“QUANDO È SCOPPIATO IL METOO HO PENSATO CHE LA MIA VITA PARLA DA SOLA” – STEFANIA SANDRELLI: “NON SONO MAI SCESA NELLE PIAZZE, MA LA MIA VITA È QUELLA DI UNA DONNA FEMMINISTA E ANCHE DI PIÙ. ANCHE QUANDO MI SONO DENUDATA, L’HO SEMPRE FATTO PER UNA CAUSA, NE ‘LA CHIAVE’ C’ERA UN DISEGNO DI EMANCIPAZIONE DELLA PROTAGONISTA. CREDO NELLA VERITÀ DELLE TESTIMONIANZE, APPOGGIO LE DONNE CHE DENUNCIANO, AVREI FATTO LO STESSO. MA A ME NON È MAI TOCCATO. NESSUNO MI HA MAI MANCATO DI RISPETTO…”

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Estratto dell’articolo di Arianna Finos per “la Repubblica”

 

stefania sandrelli stefania sandrelli

Con Stefania Sandrelli non esistono interviste. L’attrice ti spalanca le porte del suo mondo vivo […]

 

Parlando di cinema le torna il sorriso?

«[…] È un peccato che i film fatichino così tanto, restino in sala un solo giorno… Le piattaforme per me sono una cosa nuova. In L’estate più calda interpreto un ruolo inedito, divertente, una signora che si occupa di dare da mangiare a dei lama, custodire e controllare ragazzi e ragazze che s’innamorano, sono in questa baraonda siciliana, un po’ ai margini. […] Era la mia prima piattaforma. Poi è arrivata la seconda, un ruolo più nutrito, con Christian De Sica, di cui non dico nulla».

 

stefania sandrelli stefania sandrelli

E poi c’è “Partenope”, il film di Paolo Sorrentino. Quando vi siete conosciuti?

«Abbiamo girato una scena in Questione di cuore di Francesca Archibugi, c’erano anche Virzì, Luchetti e Verdone. Poi ci siamo incrociati a cena e conosciuti meglio.

In ognuno dei suoi bellissimi film ho trovato momenti magici. […] Ricordo che ero ospite per un premio in un albergo, sapevo che il giorno dopo in quella stanza ci sarebbe stato Harvey Keitel.

 

Gli ho lasciato una lettera per dirgli che non lo avevo mai visto intenso e commovente come in Youth. Paolo è venuto a casa mia per parlarmi del ruolo, quello di una donna della mia età, qualcosa di speciale che mi commuove, specie nel lungo monologo. Mi ha mandato tre versioni del copione, divorate sempre più velocemente. Un film bellissimo, realisticamente surreale, che sposo in pieno».

 

stefania sandrelli e catherine spaak io sono curiosa stefania sandrelli e catherine spaak io sono curiosa

Racconta la storia di una donna, nata nel 1950, intrecciata con quella di Napoli.

«Per ora nella città abbiamo girato solo le scene ambientate durante la festa per lo scudetto. Ho il terrore dei petardi, della folla, sono una fifona. Ricordo un set con Monicelli in Africa, mi rifiutai perfino di andare in un quartiere. Ma è stato bello vedere una città così piena di gioia. Ho sempre avuto una sensibilità napoletana, sono quelle le canzoni che ho nel cuore e canto ancora. E poi, sarò prosaica, ma le sfogliatelle? Tre volte ho giurato di portarle a casa ma c’erano chilometri di fila in pasticceria, alla stazione. […] Il film attraversa tante epoche, ci sono file di costumi pazzeschi. In uno degli uffici ho fatto l’audizione, Paolo mi ha detto “mi hai emozionato”. […]».

stefania sandrelli una donna allo specchio stefania sandrelli una donna allo specchio

 

Che punto è?

«Penso tanto al mio cinema, che oggi sento moribondo. Ma anche a me stessa, a chi sono e a chi sono stata. Con Giovanni siamo legati, parliamo tanto. Gli ho detto: quando a volte urlo, strepito, combatto, anche con questo condominio — non è la mia natura e non voglio farlo più — è perché non sopporto che mi si manchi di rispetto. Dal lontano 1961, dal mio primo film, Divorzio all’italiana per cui son venuta a Roma a fare il provino, sono andata avanti come una donna sola, lo sono sempre stata. I film mi hanno formato, dato consapevolezza: ho capito che questo rispetto lo esigo da tutti perché me l’ha dato il cinema».

 

È una donna sola che ha attraversato 60 anni di cinema.

stefania sandrelli una donna allo specchio. stefania sandrelli una donna allo specchio.

«Quando è scoppiato il MeToo ho pensato che la mia vita parla da sola. Non sono mai scesa nelle piazze, ma la mia vita è quella di una donna femminista e anche di più. Anche quando mi sono denudata, l’ho sempre fatto per una causa, nella Chiave c’era un disegno di emancipazione della protagonista. Credo nella verità delle testimonianze, appoggio le donne che denunciano, avrei fatto lo stesso. Ma a me non è mai toccato. Nessuno mi ha mai mancato di rispetto […]  […]».

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