LE PORTE GIREVOLI DELL’EURO: PER UNA LITUANIA CHE ENTRA NELLA MONETA UNICA, C’E’ UNA GRECIA IN USCITA? - L’INIZIO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI SYRIZA FA CAPIRE CHE ARIA TIRA: “POTREMMO NON PAGARE PIÙ UE, FMI E BCE”

Tonia Mastrobuoni per “la Stampa”

loredana de petris alexis tsiprasloredana de petris alexis tsipras

 

L’avvio della campagna elettorale greca è già caratterizzato da ricatti e bordate tali da far presagire che il duello tra i favoriti, il partito di sinistra radicale Syriza e i conservatori di Nea Demokratia, la formazione dell’attuale premier Antonis Samaras, sarà fino all’ultimo voto. Samaras è partito lancia in resta sostenendo nei giorni scorsi che il leader di Syriza Tsipras costringerà sostanzialmente il Paese a uscire dall’euro.

 

ANGELA MERKEL E SAMARASANGELA MERKEL E SAMARAS

Ma nelle ultime ore alcuni deputati della sinistra radicale, Yiannis Milios, Giorgos Balafas e Yiannis Tolios hanno fatto capire durante alcune apparizioni televisive che se Syriza dovesse andare al governo, potrebbe prendere in considerazione l’opzione di non restituire i debiti contratti con la Ue, il Fmi e la Bce, se le trattative con i partner europei dovessero fallire.

 

MERKEL SAMARAS MERKEL SAMARAS

«Nea Demokratia e Pasok (i due partiti attualmente al governo, ndr) hanno deciso di pagare. Noi diciamo che potremmo non pagare» ha dichiarato Milios, aggiungendo che «potremmo smettere di pagare perché negozieremo e diremo che questo programma di salvataggio non è sostenibile».

 

Una posizione, espressa in maniera simile anche da Balafas e Tolios, che secondo il sottosegretario Dimitris Stamatis «rivelano quanto Syriza ci ha nascosto sinora, ossia la decisione presa dal partito di smettere di pagare sia il debito sia gli interessi». Una mossa che «precipiterebbe immediatamente il Paese nel default e lo costringerebbe a uscire dall’euro».

MARIO DRAGHI ALLA BCE MARIO DRAGHI ALLA BCE

 

Il problema è anche che nell’incandescente clima pre elettorale si inseriscono inopportune voci dall’estero, com’è regolarmente avvenuto nelle ultime elezioni anticipate elleniche. Un importante esponente della tedesca Cdu, Michael Fuchs, ha avvertito Tsipras che «i tempi in cui eravamo obbligati a salvare la Grecia sono finiti. Non ci sono più appigli per ricatti politici. La Grecia non è più di importanza sistemica per l’euro».

 

Fuchs, per certi versi, ha ragione. Ma i suoi argomenti non fanno molto onore alla Germania. Primo, perché le banche tedesche, che all’inizio della crisi erano quelle in assoluto più imbottite di bond sovrani greci, se ne sono nel frattempo liberate. Ma salvando la Grecia nel 2010, la Ue ha salvato anche il sistema creditizio tedesco. Soprattutto, lo strumento deciso nel 2012 dalla Bce, molto avversato dalla Bundesbank, per proteggere i Paesi a rischio, lo scudo anti-spread Omt, costituisce un potente strumento anticontagio. Anche per il Paese di Fuchs.

GRECIAGRECIA

 

E mentre si torna a parlare ad alta voce di un rischio uscita dall’euro per Atene, ieri il diciannovesimo Paese ha fatto il suo ingresso nell’euro: la Lituania. Mario Draghi ha dato il benvenuto al Paese baltico che costituisce «un ulteriore allargamento dell’area della moneta unica». Il presidente della Bce ha voluto ricordare «le misure eccezionali affrontate in tempi difficili» da parte della Lituania «per raggiungere l’obiettivo dell’adesione all’euro».

 

SCONTRI AD ATENE SCONTRI AD ATENE

 

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