COM’È MORTA DAVVERO PATRIZIA NETTIS? - PER I PM CHE HANNO CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE DELL’INCHIESTA, LA GIORNALISTA PUGLIESE, TROVATA IMPICCATA A UN LENZUOLO LO SCORSO ANNO, SI È SUICIDATA. MA LA FAMIGLIA NON LA PENSA COSÌ E CHIEDE LA RIESUMAZIONE DEL CORPO – LA LITE TRA IL SINDACO DI FASANO, FRANCESCO ZACCARIA (NON INDAGATO), E L’IMPRENDITORE ACCUSATO DI ISTIGAZIONE AL SUICIDIO: ENTRAMBI AVEVANO AVUTO UNA STORIA CON PATRIZIA, E LA SERA DELLA MORTE…

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Estratto dell’articolo di Cesare Bechis per il “Corriere della Sera”

 

patrizia nettis patrizia nettis

Dopo tredici mesi il caso di Patrizia Nettis, la 42enne trovata impiccata ad un lenzuolo la mattina del 29 giugno 2023 nella sua casa nel centro storico di Fasano, è chiuso. Almeno per la Procura di Brindisi. La giornalista, responsabile dell’ufficio comunicazione del Comune, sportiva praticante di nuoto e corsa, mamma di un ragazzino di 10 anni, si è suicidata.

 

Sulle cause del suo decesso, per gli inquirenti brindisini, non ci sono dubbi né misteri: Patrizia Nettis si è tolta la vita intenzionalmente. A questa conclusione è arrivato il pm Giovanni Marino che ha presentato al gip la richiesta di archiviazione […].

 

FRANCESCO ZACCARIA FRANCESCO ZACCARIA

«I pubblici ministeri e il gip — è l’immediata reazione di Vito Nettis, papà di Patrizia, affiancato dalla moglie Rosanna — possono decidere quello che ritengono più opportuno, ma questa indagine per noi familiari sarà sempre approssimativa, perché carente dell’autopsia e delle indagini scientifiche sui vestiti, sul lenzuolo e sul luogo dell’incidente, ambiente che non è stato preservato e analizzato in nessuna maniera».

 

Nell’inchiesta compariva un solo indagato, un imprenditore accusato di istigazione al suicidio e stalking, mentre il politico Francesco Zaccaria, sindaco di Fasano, fu ascoltato come persona informata dei fatti. Sono le due persone che, in tempi diversi, hanno avuto una storia sentimentale con la giornalista e che la sera del 28 giugno, poche ore prima che Patrizia Nettis morisse, avevano tentato di spiegarsi tra loro, ma in modo così brusco che quando la donna rientrò nella sua abitazione i vicini di casa a Fasano la sentirono gridare in piena notte: «Mi hai rovinato la vita».

 

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Poi i due uomini in chat, dall’1.30 alle 3.40 si scambiarono circa 400 messaggi pieni di espressioni sessiste e di minacce nei confronti della donna. Gli inquirenti non hanno mai accolto le istanze di riesumazione della salma chiesta dalla famiglia per procedere all’autopsia, persuasi che l’esame autoptico avrebbe potuto rivelare aspetti in grado di smentire la tesi del suicidio, alla quale la famiglia non ha mai dato credito […].

 

Adesso l’avvocato Castellaneta […] ha trenta giorni di tempo per […] decidere se presentare al gip opposizione al provvedimento. Il giudice dovrà decidere se archiviare o dare seguito alle indagini.

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