza.

Dall'inizio della crisi, hanno denunciato fonti sindacali, in Spagna sono stati chiusi 4.587 sportelli bancari e il numero degli addetti è sceso da 135.415 a 104.504. Solo Bankia dovrà tagliare altri 5mila posti. Bruxelles per concedere 32,4 miliardi di aiuti (sempre dall'ESM) ha, infatti, imposto a Madrid ulteriori piani di ristrutturazioni nelle banche nazionalizzate. Ma la fine di questa agonia potrebbe non essere vicina.

5. ABERTIS, SACYR E ACS NELL'INGORGO DI MADRID
Da "Il Sole 24 Ore" - Nazionalizzate le banche, ora a Madrid è arrivato il turno delle autostrade. Non basta che il governo spagnolo sia dovuto intervenire con una bad bank per ripulire dagli immobili tossici i bilanci degli istituti di credito.

La bulimia delle costruzioni di cui si nutriva la Spagna fino a qualche anno fa rischia di provocare danni anche nel settore delle infrastrutture. L'ultimo allarme è stato lanciato da José Antonio López Casas, uno degli imprenditori autostradali attivi nella capitale iberica: o il governo interviene e nazionalizza la M-50, la tangenziale di Madrid, o si potrebbe innescare un effetto domino capace di far cadere molti concessionari autostradali di Spagna. A gestire l'anello viario intorno alla città, un gruppo di grandi firme (fra le altre Abertis, Sacyr e Acs oltre alla tormentata Bankia), costrette però a gettare la spugna e a portare i libri della società in tribunale a causa dei debiti e dei costi per gli espropri più alti del previsto.

Il problema è che non sono le uniche: le nove concessionarie nazionali vicine al fallimento avrebbero già generato un buco da 4 miliardi e, senza interventi - è la tesi di Lopez Casas -, le cose potrebbero andare anche peggio. Il problema sono le previsioni in crescita con cui si è costruito prima della crisi. Dati diventati del tutto irreali dopo lo scoppio della bolla del ladrillo e la recessione: con buona pace dei piani finanziari, infatti, il traffico automobilistico in molte arterie è inferiore del 30% rispetto al previsto. (G.Ve.)

6. INVESTITORI ASSOCIATI NOZZE IN VISTA TRA SGR
Da "Il Sole 24 Ore" - Sono stati tra i fondatori, in Italia, del private equity. I manager del fondo Investitori Associati (all'origine Dario Cossutta, Antonio Tazartes e Stefano Miccinelli) hanno vissuto l'epoca di grande crescita del settore: tra la fine degli anni 90 e gli inizi del 2000 sono stati capaci di ottenere rendimenti eccezionali per i loro sottoscrittori. A quei tempi, per fare un esempio, l'investimento in Seat Pagine Gialle, venduta a Telecom Italia, ha permesso di ottenere performance da capogiro: 240% per il secondo fondo di Investitori Associati e 110% per il terzo fondo.

Ma, come in tutte le vicende cicliche di finanza, arriva prima o poi l'epoca degli addii. La crisi ha infatti picchiato molto duro. Così dopo la diaspora degli scorsi anni che ha portato prima Miccinelli e poi altri noti gestori come Filippo Gaggini a lasciare la Sgr, anche in Investitori Associati i manager hanno dovuto prendere atto nella nuova situazione. Secondo quanto trapela da fonti finanziarie, Antonio Tazartes e Dario Cossutta sarebbero ormai convinti che non ci siano più le condizioni oggettive per la raccolta di un nuovo fondo di Investitori Associati. La Sgr continuerà comunque a gestire le aziende in portafoglio (Kedrion, Grandi Navi Veloci, Infa, Aspesi) in vista di una dismissione.

Ma sarebbe allo studio un rafforzamento della società attraverso l'apertura della compagine a nuovi soggetti, con una provata esperienza nel settore della finanza straordinaria. Al momento sarebbero in corso colloqui con diversi interlocutori. (C.Fe.)

7. ASIACELL SBARCA ALLA BORSA A BAGHDAD
Da "Il Sole 24 Ore" - La notizia finanziaria è di quelle che danno il segnale di un forte cambiamento in direzione della normalizzazione di un Paese particolarmente travagliato. L'irachena Asiacell ha annunciato che procederà a partire da 3 gennaio a quello che sarà il maggiore collocamento azionario iniziale mai avvenuto alla Borsa di Baghdad. L'intenzione è di rastrellare almeno 1,35 miliardi di dollari con l'offerta pubblica iniziale del 25% del capitale sociale: un test cruciale sulla fiducia degli investitori nella ripresa economica della nazione, affidato alla prima grande Ipo da quando gli americani cacciarono Saddam Hussein nell'ormai lontano 2003.

Asiacell - di cui Qatar Telecom controlla il 54% - afferma di avere il 43% del mercato della telefonia mobile, con 9,9 milioni di utenti. L'intero mercato azionario di Baghdad ha una capitalizzazione di poco più di 4 miliardi di dollari e potrebbe avere difficoltà ad assorbire una Ipo di tali dimensioni, tanto più dopo che due grandi banche internazionali, Morgan Stanley e Hsbc, hanno rinunciato al progetto di coinvolgersi nell'operazione, che sarà curata solo dal broker locale Rabee Securities (il che dovrebbe contribuire a limitare l'interesse di investori esteri).

Il prezzo minimo annunciato è apparso in linea con le aspettative, considerando che Qtel nel giugno scorso ha pagato 1,47 miliardi di dollari per far salire la sua partecipazione dal 30 al 54 per cento. Le azioni di Asiacell dovrebbero debuttare il 3 febbraio. (S.Car.)

 

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