Si sa che Massimo D' Alema ha definito i giornalisti «iene dattilografe, anche se l'ex segretario del Pds e dei Ds, già presidente del Consiglio, fa parte della categoria: è iscritto all'albo dei giornalisti professionisti dal marzo del 1991 ed è anche stato direttore de «L'Unità».
Ma la sua simpatia per i cronisti, soprattutto per i più graffianti, non è mai stata grande. Baffino (anche detto Lider Maximo quando era auge) è stato tra i pochi politici a prendere di mira un vignettista. La «vittima» era Giorgio Forattini per una sua graffiante rappresentazione del caso Mitrokhin.
Adesso però D'Alema ha portato la battaglia ed è stato sconfitto in casa, attaccando direttamente i giornalisti dell'«Espresso», colpevoli a suo dire di un'inchiesta giornalistica in cui l'hanno associato agli appalti per la Tav di Firenze in modo non proprio gradevole.
Nell'articolo si parlava di «amici» di esponenti politici di sinistra «uniti per spartirsi tutto». D'Alema si è sentito offeso e ha querelato. Ma il giudice della sezione civile del tribunale di Roma, Marzia Cruciani, lo ha anche condannato al pagamento delle spese processuali nei confronti dell'«Espresso», dopo che il magistrato ha respinto l'azione di D' Alema contro il settimanale.